22/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Vazquez punta sulla riconciliazione con i militari della dittatura, ma scatena forti contestazioni
Una stretta di mano scatena il caos. La giornata del “Nunca Mas”è da sempre un momento sacro per l'Uruguay. È il giorno in cui si commemorano le vittime della dittatura, in cui si ricordano i loro volti, se ne pronunciano i nomi, nell'intento di non dimenticare affinché Mai Più si ripeta quell'orrore. E così avrebbe dovuto essere anche quest'anno, se non fosse che il presidente della repubblica, Tabaré Vazquez, ha deciso di dare a quella giornata un fine ancora più alto: perdonare. Ma in un paese dove solo trent'anni fa 400 mila cittadini vennero esiliati, oltre 20 mila imprigionati e alcune centinaia scomparvero, e dove nessun generale è stato ancora giudicato, il perdono suona alquanto prematuro, specialmente adesso che sta per essere varata una legge "colpo di spugna" che metterà sullo stesso piano vittime e carnefici.

Manifestazione con striscione 'Mai più'Atto simbolico. Così, il 19 giugno, giorno della nascita dell'eroe nazionale José Gervasio Artigas, il capo di Stato ha pensato bene di includere nella consueta cerimonia d'onore un gesto di riconciliazione con Pedro Bordaberry, uno dei figli di Juan María Bordaberry, che guidò il governo dal '72 al '73, e dopo il colpo di stato militare continuò a comandare fino al '76, anno in cui fu espulso dallo stesso esercito. Un uomo-simbolo di dolore e morte, dunque, che adesso è in carcere, nonostante i suoi 80 anni, in attesa di giudizio per la sua responsabilità nel sequestro e nella sparizione di 14 oppositori politici.

Reazione. Un gesto questo che ha provocato la reazione di migliaia di persone, in gran parte simpatizzanti della sinistra, quindi della coalizione guidata proprio da Vazquez, che ha gridato a gran voce “mai ci sarà riconciliazione, tanto meno per decreto presidenziale”. Al, “mai più fratello contro fratello” del presidente, hanno risposto “mai più terrorismo di stato”, mostrandosi su posizioni per ora inconciliabili. E si è trattato di una protesta che ha riempito le strade di manifestanti e bandiere, cartelli e striscioni, e che ha dimostrato come l'Uruguay non sia ancora pronto per un passo così grande. È ancora tutto troppo fresco, troppo vicino. Non è passato ancora abbastanza tempo, né è stato fatto tutto quello che era possibile fare per sapere la verità. Prima la verità, poi la riconciliazione, sembrano gridare gli uruguaiani.

Manifestante contro la legge della caducitàCritiche. E, prevedendo contestazioni, il governo, per non trovarsi nella stessa situazione scatenata dalla visita di George W. Bush a Montevideo, ha mobilitato una marea di poliziotti in tenuta antisommossa, diventati poi il bersaglio della rabbia dei manifestanti: lancio di uova, palloncini pieni di vernice e cori vari hanno travolto gli agenti, trincerati dietro a caschi e manganelli.
L'appuntamento così tanto voluto da Vazquez è stato duramente criticato anche dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani, che hanno partecipato vivacemente alla marcia per le strade della capitale. E ha convinto poco anche gli ex presidenti Julio María Sanguinetti (1895 – 1990, 1995 – 2000), Jorge Batlle (2000-2005), del Partido Colorado (lo stesso di Bordaberry junior), e Luis Alberto Lacalle (1990 – 1995) del partito Nacional o Blanco.

La cerimonia. A mezzogiorno in punto, nonostante l'atmosfera di tensione, il mausoleo di Artigas di piazza Indipendenza si è trasformato nel teatro del discusso evento: figure del governo, dell'esercito, e dell'opposizione si sono incontrati, testa alta e occhi negli occhi. Fra le fila dell'Esecutivo, anche José Mujica, adesso ministro dell'Agricoltura, ma allora valente capo guerrigliero. Strette di mano, sorrisi e via a passo levato. Solo Jorge Larrañaga ha voluto commentare le contestazioni: “Se non possiamo incontrarci per risolvere questioni aperte che risalgono a 30 anni, dobbiamo rimandare di altri trenta anni la costruzione del nostro futuro”. Poi ha aggiunto: “Anche oggi c'è violenza nel nostro paese: i bambini chiedono l'elemosina per le strade”.

Manifestanti mostrano i volti dei desaparecidosPrematuro. Un evento che arriva sulla scia del progetto legge voluto dall'opposizione e accettato dalla maggioranza, che mette sullo stesso piano vittime e carnefici. È al vaglio del Congresso, infatti, una legge che prevede indennizzi sia per militari e poliziotti sia per i familiari dei desaparecidos. Tutto in nome della necessità di riconciliazione nazionale. E anzi, nella lista delle persone da risarcire ci sarebbero 66 esponenti della dittatura e solo 26 famiglie su 200 scomparsi. E in più, senza il minimo accenno a quello che le Nazioni Unite definiscono risarcimento integrale, ossia verità e giustizia. La maggioranza del paese ha dichiarato il suo no al voltare pagina quando ancora gli ufficiali si rifiutano di svelare i luoghi dove sono sepolti i resti dei loro cari, nella speranza di depistare fino a logorare l'opinione pubblica. E in un paese dove la legge “de caducidad” la fa ancora da padrone, quella di Vazquez appare una missione impossibile.
 

Stella Spinelli

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