“Il consiglio dei ministri ha
esaminato e approvato due decreti presidenziali, relativi
all'istituzione di un'Accademia algerina della lingua Amazigh e di un
Alto Consiglio della lingua Amazigh”. Con questa nota, il governo
di Algeri ha comunicato che, mercoledì 20 giugno 2007, ha reso
operativo uno degli accordi presi con la minoranza berbera della
Cabilia, dopo le violenze del 2002.
La dignità delle parole.
Dopo cinque anni, è stata così mantenuta la promessa di
sostenere la dignità della lingua dei berberi, appunto
l'Amazigh, che si parla in Algeria già dall'epoca preislamica,
prima cioè dell'arabizzazione e dell'islamizzazione del paese.
La questione della lingua per la minoranza berbera è centrale,
perché rappresenta l'identità stessa della popolazione,
concentrata in massima parte nella regione montuosa della Cabilia,
nell'Algeria settentrionale. L'Accademia sarà, secondo quanto
dichiarato dal governo, “un'istituzione nazionale di natura
scientifica e culturale”, e questo sembra sottolineare come si
voglia sostenere la cultura berbera in quanto patrimonio di tutto il
paese e non solo di una minoranza. L'Accademia e il Consiglio saranno
sotto il diretto patrocinio del Presidente della Repubblica, sintomo
questo d'importanza ma anche di controllo, in quanto è ben
nota la vena indipendentista e lo spirito ribelle dei berberi. Il
cammino intrapreso nel 2002, con la revisione costituzionale che
definiva la lingua berbera lingua nazionale assieme all'arabo, è
completato con l'istituzione di due centri culturali di alta qualità.
Un diritto riconosciuto.
L'emendamento costituzionale arrivò dopo un anno di scontri e
manifestazioni in Cabilia, dove i berberi fronteggiavano la polizia e
l'esercito algerino in un clima di tensione crescente, tra l'aprile
2001 e il marzo 2002, dopo la morte di uno studente cabilo,
Massinissa Guermah, ucciso nella stazione di polizia di Beni Douala,
nei pressi di Tizi Ouzou, principale centro della Cabilia.
Scoppiarono una serie di moti di protesta che a un certo punto
sembravano il prologo di una vera e propria insurrezione
generalizzata. Quella stagione è passata alla storia come 'la
primavera nera' della Cabilia, e i militari non esitarono a sparare
contro manifestanti disarmati, uccidendone un numero ancora
imprecisato (secondo fonti berbere più di cento).
Alla fine la violenza si è
fermata, anche grazie alla promessa del presidente algerino Abdelaziz
Bouteflika d'impegnarsi in una serie di riforme per rendere la giusta
dignità alla lingua e alla cultura berbera in Algeria. Dopo
cinque anni, durante i quali non tutte le ferite si sono rimarginate,
è comunque positiva la decisione del governo d'istituire due
centri d'eccellenza per la lingua berbera, cominciando dal rispetto
dell'idioma per arrivare alla parità di diritti dei berberi
in Algeria.
Ch.E