Il sorpasso era nell'aria, ma in pochi se lo aspettavano così presto. Sull'onda
della sua inarrestabile ascesa economica, la Cina è già diventata il Paese più
inquinante del mondo, spodestando gli Stati Uniti. Secondo un rapporto dell'Agenzia
olandese per il controllo del clima, l'anno scorso la Cina ha prodotto 6,2 miliardi
di tonnellate di anidride carbonica (+ 8,7 percento in un anno), considerata la
principale responsabile del riscaldamento del pianeta, mentre gli Usa si sono
fermati a 5,8 miliardi. Previsto inizialmente nel giro di un decennio, poi prima
del 2010 e infine entro quest'anno, il balzo in avanti cinese ripropone l'esigenza
del contenimento dei gas serra, dopo che nelle scorse settimane il vertice in
Germania dei maggiori paesi industrializzati ha portato solo a vaghi impegni in
questo senso.
I dati. Spinta da una crescita economica che da un decennio si aggira intorno al 10 percento
annuo, la Cina ha visto aumentare esponenzialmente anche il suo bisogno di energia.
Solo nell'ultimo anno, il Paese ha aggiunto alla rete elettrica una quantità di
energia pari a quella dell'intera Gran Bretagna. Si calcola che, nel 2020, i consumi
energetici cinesi saranno il doppio rispetto a quelli di oggi. Con scarse riserve
di gas e petrolio, la Cina sta puntando forte sul carbone, che possiede in abbondanza
(13 percento del totale mondiale). Nei prossimi otto anni, verranno costruite
oltre 550 centrali elettriche a carbone, più di una a settimana, che si aggiungeranno
alle circa 2.000 già esistenti. Il boom del carbone ha un costo umano: nelle 21.000
miniere cinesi, stimolate a produrre senza preoccuparsi troppo delle condizioni
di sicurezza, muoiono quasi 4.000 lavoratori all'anno. Ma il costo è anche ambientale,
perché l'economico carbone è il combustibile fossile più “sporco” che esista.
L'incredibile sviluppo nel settore delle costruzioni – la Cina produce il 44 percento
del cemento mondiale – è anche un'enorme fonte di emissioni nocive.
Accuse reciproche. Paese firmatario del protocollo di Kyoto sulla riduzione di gas inquinanti, ma
inserito nella fascia Non-Annex I (quella dei paesi in via di sviluppo), la Cina
non è tenuta a rispettare nessuna soglia di emissioni. E questo per gli Stati
Uniti, che quel trattato non l'hanno ratificato, rappresenta un problema e al
tempo stesso una scusa per evitare di sottoscrivere accordi di riduzione dei gas
serra. Un'intesa globale sul clima deve includere anche Cina e India, sostengono
gli Usa: che senso ha limare la quantità di emissioni prodotte, dice Washington,
se in questi paesi l'inquinamento cresce a tassi vertiginosi? Ma la Cina risponde
facendo notare che le sue emissioni pro-capite sono un quinto di quelle statunitensi,
e che non è giusto frenare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo.
Iniziative per la riduzione dei gas serra. Comunque sia, Pechino sta iniziando ad affrontare il problema dell'inquinamento,
che già affligge diverse città cinesi. A parte iniziative pittoresche, come quella
annunciata oggi dell'addestramento di “sniffatori professionisti” da sguinzagliare
intorno alle fabbriche di Guangzhou, con l'obiettivo di identificare i gas illegali,
il Paese ha appena presentato un piano per ottenere entro il 2010 il 10 percento
della sua energia da fonti rinnovabili. Sono già in programma nuove centrali idroelettriche,
nonché quattro reattori nucleari, ma nuove risorse verranno anche dedicate all'energia
solare e a quella eolica. C'è anche il progetto di estendere le foreste, fino
a coprire il 20 percento del territorio nazionale.
La nuova frontiera. Inoltre, come concesso dal protocollo di Kyoto, la Cina è diventata anche il
nuovo eldorado per i progetti di riduzione delle emissioni. Le aziende occidentali,
tenute a rispettare i nuovi parametri ambientalisti, hanno l'opzione di limitare
le emissioni nocive nei paesi in via di sviluppo, a un costo minore di quanto
dovrebbero sostenere a casa loro. In Cina stanno così spuntando centinaia di progetti
per l'energia rinnovabile, sviluppati con soggetti cinesi e capitale straniero.
“Il governo sta agevolando in tutti i modi l'afflusso di questa massa di denaro,
conscio che il settore agevolerà lo sviluppo del paese”, confida a PeaceReporter un operatore italiano che lavora per un'azienda di emission-trading a Pechino.
Temperatura in salita. Comunque sia, un'iniziativa globale sulla riduzione dei gas nocivi è sempre
più urgente. “Dobbiamo far scendere le emissioni entro 10-15 anni”, spiega al
telefono Stefan Rahmstorf, un climatologo tedesco dell'università di Potsdam.
“Se non lo faremo, avremo pochissime possibilità di contenere il riscaldamento
globale entro i due gradi, rispetto alla temperatura media dell'epoca preindustriale:
una soglia che, se oltrepassata, porterebbe a un disastro”. Dato che nella corsa
verso i due gradi siamo già a un più 0,8, e che se la concentrazione di gas serra
nell'atmosfera resterà la stessa la temperatura salirà comunque di un altro mezzo
grado, il tempo stringe.