Intervista con un 'desaparecido' sopravvissuto a sette anni di repressione e cinque campi di tortura
scritto per noi da
Gian Luca Ursini
“E’ arrivata la legna, Flaco, me voy, non reggo più questo lavoro di merda alla
Esma…”
“Che vuol dire che è arrivata la legna?”
“Non ne hai sentito mai parlare? Vi bruciano, Flaco, come gli ebrei in Germania…”
“Ma che stai raccontando? non ci credo alle bufale che vai cianciando, guardia!
Sei un ragazzino di un campo illegale di un regime illegale che prova a mettermi
paura! Io non ho visto bruciare nessun desaparecido qui alla Esma!”
Rifugiato dall’odio.. Purtroppo allora, in quel maggio dell’80, Mario ‘
el Flaco’ Villani aveva torto.
Di ritorno dalla sua prima settimana di ‘permesso’ dopo quattro anni di ‘Sparizione’
programmata in 5 diversi centri clandestini, non aveva voluto credere ai racconti
del secondino con cui aveva fatto amicizia; Jorge era un ragazzo fresco di licenza
liceale che aveva preso gusto a confidarsi con un accademico di Fisica sui suoi
sogni di carriera, anche se il ‘Profesòr’, gli era stato detto, era un pericoloso cospiratore politico.
‘El Flaco’ Villani è ora un tranquillo signore di 68 anni, un ex professore universitario
di Fisica che lascia trascorrere la vita da pensionato a Miami. Un rifugiato politico
atipico, che PeaceReporter ricorda nella giornata Mondiale del Rifugiato, con questo suo memoriale, raccolto
nei giorni del processo di Roma per i crimini della Esma. Un uomo che ha deciso
di lasciare in Argentina i fantasmi delle sue detenzioni, l’odio, e stemperarlo
al calore equatoriale della Florida.
..che non lo abbandona mai. Se non fosse per l’occhio sinistro, infossato nel cranio dalle botte subite
durante le torture dei
represores argentini, non si direbbe che questo ex militante ‘Montonero’ della sinistra
peronista, sia sopravvissuto a 5 centri di Detenzione: tra questi anche il ‘Garage
Olimpo’ raccontato nel film di Mario Bechis, che ha richiesto Villani come consulente..
Parecchi sono i sopravvissuti ai Campi, ma pochissimi possono raccontare di aver
attraversato da ‘occultato’ tutti gli anni della dittatura: Villani fa parte del
5% di sopravvissuti tra i ‘
desaparecidos’ rapiti prima del ‘79..
Un uomo che voleva superare gli anni dell’odio, ma è stato costretto a rivivere
quell’orrore guardando sui giornali le foto dei torturati a Guantanamo, nei Caraibi,
e ad Abu Ghraib, in Iraq.
Villani, accademico e scienziato, viene prelevato sul portone della sua Università
nella capitale federale dalla solita Ford Falcon il 13 novembre 1977. Tornerà
definitivamente in libertà, ‘riabilitato’ secondo la ‘Junta’ militare al potere, nell’agosto 1981.
Traslochi da desaparecido. “Mi ricordo che dopo un periodo in una regolare caserma, mi fecero scomparire
nel campo denominato ‘Club Atletico’ in novembre’” ha ricordato Villani nel suo
passaggio romano, da testimone nel processo ‘Esma’ della Procura capitolina contro
cinque represores. “Ma avevano problemi: in dicembre il Club Atletico era già
‘bruciato’. Gli attivisti dei diritti umani lo avevano scoperto. Lo demolirono,
e io feci da facchino nel trasloco delle masserizie in un campo provvisorio della
Polizia municipale vicino il Teatro Colòn.. Lì abbiamo atteso che costruissero
Garage Olimpo. Questa è stata la mia salvezza, perché chi veniva ‘sottratto’ prima
del ’79, è stato calcolato, aveva in media 45 giorni di vita.. io non sono stato
‘traslocato’, ossia ucciso, come gran parte dei miei compagni, nel passaggio da
un campo all’altro.. Il fatto di poter riparare per i ‘
represores’ tutti gli apparati elettronici che rubavano ai
desaparecidos come bottino di guerra, è stato uno dei motivi per i quali mi han tenuto in
vita.
Nel 1979, l’Accademia dei Fisici ottenne mie notizie e chiese di me al Governo.
Non potevo restare all’Olimpo. In più, l’arrivo alla guida della Giunta militare
di Leopoldo Galtieri, in sostituzione di Jorge Videla, aveva fatto saltare i nervi,
e i progetti, ai repressori, che consideravano questo generale dell’Esercito una
‘colomba’ nel regime.
Venne creato un campo temporaneo a Quilmes, segreto allo stesso regime.
AAA Gruppo Tortura Offresi. Sono cose buffe di quegli anni, a ripensarci; i ‘Falchi’ crearono un campo segreto
agli altri cospiratori di un piano segreto.. E stavano cercando nuovi sponsor
politici. Era come se avessero messo un annuncio sul giornale: “AAA offresi gruppo
di tortura”. Il bello è che noi prigionieri eravamo loro garanzia e curriculum..
ironico, no? Ogni tanto passava di lì un generale, a vedere se poteva trovare
fondi per far andar avanti il campo clandestino.. Come la visita di Camps, capo
della Polizia di Buenos Aires. Ma alla fine dovettero arrendersi alla realtà:
il regime era diventato meno cruento. Mi sistemarono alla Esma, che era ormai
un campo semiclandestino, dopo ripetute pressioni dei media e della mia famiglia,,
da lì iniziai un percorso di ‘riabilitazione’ secondo i militari, per il quale
potevo uscire per brevi periodi, fino alla liberazione definitiva, dopo 5 anni
di detenzione.. Ma non dimenticherò mai le parole di quel ragazzino.
In seguito ho visto i cadaveri dei nostri compagni di prigionia.. Non li buttavano
più in pieno oceano. Aveva ragione il secondino: ho visto pile di cadaveri bruciati,
come fossero stati tirati fuori da un forno, nel campo di calcio della Esma”.