La sentenza d'ergastolo contro gli ufficiali argentini, torturatori: "Un genocidio aprrovato dagli Usa nel silenzio della Chiesa cattolica"
scritto per noi da
G. L . Ursini
“Un genocidio, il peggior massacro nella storia Argentina, nato nel contesto
della guerra fredda, con l’appoggio diplomatico degli Stati Uniti e nel silenzio
assoluto della Chiesa Cattolica”; così risulta agli atti della Corte d’Assise
di Roma, seconda Sezione, Presidente Mario Lucio D’Andria, oggi 20 di giugno 2007.
Per la prima volta. E’ la prima volta che un tribunale qualifica come ‘genocidio’ il massacro argentino
di 30mila e passa oppositori o supposti tali dalla dittatura militare. Nemmeno
la sentenza del
Tribunale di Madrid dell’aprile 2005 contro Alfredo Scilingo, il colonnello della Marina di Buenos Aires che ammise i ‘voli della morte’era
arrivata a tanto; una sentenza che comminò al reo confesso centinaia d’anni di
carcere su richiesta del giudice Baltazar Garzòn, ma non aveva dato questa definizione,
storica e morale.
A due
mesi dalla condanna del 14 marzo all'ergastolo per gli ufficiali militari argentini Jorge Acosta detto ‘
El Tigre’, Alfredo Astiz detto ‘
Angel de la muerte’, Jorge Vildoza, Antonio Vanek e Hector Febrès, la corte di assise di Roma ha
pubblicato oggi le motivazioni di quella sentenza che perseguiva alcuni degli
aguzzini della Scuola di Meccanica dell’Esercito, la ‘
Esma’, dove venivano torturati i ‘desaparecidos’, perseguitati dal regime
instaurato nel marzo ’76. Il tribunale romano aveva istruito il processo per la scomparsa dei cittadini
italiani Maria Aieta Gullo, Giovanni Pegoraro e di sua figlia Susana.
Giudizio morale e storico. “Le prove raccolte abbondantemente permettono di accreditare giudizialmente
quello che già si conosceva storicamente: tra il ’76 e l’83 s’instaurò in Argentina
una feroce dittatura militare che, col pretesto di contrastare la guerrilla e frenare la diffusione delle idee marxiste, ha portato a termine un vero e
proprio genocidio” è l’incipit della sentenza che aveva già disposto in contumacia
il carcere a vita per i cinque aguzzini della Esma.
“E’ una sentenza che non ha nulla di giuridico, come non è giuridica la definizione
che dà di quel periodo storico – spiega a PeaceReporter Jorge Ithurburu, argentino
che vive in Italia, animatore del Comitato Promotore del Processo ‘Esma’ – Che
sia stato il peggior massacro della storia dell’Argentina si sapeva, e questo
giudizio va considerato storico e morale. Per noi promotori, come per gli avvocati
GianCarlo Maniga e Marcello Gentili di parte civile, va considerata un’ottima
sentenza dal punto di vista letterario e pedagogico, che adesso proveremo a far
leggere nelle scuole; è un’ottima cronaca del processo, che ha ripercorso storicamente
quegli anni terribili che abbiamo vissuto”. Adesso ci proverà l’associazione dei
parenti delle vittime ‘24 marzo’, (sito accessibile per le cronache complete del
processo) a portarla a conoscenza degli studenti negli istituti italiani.
Connivenze, tra Washington e Vaticano. Nelle 96 pagine delle motivazioni viene minuziosamente ricostruito lo sfondo
storico e sociale dell’America Latina degli anni di Allende e Pinochet e del ‘Piano
Condor’ di autodifesa dal marxismo sponsorizzato dal Pentagono per i paesi del
Cono sud latinoamericano.
In questa opera quindi anche narrativa, come dicono gli stessi estimatori del
lavoro dei giudici, si affrontano anche i capitoli del
silenzio imbarazzante che l’Italia dedicò in quegli anni a questa tragedia e di come la Chiesa Cattolica osservò il silenzio su vicende
che i cardinali locali conoscevano perfettamente, come riportato
nel libro di Horacio Verbitski ‘L’isola del Silenzio’ , acquisito agli atti dai giudici della Corte. “Gravi decisioni da parte del
Vaticano e della gerarchia ecclesiale argentina” riporta il testo; su ottanta
vescovi della
Conferencia Episcopal, “solo quattro, di cui uno morto in un misterioso incidente d’auto, si espressero
apertamente contro la dittatura”.
Espressioni di giubilo vengono dai quattro angoli della terra da ex-desaparecidos
o loro familiari, che ‘PeaceReporter’ ha intervistato negli anni passati, dalle
'Madres de Plaza de Mayo' a
Vera Vigevani Jarach o Mario ‘El Flaco’ Villani (Foto scattate da Maurizio Mirrione nell’aula del
processo); Villani aveva dichiarato a PeaceReporter di “aver già vissuto gli orrori
del carcere iracheno di AbuGhraib: erano le sevizie che i nostri torturatori riservavano
a noi desaparecidos”…