20/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Chiquita torna sul banco degli imputati. Le vittime del paramilitarismo vogliono soldi e la multinazionale si difende
“Respingiamo categoricamente queste affermazioni e ripetiamo che Chiquita e i suoi dipendenti sono vittime, e che le azioni messe in atto dalla società in ogni momento erano motivate per proteggere la vita dei dipendenti e delle loro famiglie”. La Chiquita Brands torna sul banco degli imputati per aver versato ingenti somme ai gruppi armati colombiani durante gli anni della sua permanenza in Colombia, dal 1997 al 2004. Dopo aver pagato 25 milioni di dollari di multa, adesso la multinazionale dal bollino blu è stata citata in giudizio dai familiari delle vittime della violenza nella regione dell'Urabá per aver “contrattato, armato e/o diretto gruppi terroristi che utilizzarono la violenza estrema, la morte, la tortura, la detenzione per azzittire individui che credevano potessero interferire con le operazioni dell'accusato (Chiquita, ndr) in Colombia”. Così riportava il quotidiano di Bogotá El Tiempo, in un articolo del 7 giugno, che citava “in esclusiva” la domanda ufficiale presentata dagli avvocati Terry Collingsworth, dell'International Rights Advocates, Paul Wolf, avvocato per i diritti umani, e Bob Childs, legale dell'Alabama.

Banane ChiquitaLa difesa. “L’articolo de El Tiempo ha dato grossolanamente una versione errata dei pagamenti fatti da Chiquita in Colombia – ha raccontato a Peacereporter Luciana Luciani, della Chiquita Italia Spa - La società è stata costretta a eseguire tali pagamenti a organizzazioni paramilitari di destra e di sinistra per proteggere le vite dei dipendenti in un momento in cui erano frequenti sequestri e omicidi e le autorità governative non erano in grado di dare sicurezza e protezione”. Parole che contrastano con quanto dichiarato dagli avvocati dell'accusa e pubblicato sul giornale colombiano: “I pagamenti fatti alla Auc (Autodifesa unita della Colombia, ndr) furono autorizzati da alti funzionari dell'impresa e registrati nei suoi libri contabili come pagamenti per la sicurezza. Questo denaro ha finanziato le Auc sin dai suoi esordi, e questo fa di Chiquita uno dei padri finanziatori di questo gruppo”.

Salvatore MancusoAccusa. Quindi El Tiempo ha fatto riferimento anche a Salvatore Mancuso, il fondatore del gruppo paramilitare: “In una recente dichiarazione giurata Mancuso ammette di aver ricevuto questi pagamenti”. Ma anche su questo punto, Chiquita ribatte: “Nel suo rapporto su questa materia, il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha dichiarato: 'Castaño (leader AUC) ha mandato un messaggio tacito, ma esplicito, asserendo che la mancata esecuzione di questi pagamenti avrebbe potuto causare danni fisici al personale e al patrimonio della Banadex (sussidiaria colombiana di Chiquita). Certamente, negli anni ’90, era diventato sempre più difficile proteggere i nostri lavoratori e le loro famiglie. Sono centinaia gli attacchi documentati da parte dei gruppi di sinistra e di destra, e tra questi, nel 1995, il massacro di 28 dipendenti di Chiquita a cui era stata tesa un’imboscata sul pullman mentre andavano al lavoro, e nel 1998, l’uccisione a sangue freddo di due dei nostri lavoratori in una piantagione mentre i loro colleghi erano costretti a guardare”.

Militare colombiano, Foto di Matt ShonfeldL'ultima parola. “Poiché le condizioni di sicurezza nelle zone agricole erano andate deteriorandosi, nonostante gli sforzi del governo centrale per proteggere i cittadini colombiani dagli attacchi di questi gruppi paramilitari – aggiunge la multinazionale a PeaceReporter - la nostra società si è vista costretta a eseguire i pagamenti per salvaguardare i propri dipendenti. E’ assolutamente falso sostenere che questi pagamenti sono stati fatti per qualsiasi altro scopo. Chiquita è stata vittima di estorsioni in Colombia, ma non permetteremo di trasformarci in vittime di estorsione anche negli Stati Uniti. Ci difenderemo vigorosamente da qualsiasi accusa priva di senso”.

Stella Spinelli

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