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Crisi. Dalla
benzina al pane, dai generatori di corrente all'olio da cucina, nello
Zimbabwe manca tutto. I pochi generi che arrivano nel Paese o sono
razionati o costano troppo per una popolazione che ha visto i propri
stipendi polverizzati dalla crisi economica. Ed è proprio per
questo che i gruppi della diaspora si sono organizzati per assistere
i propri compatrioti. Il sito Mukuru.com, creato da otto Zimbabwani
che vivono in Gran Bretagna, dà la possibilità di
comprare alcuni generi di prima necessità (carburante in
primis) e di pagare online. Appena il pagamento viene effettuato, il
beneficiario in patria riceve un sms con un codice, con il quale si
presenta in un ufficio della capitale Harare per ritirare un voucher
che gli permetterà di fare il pieno. Un sistema ben congegnato
ma appena agli inizi, e che per questo offre una gamma limitata di
prodotti disponibili. Ma che è comunque una boccata d'ossigeno
per l'economia del Paese.
Telefoni. In
Africa, il cellulare è uno strumento di fondamentale
importanza, perché sopperisce alla mancanza di infrastrutture
nel settore della comunicazione. Data la scarsità di reti di
telefonia fissa efficienti, sia le linee telefoniche che la
penetrazione di internet all'infuori delle grandi città
conoscono non pochi ostacoli. Superati in parte grazie all'uso
massiccio di cellulari, che vengono utilizzati, tra le altre cose,
per pagare bollette, effettuare bonifici bancari e ricevere la
pensione. Nello Zimbabwe, secondo le cifre pubblicate dalla United
Nation International Telecommunication Union, nel 2005 c'erano
668.000 possessori di telefoni cellulari. Una cifra molto bassa se
confrontata con le medie europee, ma che è comunque doppia
rispetto agli abbonati della telefonia fissa. Un dato che lascia immaginare come
il business online sia destinato a un roseo futuro. Matteo Fagotto