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Divisi. L'ex
premier Haniyeh e l'ex parlamentare di Hamas, Ahmed Bahar, hanno
definito illegale il nuovo esecutivo di emergenza, mentre lo stesso è
stato salutato con favore dal governo israeliano, che ha fatto sapere
di considerarlo un potenziale partner per riaprire i colloqui di
pace. Fonti vicine al presidente Mazen lo descrivono alle prese con
pressioni opposte: da un lato cerca di riportare unità tra le
fazioni palestinesi, per non creare una divisione permanente tra la
Cisgiordania e la Striscia di Gaza, dall'altro tenta di approfittare
del ritrovato sostegno di Stati Uniti e Israele per creare un governo
di Fatah, anche se solo in una parte dei territori palestinesi. La
prima conseguenza di questa epurazione dei membri di Hamas dal potere
sarà probabilmente la fine dell'embargo da parte di Israele,
Stati Uniti ed Unione Europea, che riprenderanno ad erogare i fondi
necessari al funzionamento dell'Anp, bloccati da un anno e mezzo. Lo
ha garantito il console Usa a Gerusalemme al presidente Mazen,
specificando però che i fondi non verranno erogati verso Gaza,
attualmente sotto il controllo di Hamas.
Colpo
di stato? Se la fine dell'embargo e i migliori rapporti del nuovo
premier con la comunità internazionale porteranno consensi a
Fatah, ben più complicato sarà per il nuovo esecutivo
ricucire le relazioni con Hamas, ripetutamente accusata di aver
ordito un colpo di stato. Il leader politico dell'organizzazione a
Damasco, Khaled Meshaal, ha ribadito il sostegno a Mazen e ha fatto
sapere che Hamas è stata costretta a prendere il potere a
Gaza. Sabato però i miliziani di Hamas hanno saccheggiato
l'abitazione di Arafat a Gaza e ancora domenica continuava la caccia
ai “nemici collaborazionisti” e ai loro sostenitori nella
Striscia. La maggioranza delle vittime dei giorni scorsi sono state
di Fatah e, tra venerdì e sabato scorsi, duecento dei
miliziani sopravvissuti sono fuggiti, via terra e via mare, per
riparare in Egitto. In Cisgiordania la vendetta di Fatah non si è
fatta attendere: i miliziani hanno attaccato alcune scuole islamiche
e radio e televisioni locali legate a Hamas. Secondo Abu Zuhri, un
ufficiale del gruppo islamico, almeno 150 attivisti di Hamas sono
stati catturati in Cisgiordania: “Sta avvenendo un colpo di stato”
ha dichiarato anche lui.
Emergenza
a Gaza. In quest'ultimo anno di attacchi israeliani, embargo e
guerra civile, gli abitanti della Striscia di Gaza hanno conosciuto
un livello di povertà mai sperimentato prima. Gli ultimi
scontri hanno lasciato il 30 percento della Striscia senza corrente
elettrica, compresi gli ospedali, che stanno finendo anche il
carburante per i generatori. La mancanza di carburante, bloccato ai
valichi di frontiera con Israele, preoccupa anche più delle
carenze alimentari, perché comporterebbe anche il blocco per
le ambulanze che fanno la spola tra i centri medici e le città
per distribuire medicinali. Il diplomatico palestinese Saeb Erekat ha
chiesto alla comunità internazionale di non abbandonare la
Striscia, e il premier Olmert ha prontamente fatto sapere che Israele
“troverà il modo di fornire aiuti e medicinali tramite le
organizzazioni umanitarie internazionali”. Al momento però
la maggioranza delle organizzazioni internazionali ha lasciato la
Striscia per mancanza di sicurezza.Naoki Tomasini