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Le investiture. “Sono convinto che Hillary Clinton sia il candidato più qualificato per guidarci,
fin dal suo primo giorno alla Casa Bianca”, ha detto Spielberg in un comunicato
diffuso dalla macchina elettorale di Hillary. Alla domanda se pensa di girare
uno spot per lei, il portavoce del regista ha risposto che “di sicuro prenderà
in considerazione le richieste della sua campagna nei prossimi mesi”. Per Spielberg
si tratta di una presa di posizione inattesa, dato che solo lo scorso febbraio
aveva co-organizzato una serata dove furono raccolti 1,3 milioni di dollari per
Obama. I partner del regista alla casa produttrice Dreamworks, David Geffen e
Jeffrey Katzenberg, hanno invece ribadito il loro appoggio al candidato afro-americano,
come hanno fatto anche gli attori Matt Damon, George Clooney e Halle Berry. Altre
celebrità, tra cui Leonardo Di Caprio, sostengono invece l'ex vicepresidente Al
Gore, che dopo aver vinto l'Oscar con “Una verità scomoda”, documentario-denuncia
sul riscaldamento del pianeta, sta considerando di candidarsi per sparigliare
le primarie democratiche.
Quanto contano? Si dirà: saranno affari loro. Ma alle opinioni delle celebrità i media statunitensi
danno grande risalto – qualche anno fa il Washington Post pubblicò una lettera di Sean Penn contro la politica dell’amministrazione Bush
in Iraq – anche se il loro effetto sul resto degli elettori è incerto. L'appoggio
di Spielberg ad Arnold Schwarzenegger, il governatore repubblicano della California,
è stato definito decisivo nel convincere molti democratici a riconfermare in carica
l’ex Terminator l'anno scorso. “Ma sinceramente, non ho mai sentito nessuno dire
'voto per tizio perché così ha dichiarato quell'attore'”, dice a PeaceReporter Bill Haworth, che negli anni Novanta ha lavorato alle pubbliche relazioni dell'allora
presidente Bill Clinton. Tanto più che, come ha detto il politologo Larry Sabato
del Center for Politics alla University of Virginia, “la maggior parte degli americani ha una relazione
di amore-odio con Hollywood, e io credo che il più delle volte predomini l'odio”.
Di sicuro prevale da parte dei conservatori, che vedono la Mecca del cinema come
una spocchiosa élite liberal, distante dalla vera America. Per quanto possano
parlare di pace e diritti i due attori-attivisti Susan Sarandon e Tim Robbins,
o per quanti film possa fare Michael Moore, l'effetto di solito è solo quello
di rafforzare le idee di chi già la pensa come loro.
Prima conservatori, ora progressisti. E tutto lascia pensare che la tendenza filo-progressista di Hollywood verrà
confermata. A parte una sbandata per Ronald Reagan negli anni Ottanta, l'identificazione
del grande cinema con i Democratici è una realtà che gli storici dello spettacolo
fanno iniziare con la presidenza di John Kennedy. “Prima, Hollywood pendeva molto
più a destra. Walt Disney, i fratelli Warner, Frank Capra erano decisamente conservatori,
e comunque non c’era l’impegno politico a sinistra di molte star di oggi”, spiega
a PeaceReporter Stephen Schochet, autore di due libri sulla storia del cinema americano. “Ricordo
ancora quando, nel 1993, venni sommerso dalle richieste di accrediti di celebrità
per la cerimonia di inaugurazione della presidenza Clinton. Non sapevamo dove
metterli”, confida Haworth, l’ex pr del presidente. Certo, le celebrità che votano
repubblicano ci sono, come il Charlton Heston che per anni è stato presidente
della National Rifle Association, la potente lobby delle armi; o l’attore ed ex senatore Fred Thompson, che prima
ancora di candidarsi sembra essere diventato la nuova speranza dei repubblicani. Ma come ha scritto con amarezza Cheryl Roads, un'attrice minore,
“quando incontravo altri conservatori e dicevo che lavoravo nel cinema, loro dicevano
sempre la stessa battuta: 'Un conservatore a Hollywood? Dovete essere solo in
tre'”.Alessandro Ursic
Parole chiave: clinton, spielberg, elezioni, hollywood, cinema, democratici, repubblicani