17/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ragazzi palestinesi e israeliani, che a Londra lavorano per la soluzione del conflitto, commentano i fatti di Gaza
scritto per noi da
Cecilia Anesi
 
 
La cronaca degli ultimi giorni del conflitto tra le fazioni di Hamas e Fatah, nella Striscia di Gaza, ha mostrato al mondo violenza, odio e morte. I civili di Gaza sono barricati in casa da giorni, dopo essere stati accolti a suon di proiettili quando hanno sfilato per le strade di Gaza City per chiedere la fine delle violenze. A soffrire non sono solo loro, ma anche la comunità dei palestinesi che vivono all’estero.

miliziani di hamas fanno irruzione in un edificio del fatah a gazaCosì lontani, così vicini. Una storia speciale è quella dei ragazzi palestinesi del progetto di pace Olive Tree, che a Londra lavorano insieme a ragazzi israeliani per il processo di pace israelo – palestinese. Per la prima volta, dalla nascita del progetto, non è l'occupazione israeliana a creare sofferenza nei loro cuori, ma il duello fraticida tra Hamas e Fatah.
“Ho chiamato la mia famiglia un'ora fa. I miliziani stanno combattendo intorno alla mia casa”, dice Wael Alsousi, 23 anni, studente di ingegneria informatica originario di Gaza City. E’ una strana sensazione essere a Londra mentre le proprie famiglie rischiano la vita a Gaza. “Sono preoccupato tutto il tempo, il mio spirito è laggiù”, dice Wael, “non posso andare da loro perchè i confini sono chiusi”.
Per altri la situazione è più complessa, come nel caso di Jayyab Abu Safia, 23 anni, di un campo profughi di Gaza, studente di giornalismo e scienze sociali, ricercato da Hamas per aver fatto un film assieme alla Bbc.
“Gli uomini di Hamas sono stati a casa mia per prendermi, vogliono uccidermi”, dice Jayyab, “sono preoccupatissimo per la mia famiglia, adesso stanno cercando di scappare. Ma dove?”.

una bandiera di hamas sventola su una sede del fatahUna nuova era? Le gesta di Hamas sono deplorevoli, pensano i ragazzi. Mazen Zu’bi, 22 anni, israelo - palestinese di Nazareth, studente di psicologia, dice: “Hamas ha vinto e questa è la cosa peggiore possibile per Gaza. Alla gente di Gaza verrà imposto un regime islamico, con coprifuoco e restrizioni varie e in più verranno attaccati da Israele senza tregua perchè quelli di Hamas sono ritenuti terroristi, e questo dà un'ottima scusa per giustificare attacchi su Gaza. E’ molto triste”.
Hamas ha dichiarato di aver liberato Gaza. “Liberazione? Questa è una nuova occupazione!”, dice Jayyab, “da parte di un gruppo di fondamentalisti islamici che sono saliti al potere tramite la democrazia, e ora stanno uccidendo tutti”. Con la voce rotta dall'emozione, Jayyab dice che i due manifestanti uccisi mercoledì da i miliziani di Hamas erano suoi amici. “Sono scesi in strada per fermare quel massacro, e loro li hanno uccisi, Shadi, il mio amico, gli hanno sparato al petto...”, racconta il ragazzo palestinese. Mazen crede che la liberazione della Palestina possa avvenire solo tramite il sapere, l’educazione, una mentalità di pace e di certo non attraverso le violenze di Hamas. Ci tiene a precisare, però, che Fatah secondo lui non è differente da Hamas. Mazen dice: “Il fatto che la Cisgiordania è sotto il controllo di Fatah non porterà la pace con Israele. Né Fatah né Hamas lavorano per la pace, l’unica cosa che vedono è la vendetta. I miliziani di Fatah si sentono sconfitti e dentro hanno solo rabbia e violenza”. Sia Mazen che Jayyab vedono la loro terra divisa. “Hanno diviso la Palestina in due stati e le vittime sono i civili che non appartengono a nessun partito”, dice Jayyab.
 
i ritratti di arafat e abbas in terra, in un ufficio devastato del fatahVisto da Israele. La visione del conflitto israelo – palestinese sta cambiando anche per gli amici israeliani di questi ragazzi. Walid, 22 anni, dice che l’avere degli amici palestinesi con le famiglie a Gaza lo ha fatto sentire più determinato a battersi per la soluzione del conflitto. “Il conflitto non è più una cosa virtuale per me, la crisi di Gaza ha adesso un volto umano”. Mazen, sospeso tra Israele, Palestina e Londra, dice di essere contento di poter giudicare la situazione dal di fuori. “Come israeliano non ho molto da dire, come palestinese sto soffrendo molto. Mi sento come se il mondo stesse per finire perchè la gente non capisce che la violenza non è la via e rimane in questo circolo vizioso dell’occhio per occhio, dente per dente”, dice Mazen. Il primo ministro israeliano, Olmert, e il presidente palestinese Mahmoud Abbas hanno ponderato la possibiltà di un intervento di forze internazionali sul territorio. I pareri, su questa questione, sono diversi. Wael crede che una forza internazionale potrebbe essere l’unico modo per riportare l’ordine, ma Jayyab ritiene che sarebbe solo un altro massacro. Walid sostiene che sia Israele che la comunità internazionale sono in gran parte responsabili per quanto accade a Gaza, ma non vede l'utilità di un intervento militare. “Solo un aiuto socio – economico può funzionare. L’aiuto monetario è indispensabile in una situazione economica al collasso.

Guardando al futuro. Dimitri Reider, un ragazzo israliano che ha finito il suo terzo anno di Olive Tree a Londra, e si è appena laureato in giornalismo, la pensa come Mazen. Il programma di cui fanno parte gli insegna a trovare una soluzione per il conflitto israelo – palestinese, mentre adesso i ragazzi si trovano a cercare, prima di tutto, una possibile soluzione per il conflitto interno della Palestina perchè, dice Walid, “per poter trovare una soluzione permanente al conflitto c’è bisogno di pace tra i palestinesi stessi”. Dimitri pensa che Israele alla fine vince comunque, e che se volesse davvero trovare una soluzione dovrebbe iniziare a riconoscere il governo di Hamas, e dare il via a delle trattative e a cooperare con la popolazione civile palestinese. Mazen dice di non dare la colpa a una delle due parti. “Entrambi, sia Israele sia la Palestina divisa, non stanno lavorando per la pace. Entrambi non stanno lavorando per ottenere quei benefici che ci sono in una vita normale, una situazione dove non si uccide ogni giorno”, dice Mazen.
“Credo che l’unica soluzione possibile sia quella di fare le prossime elezioni subito”, dice Jayyab, “e sequestrare tutte le armi a entrambi i gruppi militari. Bisogna dare la possibilità ai palestinesi di scegliere. Ci servono nuovi leader che possano risolvere i nostri problemi. La gente è povera, stanca di combattere, stanca di uccidersi a vicenda, abbiamo bisogno di cambiare radicalmente questa situazione”.