17/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corea del Nord, per evitare il problema dell'assistenza ai disabili, li sloggia dalla capitale
Scritto per noi da
Gianluca Ursini 
 
Emarginati. Allontanati da Pyongyang per non dare un’immagine deteriore del popolo Nordcoreano. “In Corea del Nord i disabili vengono trattati con disprezzo, chiamati ‘mostri’ –  denuncia la dissidente Li Aeran dal Sud – una cosa del genere non potrebbe succedere a Seul dove un’offesa tale porterebbe a conseguenze legali”.
 
Molto omogeneo il panorama umano per le strade di PyongyangCittà-vetrina. “Se un bambino nasce disabile a Pyongyang la sua famiglia corre seri rischi di essere allontanata dalla città; il regime stalinista vuole darne un’immagine da vetrina”, accusa Li dal suo riparo sud coreano. “I bimbi con handicap a Pyongyang vengono considerati ‘persona non grata, e le loro famiglie verranno sicuramente sfrattate verso un’area rurale”
‘Handicap International’, la Croce Rossa internazionale, la ‘World Association of Milal’; sono alcune Organizzazioni che offrono aiuto ai disabili in Paesi svantaggiati e hanno sottoscritto la denuncia di Li Aeran, confermando come il regime NordCoreano tratti con ogni onore gli invalidi e mutilati di guerra, ma non abbia previsto nessun aiuto a chi nasce con malformazioni o diventi disabile per un incidente. Alcune di queste Ong erano presenti fino al 2005 nel Paese, a fornire assistenza con materiale ortopedico o per formare tecnici ortopedici a creare protesi artificiali e materiale simile; tutti progetti di assistenza ai disabili. Il regime li ha cacciati tutti dal Paese per eliminare il ‘problema’ dei Coreani che vivono su una carrozzina o con una protesi ortopedica.
 
IL passeggio serale nella capitale NordCoreanaElementi pericolosi. “La Corea del Nord non solo non ha un programma di rieducazione fisica per disabili, ma non prevede nessun tipo di assistenza a chi ha handicap che limitano la mobilità: non si producono bastoni per non vedenti, né carrozzine o qualsiasi tipo di protesi o strumenti che aiutino la mobilità”; parole pesanti quelle di Jeong Taek Jeong, a capo della sede di Washington della Ong ‘World Association of Milal’, che ha visitato due volte il Paese d è rimasto scioccato dal non trovare cliniche o strutture di riabilitazione.. Un rapporto sul rispetto dei Diritti Umani in Corea pubblicato nel 2006 ha evidenziato la mancanza di una legislazione pro-disabili, mentre la cultura locale li considera una vergogna da nascondere in casa.
 
Da tenere nascosti. Secondo la Federazione per la Protezione dei disabili Nord Coreana, il cittadini con Handicap sarebbero il 3,4 percento della popolazione. Poco credibile secondo il professor Kuon Hyun Chul della Facoltà di ortopedia e Riabilitazione dell’Università di Seul. “Nei Paesi sviluppati, il numero di persone con disabilità – spiega Kuon – è stabile tra il 10 e il 20 percento; è improbabile ne abbiano una percentuale così bassa”. Al professore risultano otto scuole per sordomuti e tre scuole per ciechi in Nord Corea, ma senza soldi e senza mezzi.
 
La sede della Croce Rossa Internazionale a GinevraIntervento urgente. Adesso ci sarebbe da rimettersi al lavoro, come ha detto al sito ‘Radio Free Asia’ Mario Bucci, responsabile per il Belgio di Handicap International, una Ong che fino al 2005 ha fornito più di 3mila arti artificiali, 800 carrozzelle e ha formato 24 tecnici ortopedici NordCoreani. Secondo la Croce Rossa ci sarebbero più di 36mila mutilati nel Paese, in gran parte vittime delle mine, ma il sistema orto-sanitario può solo fornire 4mila paia di arti artificiali all’anno. “E il regime non lascia entrare le Ong che forniscono servizi utili ai disabili” lamenta Bucci.

 

Categoria: Diritti, Profughi
Luogo: Corea del Nord