La Corea del Nord, per evitare il problema dell'assistenza ai disabili, li sloggia dalla capitale
Scritto per noi da
Gianluca Ursini
Emarginati. Allontanati da Pyongyang per non dare un’immagine deteriore del popolo
Nordcoreano. “In Corea del Nord i disabili vengono trattati con disprezzo, chiamati
‘mostri’ – denuncia la dissidente Li Aeran dal Sud – una cosa del genere non
potrebbe succedere a Seul dove un’offesa tale porterebbe a conseguenze legali”.
Città-vetrina. “Se un bambino nasce disabile a Pyongyang la sua famiglia corre seri rischi
di essere allontanata dalla città; il regime stalinista vuole darne un’immagine
da vetrina”, accusa Li dal suo riparo sud coreano. “I bimbi con handicap a Pyongyang
vengono considerati ‘persona non grata, e le loro famiglie verranno sicuramente
sfrattate verso un’area rurale”
‘Handicap International’, la Croce Rossa internazionale, la ‘World Association
of Milal’; sono alcune Organizzazioni che offrono aiuto ai disabili in Paesi svantaggiati
e hanno sottoscritto la denuncia di Li Aeran, confermando come il regime NordCoreano
tratti con ogni onore gli invalidi e mutilati di guerra, ma non abbia previsto
nessun aiuto a chi nasce con malformazioni o diventi disabile per un incidente.
Alcune di queste Ong erano presenti fino al 2005 nel Paese, a fornire assistenza
con materiale ortopedico o per formare tecnici ortopedici a creare protesi artificiali
e materiale simile; tutti progetti di assistenza ai disabili. Il regime li ha
cacciati tutti dal Paese per eliminare il ‘problema’ dei Coreani che vivono su
una carrozzina o con una protesi ortopedica.
Elementi pericolosi. “La Corea del Nord non solo non ha un programma di rieducazione fisica per
disabili, ma non prevede nessun tipo di assistenza a chi ha handicap che limitano
la mobilità: non si producono bastoni per non vedenti, né carrozzine o qualsiasi
tipo di protesi o strumenti che aiutino la mobilità”; parole pesanti quelle di
Jeong Taek Jeong, a capo della sede di Washington della Ong ‘World Association
of Milal’, che ha visitato due volte il Paese d è rimasto scioccato dal non trovare
cliniche o strutture di riabilitazione.. Un rapporto sul rispetto dei Diritti
Umani in Corea pubblicato nel 2006 ha evidenziato la mancanza di una legislazione
pro-disabili, mentre la cultura locale li considera una vergogna da nascondere
in casa.
Da tenere nascosti. Secondo la Federazione per la Protezione dei disabili Nord Coreana, il cittadini
con Handicap sarebbero il 3,4 percento della popolazione. Poco credibile secondo
il professor Kuon Hyun Chul della Facoltà di ortopedia e Riabilitazione dell’Università
di Seul. “Nei Paesi sviluppati, il numero di persone con disabilità – spiega Kuon
– è stabile tra il 10 e il 20 percento; è improbabile ne abbiano una percentuale
così bassa”. Al professore risultano otto scuole per sordomuti e tre scuole per
ciechi in Nord Corea, ma senza soldi e senza mezzi.
Intervento urgente. Adesso ci sarebbe da rimettersi al lavoro, come ha detto al sito ‘
Radio Free Asia’ Mario Bucci, responsabile per il Belgio di
Handicap International, una Ong che fino al 2005 ha fornito più di 3mila arti artificiali, 800 carrozzelle
e ha formato 24 tecnici ortopedici NordCoreani. Secondo la Croce Rossa ci sarebbero
più di 36mila mutilati nel Paese, in gran parte vittime delle mine, ma il sistema
orto-sanitario può solo fornire 4mila paia di arti artificiali all’anno. “E il
regime non lascia entrare le Ong che forniscono servizi utili ai disabili” lamenta
Bucci.