18/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Unione Europea potrebbe ben presto cambiare la propria strategia verso Cuba. Ma dall'Havana fanno sapere che
 
Christine Chanet, rappresentante speciale per CubaI ventisette ministri degli Esteri che si riuniranno lunedì 18 giugno a Bruxelles apriranno un dialogo politico con il paese attualmente amministrato da Raul Castro, dopo la malattia che ha costretto il Lider Maximo, Fidel Castro, a lasciare il potere dopo 48 anni ininterrotti di governo.
Inoltre, l'amministrazione spagnola, che già da diverso tempo intrattiene ottimi rapporti con Cuba, ha chiesto e ottenuto che una delegazione ufficiale del governo di Castro giunga a Bruxelles per iniziare una nuova fase di discussioni sul rispetto dei diritti umani nell'isola e sull'eventuale possibilità di un'apertura al libero mercato.
Ma sarà, appunto, la giornata di lunedì a stabilire quali saranno le nuove strategie europee da adottare nelle relazioni con la più grande delle isole delle Antille. Il tema principale che sarà affrontato è di quelli che già si conoscono da tempo: il rispetto dei diritti umani.
Fondamentale sarà dunque capire che fine faranno tutte quelle persone attualmente detenute nelle carceri cubane per reati d'opinione anche se il ministro degli Esteri cubano, Felipe Perez Roque, sostiene che non esistano a Cuba detenuti per questo genere di reato.

Raul CastroNessun cambiamento? Nonostante il cambiamento alla guida del paese da Bruxelles, si fa sapere che “la situazione sul rispetto dei diritti umani da quando l'amministrazione nazionale è controllata da Raul Castro non è sostanzialmente cambiata”, ma anche che l'Unione Europea è “disposta a riaprire il dialogo con le autorità cubane su tutti gli argomenti di interesse reciproco come l'aspetto economico, quello scientifico e culturale”.
Nonostante le continue polemiche, comunque ben 25 paesi (fra loro Russia e India) hanno dato il loro sostegno a Cuba e hanno giudicato non completo il rapporto della Chanet.
Un capitolo a parte deve essere dedicato agli amici 'intimi' di Cuba. Vietnam, Nicaragua, Venezuela e Bolivia, nei discorsi dei loro rappresentanti hanno giudicato positivo e utile l'esempio dato da Cuba al mondo intero. Nel paese caraibico, hanno fatto sapere, l'educazione, la scienza e il sistema sanitario, nonostante i 40 anni di blocco economico imposto dagli Usa, sono di livello eccellente.

Felipe Perez Roque, ministro degli esteri di CubaIl nodo dei diritti umani.Certo è che tutte le volte che si affronta la tematica dei diritti umani a Cuba si alza una polverone di polemiche, botte e risposte fra dirigenti del governo cubano e ministri degli esteri degli altri paesi oltre ai rappresentanti delle associazioni per la difesa dei diritti umani, polemiche alle quali ormai da decenni siamo tutti più o meno abituati.
Anche quest'anno, dopo il discorso di Christine Chanet, rappresentante speciale per Cuba nel consiglio dei diritti umani le polemiche sono divampate più forti che mai. “Il discorso che abbiamo sentito è grottesco” fa sapere Juan Antonio Fernandez, ambasciatore cubano a Ginevra.
“Il rapporto esposto dalla signora Chanet non merita nessun credito e a dire il vero avrebbe molto più da dire su Cuba ma preferisce non farlo per non infastidire i potenti”, ha continuato Fernandez.
“Potrebbe ad esempio aiutarci nella nostra lotta per chiudere il campo di concentramento nel territorio cubano illegalmente occupato dalla base statunitense a Guantanamo dove centinaia di persone soffrono torture e vessazioni”.
E Roque non si è risparmiato di lanciare una frecciata a tutti quelli che ritengono Cuba un nido di serpenti per le libertà. “Nel suo rapporto la signora Chanet avrebbe potuto condannare energicamente la recente liberazione negli Stati Uniti del più pericoloso terrorista e assassino dell'emisfero occidentale, Luis Posada Carriles che con un suo attentato causò la morte di 73 persone innocenti”.

 

Alessandro Grandi

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