L'Unione Europea potrebbe ben presto cambiare la propria strategia verso Cuba. Ma dall'Havana fanno sapere che
I ventisette ministri degli Esteri che si riuniranno lunedì 18 giugno a Bruxelles
apriranno un dialogo politico con il paese attualmente amministrato da Raul Castro,
dopo la malattia che ha costretto il Lider Maximo, Fidel Castro, a lasciare il
potere dopo 48 anni ininterrotti di governo.
Inoltre, l'amministrazione spagnola, che già da diverso tempo intrattiene ottimi
rapporti con Cuba, ha chiesto e ottenuto che una delegazione ufficiale del governo
di Castro giunga a Bruxelles per iniziare una nuova fase di discussioni sul rispetto
dei diritti umani nell'isola e sull'eventuale possibilità di un'apertura al libero
mercato.
Ma sarà, appunto, la giornata di lunedì a stabilire quali saranno le nuove strategie
europee da adottare nelle relazioni con la più grande delle isole delle Antille.
Il tema principale che sarà affrontato è di quelli che già si conoscono da tempo:
il rispetto dei diritti umani.
Fondamentale sarà dunque capire che fine faranno tutte quelle persone attualmente
detenute nelle carceri cubane per reati d'opinione anche se il ministro degli
Esteri cubano, Felipe Perez Roque, sostiene che non esistano a Cuba detenuti per
questo genere di reato.
Nessun cambiamento? Nonostante il cambiamento alla guida del paese da Bruxelles, si fa sapere che
“la situazione sul rispetto dei diritti umani da quando l'amministrazione nazionale
è controllata da Raul Castro non è sostanzialmente cambiata”, ma anche che l'Unione
Europea è “disposta a riaprire il dialogo con le autorità cubane su tutti gli
argomenti di interesse reciproco come l'aspetto economico, quello scientifico
e culturale”.
Nonostante le continue polemiche, comunque ben 25 paesi (fra loro Russia e India)
hanno dato il loro sostegno a Cuba e hanno giudicato non completo il rapporto
della Chanet.
Un capitolo a parte deve essere dedicato agli amici 'intimi' di Cuba. Vietnam,
Nicaragua, Venezuela e Bolivia, nei discorsi dei loro rappresentanti hanno giudicato
positivo e utile l'esempio dato da Cuba al mondo intero. Nel paese caraibico,
hanno fatto sapere, l'educazione, la scienza e il sistema sanitario, nonostante
i 40 anni di blocco economico imposto dagli Usa, sono di livello eccellente.
Il nodo dei diritti umani.Certo è che tutte le volte che si affronta la tematica dei diritti umani a Cuba
si alza una polverone di polemiche, botte e risposte fra dirigenti del governo
cubano e ministri degli esteri degli altri paesi oltre ai rappresentanti delle
associazioni per la difesa dei diritti umani, polemiche alle quali ormai da decenni
siamo tutti più o meno abituati.
Anche quest'anno, dopo il discorso di Christine Chanet, rappresentante speciale
per Cuba nel consiglio dei diritti umani le polemiche sono divampate più forti
che mai. “Il discorso che abbiamo sentito è grottesco” fa sapere Juan Antonio
Fernandez, ambasciatore cubano a Ginevra.
“Il rapporto esposto dalla signora Chanet non merita nessun credito e a dire
il vero avrebbe molto più da dire su Cuba ma preferisce non farlo per non infastidire
i potenti”, ha continuato Fernandez.
“Potrebbe ad esempio aiutarci nella nostra lotta per chiudere il campo di concentramento
nel territorio cubano illegalmente occupato dalla base statunitense a Guantanamo
dove centinaia di persone soffrono torture e vessazioni”.
E Roque non si è risparmiato di lanciare una frecciata a tutti quelli che ritengono
Cuba un nido di serpenti per le libertà. “Nel suo rapporto la signora Chanet avrebbe
potuto condannare energicamente la recente liberazione negli Stati Uniti del più
pericoloso terrorista e assassino dell'emisfero occidentale, Luis Posada Carriles
che con un suo attentato causò la morte di 73 persone innocenti”.