16/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Usa, dopo il tour europeo, ha caldeggiato l'indipendenza del Kosovo
scritto per noi da
Michele Luppi
 
Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, durante il suo tuor europeo, al termine del G8 in Germania, ha spinto il piede sull’acceleratore verso l’indipendenza del Kosovo.
“E’ ora - ha ripetuto più volte il presidente Usa– non dovrebbe essere speso altro tempo per la soluzione dello status. A un certo punto, al più presto, dovremo dire che è abbastanza: il Kosovo è indipendente.”
 
manifestazione albaneseUna forte accellerazione. Dichiarazioni forti che rappresentano una novità, più nella forma che nei contenuti: gli Stati Uniti non hanno infatti mai nascosto il loro sostegno all’indipendenza della provincia, diventando i principali promotori della proposta Athisaari (inviato speciale Onu per il Kosovo) che prevede l’indipendenza della provincia, supervisionata per un periodo iniziale dall’Unione Europea.
Bush ha fatto capire che gli Stati Uniti, pur preferendo agire all’interno delle Nazioni Unite, se non si risolverà la situazione di stallo all’interno del Consiglio di Sicurezza, dovuta alle minacce russe di utilizzare il diritto di veto per bloccare una nuova risoluzione a favore dell’indipendenza, sono disposti a riconoscere un’eventuale dichiarazione unilaterale da parte del parlamento di Pristina. Bloccare la risoluzione, secondo Bush, non servirà dunque a bloccare l’indipendenza del Kosovo.
La risposta del primo ministro serbo Kostunica non si è fatta attendere. Dal meeting economico di San Pietroburgo, dove ha incontrato il presidente russo Putin, ricevendo assicurazioni sul sostegno alla causa serba in Consiglio di Sicurezza, il primo ministro ha dichiarato: “Gli Stati Uniti devono trovare un altro modo per mostrare il loro affetto e amore per gli albanesi, invece di dare loro in dono una parte del territorio serbo. Supportare una proclamazione di indipendenza unilaterale del Kosovo è un atto di ingiustizia e violenza che la popolazione serba potrebbe non dimenticare.”
 
il mediatore onuUna nuova Guerra Fredda. L’accelerazione del presidente statunitense non rappresenta però un punto di rottura con la Russia: nonostante il nervosismo crescente da parte di Mosca per la politica Usa di penetrazione nell’Europa dell’est e nel Caucaso, aree in passato appartenute alla sfera di influenza sovietica, i rapporti tra le diplomazie dei due paesi, e in particolare tra i due presidenti, rimangono buoni.
Dopo i brevi colloqui individuali al G8, Bush e Putin torneranno infatti a parlarsi, agli inizi di luglio, nella residenza della famiglia Bush a Kennebunkport, nel Maine.
Un incontro importante per cercare di raggiungere un accordo che porti il Consiglio di Sicurezza all’approvazione di una nuova risoluzione scongiurando il rischio di atti unilaterali.
Una dichiarazione di indipendenza da parte di Pristina senza il consenso dell’Onu, rappresenterebbe un delicato problema politico soprattutto per l’Unione Europea.
Dopo aver trovato, non senza difficoltà e discussioni, una posizione comune di sostegno della proposta Ahtisaari, le tensioni crescenti all’interno del Consiglio di Sicurezza hanno alimentato i dissapori a Bruxelles.
“Un veto russo – ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier – porterebbe a una pericolosa situazione riguardo all’unità dell’Unione Europea, così come una dichiarazione unilaterale di indipendenza, di fronte alla quale non so se l’Ue rimarrebbe unita.”
Per alcuni paesi europei legati a Belgrado da vincoli economici, diplomatici o culturali, agire senza l’avvallo dell’Onu potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile.
 
un casco blu di guardia a un luogo di culto in kosovoLa variabile albanese. La città in cui Bush ha calcato maggiormente la sua linea indipendentista, la capitale albanese Tirana, non è certamente casuale. Le sue dichiarazioni non erano indirizzate soltanto alla comunità internazionale, ma anche ai kosovari albanesi, giunti in molti oltre confine per ascoltare le parole del presidente statunitense.
Un modo per rassicurare la maggioranza albanese del Kosovo, dopo le dichiarazioni confuse che erano emerse dal meeting del G8 (si parlava di una possibile sospensione del processo per sei mesi).
“La visita del presidente Bush in Albania e le sue dichiarazioni a favore dell’indipendenza - ha commentato all’agenzia Kosovalive, il primo ministro kosovaro Agim Ceku – hanno calmato i cuori disturbati dei kosovari, specialmente dopo le confusioni emerse durante il summit del G8”.
Secondo una ricerca del Undp (United Nation Development Program), citata dall’agenzia di stampa kosovara, “il 50 percento degli albanesi è pronto a protestare se la risoluzione non dovesse passare aprendo la strada a possibili violenze”.
Dall’inizio dei negoziati con Belgrado, nel gennaio 2006, i politici kosovari hanno continuato ad invitare la popolazione alla calma, rassicurandola sulla vicinanza del traguardo, ma di fronte ad ulteriori rinvii la situazione potrebbe deteriorarsi. Nei giorni scorsi l’Unity Team kosovaro (nato per la gestione dei negoziati), in linea con la proposta Ahtisaari, ha lanciato la gara per la creazione della bandiera e dell’inno del Kosovo. Il gruppo ha stabilito i criteri per la creazione della nuova bandiera, eliminando in partenza la possibilità di utilizzare un vessillo simile a quello albanese. E’ infatti vietato copiare i simboli di altri stati e utilizzare l’aquila (presente nella bandiera albanese), mentre è obbligatorio utilizzare i colori rosso, bianco e blu per simboleggiare la multietnicità della provincia.
Intanto a Pristina si continua a guardare al Palazzo di Vetro in attesa che la situazione si sblocchi ma, con o senza risoluzione, il Kosovo sarà indipendente. Parola di George W. Bush.
Parole chiave: kosovo, serbia, atihsaari
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Serbia