Il presidente Usa, dopo il tour europeo, ha caldeggiato l'indipendenza del Kosovo
scritto per noi da
Michele Luppi
Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, durante il suo tuor europeo,
al termine del G8 in Germania, ha
spinto il piede sull’acceleratore verso l’indipendenza del
Kosovo.
“E’ ora - ha
ripetuto più volte il presidente Usa– non dovrebbe
essere speso altro tempo per la soluzione dello status. A un certo
punto, al più presto, dovremo dire che è abbastanza: il
Kosovo è indipendente.”
Una forte accellerazione. Dichiarazioni forti che
rappresentano una novità, più nella forma che nei
contenuti: gli Stati Uniti non hanno infatti mai nascosto il loro
sostegno all’indipendenza della provincia, diventando i principali
promotori della proposta Athisaari (inviato speciale Onu per il Kosovo) che prevede
l’indipendenza della
provincia, supervisionata per un periodo iniziale dall’Unione
Europea.
Bush ha fatto capire che
gli Stati Uniti, pur preferendo agire all’interno delle Nazioni
Unite, se non si risolverà la situazione di stallo all’interno
del Consiglio di Sicurezza, dovuta alle minacce russe di utilizzare
il diritto di veto per bloccare una nuova risoluzione a favore
dell’indipendenza, sono disposti a riconoscere un’eventuale
dichiarazione unilaterale da parte del parlamento di Pristina.
Bloccare la risoluzione, secondo Bush, non servirà dunque a
bloccare l’indipendenza del Kosovo.
La risposta del primo
ministro serbo Kostunica non si è fatta attendere. Dal meeting
economico di San Pietroburgo, dove ha incontrato il presidente russo
Putin, ricevendo assicurazioni sul sostegno alla causa serba in
Consiglio di Sicurezza, il primo ministro ha dichiarato: “Gli
Stati Uniti devono trovare un altro modo per mostrare il loro affetto
e amore per gli albanesi, invece di dare loro in dono una parte del
territorio serbo. Supportare una proclamazione di indipendenza
unilaterale del Kosovo è un atto di ingiustizia e violenza che
la popolazione serba potrebbe non dimenticare.”
Una nuova Guerra Fredda. L’accelerazione del
presidente statunitense non rappresenta però un punto di rottura
con la Russia: nonostante il nervosismo crescente da parte di Mosca
per la politica Usa di penetrazione nell’Europa dell’est e
nel Caucaso, aree in passato appartenute alla sfera di influenza
sovietica, i rapporti tra le diplomazie dei due paesi, e in
particolare tra i due presidenti, rimangono buoni.
Dopo i brevi colloqui
individuali al G8, Bush e Putin torneranno infatti a parlarsi, agli
inizi di luglio, nella residenza della famiglia Bush a Kennebunkport, nel Maine.
Un incontro importante
per cercare di raggiungere un accordo che porti il Consiglio di
Sicurezza all’approvazione di una nuova risoluzione scongiurando il
rischio di atti unilaterali.
Una dichiarazione di
indipendenza da parte di Pristina senza il consenso dell’Onu,
rappresenterebbe un delicato problema politico soprattutto per
l’Unione Europea.
Dopo aver trovato, non
senza difficoltà e discussioni, una posizione comune di
sostegno della proposta Ahtisaari, le tensioni crescenti all’interno
del Consiglio di Sicurezza hanno alimentato i dissapori a Bruxelles.
“Un veto russo – ha
dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier –
porterebbe a una pericolosa situazione riguardo all’unità
dell’Unione Europea, così come una dichiarazione unilaterale
di indipendenza, di fronte alla quale non so se l’Ue rimarrebbe
unita.”
Per alcuni paesi europei
legati a Belgrado da vincoli economici, diplomatici o culturali,
agire senza l’avvallo dell’Onu potrebbe rappresentare un ostacolo
insormontabile.
La variabile albanese. La città in cui
Bush ha calcato maggiormente la sua linea indipendentista, la
capitale albanese Tirana, non è certamente casuale. Le sue dichiarazioni non
erano indirizzate soltanto alla comunità internazionale, ma
anche ai kosovari albanesi, giunti in molti oltre confine per
ascoltare le parole del presidente statunitense.
Un modo per rassicurare
la maggioranza albanese del Kosovo, dopo le dichiarazioni confuse che
erano emerse dal meeting del G8 (si parlava di una possibile
sospensione del processo per sei mesi).
“La visita del
presidente Bush in Albania e le sue dichiarazioni a favore
dell’indipendenza - ha commentato all’agenzia Kosovalive, il
primo ministro kosovaro Agim Ceku – hanno calmato i cuori
disturbati dei kosovari, specialmente dopo le confusioni emerse
durante il summit del G8”.
Secondo una ricerca del
Undp (United Nation Development Program), citata dall’agenzia di
stampa kosovara, “il 50 percento degli albanesi è pronto a
protestare se la risoluzione non dovesse passare aprendo la strada a
possibili violenze”.
Dall’inizio dei
negoziati con Belgrado, nel gennaio 2006, i politici kosovari hanno
continuato ad invitare la popolazione alla calma, rassicurandola sulla
vicinanza del traguardo, ma di fronte ad ulteriori rinvii la
situazione potrebbe deteriorarsi. Nei giorni scorsi l’Unity
Team kosovaro (nato per la gestione dei negoziati), in linea con la
proposta Ahtisaari, ha lanciato la gara per la creazione della
bandiera e dell’inno del Kosovo. Il gruppo ha stabilito i
criteri per la creazione della nuova bandiera, eliminando in partenza
la possibilità di utilizzare un vessillo simile a quello
albanese. E’ infatti vietato copiare i simboli di altri stati e
utilizzare l’aquila (presente nella bandiera albanese), mentre è
obbligatorio utilizzare i colori rosso, bianco e blu per
simboleggiare la multietnicità della provincia.
Intanto a Pristina si
continua a guardare al Palazzo di Vetro in attesa che la situazione
si sblocchi ma, con o senza risoluzione, il Kosovo sarà
indipendente. Parola di George W. Bush.