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Prima tappa. Durante il corteo terminato davanti al
palazzo presidenziale, i Senza terra hanno anche approfittato per
aggiungere benzina sul fuoco della protesta. Davanti all'ambasciata
statunitense, hanno dichiarato il loro rigetto verso Geroge W. Bush e
le guerre Usa; poi, di fronte al ministero degli Esteri, hanno
protestato per la presenza delle truppe Onu ad Haiti, definendole forze occupanti.
Seconda tappa. Erano 17.500 persone, (9 mila per la
polizia), armate di striscioni e bandiere rosse con lo stemma del
movimento. Con compostezza, dopo aver gridato slogan anti-Bush, si
sono quindi diretti verso la sede del ministero delle Relazioni
Estere, per manifestare il “ripudio” per la presenza delle truppe
straniere nell'isola delle Antille. “Gli haitiani hanno bisogno della
solidarietà dei popoli, non di interventi militari sotto l'ala
dell'impero”, ha dichiarato Vladimir Martini, uno dei membri del
coordinamento nazionale dell'Mst, che ha definito una “vergogna”
che proprio il Brasile sia al comando di queste truppe.
Tappa finale. La marcia si è quindi conclusa
nella piazza che ospita governo, parlamento e tribunale supremo di
giustizia, i tre poteri, nessuno dei quali è stato risparmiato
dai contadini contestatori. Joao Pedro Stedile, leader del movimento,
ha preso la parola per accusare a gran voce Lula, il potere
legislativo e quello giudiziario di “mantenere uno Stato borghese”
che chiude le porte a una “vita degna” per i piccoli contadini.
Da qui la condanna del modello agricolo instaurato dal presidente,
che a suo dire “favorisce solo gli esportatori, i banchieri e le
multinazionali”, e la conferma senza sé e senza ma del
profondo bisogno di una riforma agraria, che tenga conto
dell'agricoltura familiare quale pilastro dello sviluppo economico e
sociale. Stella Spinelli
Parole chiave: senza terra, sem terra, brasile, brasilia, lula, stedile, stella spinelli