21/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il ritorno della Appo e dei docenti con la megamarcia del 14 giugno e il nuovo accampamento nella piazza cemtrale di Oaxaca
Scritto per noi da
Fabrizio Lorusso
 
Pochi giorni dopo la grande marcia dei cittadini di Oaxaca, in Messico oltre 10 chilometri di corteo, hanno commemorato la data del fallito sgombero dell’accampamento dei docenti nel centro della città, il 14 giugno 2006, e hanno rialzato la voce contro il governatore Ulises Ruiz, ecco che arrivano le inappropriate e tardive scuse pubbliche del medesimo e di altri membri del governo locale per il tentativo di sgombero violento che ha inasprito il conflitto e dato origine alla APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca).
 
Un manifestanteQuest’ultima ha rifiutato le scuse e ha annunciato un giudizio popolare, figura presente nel diritto messicano, contro Ruiz e Carlos Abascal, ex ministro dell’interno. A partire da lunedì 18 giugno, inoltre, ricomincerà la protesta attiva dei docenti, con l’appoggio della APPO, i quali allestiranno un nuovo accampamento nel “zocalo” di Oaxaca.
Guadalupe Acosta e Josè Antonio Rueda, segretario generale e consigliere del secondo partito nazionale, il PRD (Partido Revolucion Democratica), hanno auspicato pubblicamente l’intervento delle autorità per favorire processi giusti per i membri principali della APPO e la scarcerazione di tutti i detenuti, visto che non è stata dimostrata la loro colpevolezza e, anzi, la maggior parte si dichiara estranea ai fatti che le vengono imputati. In un’intervista, la Maestra Carmen Lopez, consigliera della APPO e responsabile dei rapporti con la stampa, sulla quale pende ancora un immotivato ordine di cattura, ha evidenziato come l’incarcerazione selettiva sia stata la strategia preferita durante il conflitto a Oaxaca e ha ribadito l’intenzione della Asamblea Popular di continuare con le richieste di libertà per i detenuti, ma soprattutto con la volontà di democratizzare la vita politica.
 
Una grande manifestazione della AppoPer questi motivi, viene mantenuto l’accampamento della APPO, al quale sono stati tolti i servizi di base e l’acqua corrente, nel centro della capitale del paese.
E’ proprio di questi giorni la notizia che ha ridato qualche speranza di ottenere giustizia al movimento di Oaxaca. Il giudice della Corte Suprema di Giustizia messicana, Juan N. Silva Meza, ha sostenuto che “le autorità federali, statali e municipali hanno violato gravemente le garanzie individuali nello Stato di Oaxaca nel periodo che va dal 2 giugno al 31 gennaio scorso”. Silva Meza ha precisato che urge investigare ufficialmente “sul perché si verificarono tante e tali violazioni gravi delle garanzie individuali, su chi le ordinò e se ciò obbedì a una strategia statale oppure alla deficiente formazione dei poliziotti superati dalla situazione”. Al di là delle dichiarazioni di intenzioni e delle posizioni ufficiali della Corte e della Commissione per i Diritti Umani, sta emergendo una crescente sensibilità alcune istituzioni e della società civile verso le situazioni drammatiche e deplorevoli alle quali si arriva ciclicamente in alcune parti, di solito le più emarginate, del paese.
Parole chiave: guerra, pace, messico, peacereporter
Categoria: Diritti
Luogo: Messico