Pochi giorni dopo la grande marcia dei cittadini di Oaxaca, in Messico oltre
10 chilometri di corteo, hanno commemorato la data del fallito sgombero dell’accampamento
dei docenti nel centro della città, il 14 giugno 2006, e hanno rialzato la voce
contro il governatore Ulises Ruiz, ecco che arrivano le inappropriate e tardive
scuse pubbliche del medesimo e di altri membri del governo locale per il tentativo
di sgombero violento che ha inasprito il conflitto e dato origine alla APPO (Asamblea
Popular de los Pueblos de Oaxaca).

Quest’ultima ha rifiutato le scuse e ha annunciato un giudizio popolare, figura
presente nel diritto messicano, contro Ruiz e Carlos Abascal, ex ministro dell’interno.
A partire da lunedì 18 giugno, inoltre, ricomincerà la protesta attiva dei docenti,
con l’appoggio della APPO, i quali allestiranno un nuovo accampamento nel “zocalo”
di Oaxaca.
Guadalupe Acosta e Josè Antonio Rueda, segretario generale e consigliere del
secondo partito nazionale, il PRD (Partido Revolucion Democratica), hanno auspicato
pubblicamente l’intervento delle autorità per favorire processi giusti per i membri
principali della APPO e la scarcerazione di tutti i detenuti, visto che non è
stata dimostrata la loro colpevolezza e, anzi, la maggior parte si dichiara estranea
ai fatti che le vengono imputati. In un’intervista, la Maestra Carmen Lopez, consigliera
della APPO e responsabile dei rapporti con la stampa, sulla quale pende ancora
un immotivato ordine di cattura, ha evidenziato come l’incarcerazione selettiva
sia stata la strategia preferita durante il conflitto a Oaxaca e ha ribadito l’intenzione
della Asamblea Popular di continuare con le richieste di libertà per i detenuti,
ma soprattutto con la volontà di democratizzare la vita politica.

Per questi motivi, viene mantenuto l’accampamento della APPO, al quale sono stati
tolti i servizi di base e l’acqua corrente, nel centro della capitale del paese.
E’ proprio di questi giorni la notizia che ha ridato qualche speranza di ottenere
giustizia al movimento di Oaxaca. Il giudice della Corte Suprema di Giustizia
messicana, Juan N. Silva Meza, ha sostenuto che “le autorità federali, statali
e municipali hanno violato gravemente le garanzie individuali nello Stato di Oaxaca
nel periodo che va dal 2 giugno al 31 gennaio scorso”. Silva Meza ha precisato
che urge investigare ufficialmente “sul perché si verificarono tante e tali violazioni
gravi delle garanzie individuali, su chi le ordinò e se ciò obbedì a una strategia
statale oppure alla deficiente formazione dei poliziotti superati dalla situazione”.
Al di là delle dichiarazioni di intenzioni e delle posizioni ufficiali della Corte
e della Commissione per i Diritti Umani, sta emergendo una crescente sensibilità
alcune istituzioni e della società civile verso le situazioni drammatiche e deplorevoli
alle quali si arriva ciclicamente in alcune parti, di solito le più emarginate,
del paese.