stampa
invia
L'importante è la coerenza. "Coerentemente con le decisioni già assunte in materia, il presidente del Consiglio
Romano Prodi ha nominato il professor Paolo Costa, già ministro dei Lavori Pubblici,
come rappresentante della presidenza del Consiglio per le questioni relative all'attuazione
della base Dal Molin di Vicenza". La scelta è davvero coerente con la politica
del governo sulla questione Dal Molin. Coerente con le "decisioni già assunte
in materia". La prima decisione: tenere all'oscuro i cittadini degli incontri
tra il precedente governo e i rappresentanti del governo Usa in Italia, ambasciatore
statunitenste Vincent Spogli in primis. La seconda: informare i cittadini del 'sì' alla base non durante una seduta
parlamentare, quindi in via ufficiale, ma dalla Bulgaria, dove il Primo ministro
si trovava in visita. E quindi in via marginale, collaterale, accessoria, mentre
la materia era di importanza tutt'altro che secondaria, se è vero che decine di
migliaia di persone sono più volte scese in piazza a manifestare contro la base. La
terza: far sapere ai cittadini quando e come cominceranno i lavori - su una porzione
di territorio italiano, quindi sottoposto alla sovranità nazionale del nostro
Paese - dallo stesso ambasciatore Spogli. In una conferenza stampa tenutasi ieri
nella caserma militare Ederle, sede del Comando Setaf, è stato Spogli a pronunciare
le seguenti parole: "Gli Stati Uniti hanno ricevuto da parte del governo italiano
l'avallo scritto che autorizza il progetto Dal Molin: ora inizia la parte attuativa".
E' tuttavia ciò che viene dopo, a far pensare che Prodi abbia nominato Spogli,
e non Paolo Costa, come portavoce delle istanze del governo: "L'approvazione dell'Italia
- ha spiegato l'ambasciatore Usa - al progetto sul Dal Molin, già espressa dal
precedente governo, è stata ribadita dal presidente del Consiglio Prodi a gennaio
e a maggio di quest'anno. Prodi ne ha poi dato ulteriore conferma durante il suo
incontro con il presidente Bush il 9 giugno a Roma". La quarta: non informare
i cittadini sulla conferma data a Bush il 9 giugno a Roma.
Parole stonate. La quinta: nominare un rappresentante del governo incaricato di "approfondire
il confronto e il dialogo sulla realizzazione dell'ampliamento della base statunitense"
in ritardo di mesi rispetto al confronto e al dialogo che la cittadinanza ha chiesto,
se non implorato, ai rappresentanti del governo. In questo contesto, le parole
'confronto e dialogo' suonano non solo stonate, ma orribilmente cacofoniche. Quale
consolazione, a seguito di tutto ciò, potrebbe essere sapere - come è stato annunciato
ieri - che la pista del Dal Molin non sarà utilizzata dall'esercito Usa per voli
militari? O che la Setaf è 'il maggiore datore di lavoro nell'area di Vicenza'?
Per la cronaca, ieri a Vicenza si è tenuto il 'media day', una conferenza stampa
congiunta tenuta da militari italiani e statunistensi. Durante l'incontro con
i giornalisti, i vertici della Setaf hanno annunciato che la nuova base militare
sarà completata entro il 2011. Il progetto rientra in un programma di investimento
complessivo di oltre 430 milioni di euro, 150 dei quali destinati all'attuale
caserma (la Ederle) e i restanti alla Ederle 2 (che sorgerà sul terreno dell'aeroporto
Dal Molin). Nella nuova base troveranno ospitalità i sei battaglioni della 173a
brigata, quattro dei quali sono adesso in Germania.
Sulle barricate. Parallelamente al 'media day', il comitato del 'no' alla base ha tenuto una
conferenza stampa alternativa, per esporre ai cittadini tutti i rischi che comporterebbe
la realizzazione del progetto. Al termine della giornata, la portavoce del comitato
per il 'no', Cinzia Bottene ha espresso a chiare lettere cosa attenderà l'attuale
governo nei prossimi giorni. Non solo nuove critiche, da aggiungere a quelle esternate
ieri da 5 parlamentari dell'Unione capeggiati da Elettra Deiana, vicepresidente
della Commissione Difesa della Camera, che ha definito il governo 'superficiale'
e 'irresponsabile'. Ma soprattutto, l'ostilità della cittadinanza vicentina. Due
giorni fa l'attentato al cantiere del Dal Molin. Oggi, grida Cinzia Bottene, "dovranno
mandare l'esercito per fermare i cittadini. Trasformeranno Vicenza in una città
sudamericana. Con i soldati contro la gente".Luca Galassi