15/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Escalation di combattimenti nella repubblica russa
Mercoledì mattina i blindati russi hanno circondato il villaggio di Shalazhi, nel distretto di Urus-Martan, dov’era stata segnalata la presenza di guerriglieri. Segnalazione esatta, visto che subito è scoppiata una violenta battaglia. Secondo le testimonianze dei residenti di un vicino villaggio, intense raffiche di mitra e colpi di artiglieria sono risuonati per tutta la giornata nei dintorni di Shalazhi. Nelle stesse ore, i mujaheddin hanno teso un’imboscata a un convoglio militare governativo ceceno nei pressi del villaggio di Tazen-Kala, nel distretto di Vedenò: tre Uaz sono andate distrutte e diversi soldati sono morti nello scontro a fuoco. Quasi contemporaneamente, un’altra colonna militare cecena è stata attaccata dai ribelli con mitragliatrici pesanti e lanciagranate nel villaggio di Belgatoi, nel distretto di Shali: secondo i guerriglieri, sei soldati sono rimasti uccisi durante il combattimento.
 
Guerriglieri ceceniSempre più guerra. Questa è la quotidianità della guerra in Cecenia, dove – come avviene ogni anno con l’arrivo della stagione secca – i combattimenti si sono intensificati, soprattutto nelle zone montuose nella sud della piccola repubblica caucasica. Attacchi, sparatorie, imboscate e battaglie sono più che quotidiani. Le forze russe e quelle del governo ceceno rispondo rastrellando i villaggi dove i guerriglieri si nascondono e bombardando con l’artiglieria le roccaforti dei ribelli nei boschi, spesso colpendo anche i villaggi. La conta dei morti è difficile, perché i russi non dichiarano le loro perdite e i ribelli, probabilmente, le esagerano. L’escalation dei combattimenti era stata largamente prevista dai generali russi nei mesi scorsi. Già a fine marzo, il comandante delle truppe del ministero dell’Interno, generale Nikolai Rogozhkin, aveva chiesto rinforzi al Cremlino in vista di “deterioramento della situazione”.
 
Il colonnello Eduard UlmanUna buona notizia. Sulla Cecenia le buone notizie riguardano solo il passato. Ieri, infatti, il tribunale militare di Rostov sul Don ha condannato in contumacia a 14 anni di carcere il capitano russo Eduard Ulman e due suoi sottoposti che nel gennaio 2002 uccisero a sangue freddo sei civili ceceni, tra cui una donna e un bambino. Dopo aver fatto fuoco su un’auto che trasportava le sei persone, uccidendo sul colpo l’insegnante Said Alaskhanov, Ulman e i suoi commilitoni freddarono con un colpo alla schiena il resto dei passeggeri, diventati ormai testimoni scomodi. Questa sentenza segna una svolta nella giustizia militare russa: Ulman e i suoi, come nella stragrande maggioranza dei casi simili, erano stati infatti assolti per due volte da giurie popolari. Peccato che tutti gli imputati sono latitanti e difficilmente sconteranno la pena.
 
Giovani del movimento RamzanKadyrov come Putin. Per dei criminali di guerra che pagano, ce ne sono altri che invece si godono impunemente il proprio potere, sapendo di avere le spalle coperte da Mosca. Uno per tutti: il presidente ceceno filo-russo Ramazan Kadyrov, responsabile di centinaia di rapimenti, torture e sparizioni compiute dalle sue milizie private. Dopo la sua rapidissima scalata al potere, il giovane pupillo di Putin ha preso esempio dal suo maestro del Cremlino, cerando un movimento di gioventù patriottica sul modello del russo ‘Nashi’. Come la gioventù putiniana, che indossa magliette con la faccia stilizzata del presidente Putin, quella del movimento ‘Ramzan’ sfoggia t-shirt e vessilli con il faccione del presidente Kadyrov con basco da combattente in testa in stile Che Guevara… 

Enrico Piovesana

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