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Sempre più guerra. Questa è la quotidianità della guerra in Cecenia, dove – come avviene
ogni anno con l’arrivo della stagione secca – i combattimenti si sono
intensificati, soprattutto nelle zone montuose nella sud della piccola
repubblica caucasica. Attacchi, sparatorie, imboscate e battaglie sono più che
quotidiani. Le forze russe e quelle del governo ceceno rispondo rastrellando i
villaggi dove i guerriglieri si nascondono e bombardando con l’artiglieria le
roccaforti dei ribelli nei boschi, spesso colpendo anche i villaggi. La conta
dei morti è difficile, perché i russi non dichiarano le loro perdite e i
ribelli, probabilmente, le esagerano. L’escalation dei combattimenti era stata
largamente prevista dai generali russi nei mesi scorsi. Già a fine marzo, il
comandante delle truppe del ministero dell’Interno, generale Nikolai
Rogozhkin, aveva chiesto rinforzi al Cremlino in vista di “deterioramento della
situazione”.
Una buona notizia.
Sulla Cecenia le buone notizie riguardano solo il passato. Ieri, infatti, il
tribunale militare di Rostov sul Don ha condannato in contumacia a 14 anni di
carcere il capitano russo Eduard Ulman e due suoi sottoposti che nel gennaio
2002 uccisero a sangue freddo sei civili ceceni, tra cui una donna e un bambino.
Dopo aver fatto fuoco su un’auto che trasportava le sei persone, uccidendo sul
colpo l’insegnante Said Alaskhanov, Ulman e i suoi commilitoni freddarono con
un
colpo alla schiena il resto dei passeggeri, diventati ormai testimoni scomodi.
Questa
sentenza segna una svolta nella giustizia militare russa: Ulman e i suoi, come
nella stragrande maggioranza dei casi simili, erano stati infatti assolti per
due volte da giurie popolari. Peccato che tutti gli imputati sono latitanti e
difficilmente sconteranno la pena.
Kadyrov come Putin.
Per dei criminali di guerra che pagano, ce ne sono altri che invece si godono
impunemente il proprio potere, sapendo di avere le spalle coperte da Mosca. Uno
per tutti: il presidente ceceno filo-russo Ramazan Kadyrov, responsabile di centinaia
di rapimenti, torture e sparizioni compiute dalle sue milizie private. Dopo la
sua rapidissima scalata al potere, il giovane pupillo di Putin ha preso esempio
dal suo maestro del Cremlino, cerando un movimento di gioventù patriottica sul
modello del russo ‘Nashi’. Come la gioventù putiniana, che indossa magliette
con la faccia stilizzata del presidente Putin, quella del movimento ‘Ramzan’
sfoggia t-shirt e vessilli con il faccione del presidente Kadyrov con basco da
combattente in testa in stile Che Guevara… Enrico Piovesana
Parole chiave: russia, cecenia, ramzan kadyrov, guerra, pace