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I nuovi schiavi. Il Dipartimento
Usa, ogni anno, analizza le misure adottate dai singoli paesi per
combattere la tratta delle donne, dei minori e di tutti coloro che,
per differenti finalità, vengono costretti a essere in balia
di mercanti di esseri umani senza scrupoli. Il documento calcola in
800 mila i nuovi schiavi, e l'80 percento di loro sono donne e
bambini. In base ai provvedimenti presi nel corso dell'anno, e alla
reale efficacia di questi, il governo di Washington divide gli stati
in tre fasce. La terza indica i governi che non hanno fatto
abbastanza per combattere il traffico di esseri umani: per il 2006,
il report aggiunge tre nuovi stati a quelli già presenti nel
report dello scorso anno. Fanno il loro ingresso nel poco ambito club
l'Algeria, la Guinea Equatoriale e la Malaysia. Che si aggiungono a
Bahrein, Oman, Kuwait, Qatar, Myanmar, Cuba, Iran, Corea del Nord,
Arabia Saudita, Sudan, Siria, Uzbekistan e Venezuela. Abbandonano
invece la fascia tre, promossi in fascia due, il Belize, il Laos e lo
Zimbabwe.
Assenze eccellenti. La lista
nera però ha suscitato non poche perplessità, in primis
per le assenze illustri. La Cina su tutti, proprio in questi giorni
nell'occhio del ciclone per lo sfruttamento della manodopera minorile
nelle fabbriche delle aziende che hanno vinto gli appalti per i
gadget delle prossime Olimpiadi. Oppure l'India, dove gran parte del
boom economico passa per un costo del lavoro troppo basso per essere
lecito. Mancano anche il Messico, forse lasciati fuori per motivi
legati all'emigrazione di massa verso gli States, oppure la Russia
stessa, con la quale tra scudi stellari e nuova Guerra Fredda non è
il caso di stare a sottilizzare sui diritti dei lavoratori, e così
via. Non mancano invece tutte la 'pecore
nere' della lista nera più importante per gli Usa: quella
politica.
Lista selettiva. Ed ecco una
sfilata dove ci sono tutti: Hugo Chavez e Fidel Castro, Assad da
Damasco e Ahmadinejad dall'Iran, il regime nordcoreano e la giunta
militare del Myanmar. Questo però è un film già
visto, e rende ancora più sgradevole per le petrolmonarchie
del Golfo Persico (tranne gli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi
anni hanno votato leggi in difesa dei lavoratori), fedeli alleati da
sempre degli Stati Uniti, la citazione nella lista nera. Ma il
problema per questi paesi si pone in modo relativo, perché in
nessuno di loro esiste un'opinione pubblica in grado di elaborare un
dato del genere in chiave polemica. Sarebbe inoltre difficile tacere
delle violazioni quotidiane dei diritti umani dei lavoratori
migranti, provenienti in massima parte dall'Estremo Oriente,
sfruttati e abbandonati in bidonville lontane dagli occhi degli
investitori stranieri. Una lista un po' contraddittoria, quindi, ma
in linea con la politica estera Usa.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, migranti, clandestini, lavoro minorile, prostituzione,