14/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Dipartimento di Stato Usa pubblica il report annuale sul traffico di esseri umani. Con assenze illustri
Vatti a fidare degli amici: questo avranno pensato i ricchi principi del Golfo Persico quando il Dipartimento di Stato Usa ha pubblicato ieri, a Washington, la lista nera dei governi che non fanno abbastanza per combattere la tratta degli esseri umani, che alimentano le nuove schiavitù in giro per il mondo.

il segretario di stato usa condolezza rice durante la conferenzaI nuovi schiavi. Il Dipartimento Usa, ogni anno, analizza le misure adottate dai singoli paesi per combattere la tratta delle donne, dei minori e di tutti coloro che, per differenti finalità, vengono costretti a essere in balia di mercanti di esseri umani senza scrupoli. Il documento calcola in 800 mila i nuovi schiavi, e l'80 percento di loro sono donne e bambini. In base ai provvedimenti presi nel corso dell'anno, e alla reale efficacia di questi, il governo di Washington divide gli stati in tre fasce. La terza indica i governi che non hanno fatto abbastanza per combattere il traffico di esseri umani: per il 2006, il report aggiunge tre nuovi stati a quelli già presenti nel report dello scorso anno. Fanno il loro ingresso nel poco ambito club l'Algeria, la Guinea Equatoriale e la Malaysia. Che si aggiungono a Bahrein, Oman, Kuwait, Qatar, Myanmar, Cuba, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Uzbekistan e Venezuela. Abbandonano invece la fascia tre, promossi in fascia due, il Belize, il Laos e lo Zimbabwe.

migranti nei campiAssenze eccellenti. La lista nera però ha suscitato non poche perplessità, in primis per le assenze illustri. La Cina su tutti, proprio in questi giorni nell'occhio del ciclone per lo sfruttamento della manodopera minorile nelle fabbriche delle aziende che hanno vinto gli appalti per i gadget delle prossime Olimpiadi. Oppure l'India, dove gran parte del boom economico passa per un costo del lavoro troppo basso per essere lecito. Mancano anche il Messico, forse lasciati fuori per motivi legati all'emigrazione di massa verso gli States, oppure la Russia stessa, con la quale tra scudi stellari e nuova Guerra Fredda non è il caso di stare a sottilizzare sui diritti dei lavoratori, e così via. Non mancano invece tutte la 'pecore nere' della lista nera più importante per gli Usa: quella politica.

una bambina in una fabbrica di mattoniLista selettiva. Ed ecco una sfilata dove ci sono tutti: Hugo Chavez e Fidel Castro, Assad da Damasco e Ahmadinejad dall'Iran, il regime nordcoreano e la giunta militare del Myanmar. Questo però è un film già visto, e rende ancora più sgradevole per le petrolmonarchie del Golfo Persico (tranne gli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi anni hanno votato leggi in difesa dei lavoratori), fedeli alleati da sempre degli Stati Uniti, la citazione nella lista nera. Ma il problema per questi paesi si pone in modo relativo, perché in nessuno di loro esiste un'opinione pubblica in grado di elaborare un dato del genere in chiave polemica. Sarebbe inoltre difficile tacere delle violazioni quotidiane dei diritti umani dei lavoratori migranti, provenienti in massima parte dall'Estremo Oriente, sfruttati e abbandonati in bidonville lontane dagli occhi degli investitori stranieri. Una lista un po' contraddittoria, quindi, ma in linea con la politica estera Usa.

Christian Elia

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