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La manifestazione. Da Plaza Civica, cuore pulsante della capitale salvadoreña, fino a giungere
davanti al palazzo dell'Asemblea Legislativa, i manifestanti hanno intonato cori
e alzato striscioni per chiedere ai deputati dello schieramento di destra di non
opporsi più alle riforme che da un paio di anni giacciono sui tavoli della politica
nazionale. “Gli invalidi sono i baluardi della pace” recitava uno striscione tenuto
in mano dai manifestanti.
I commenti. “Siamo venuti qui davanti alla sede del parlamento per ricordare ai signori
deputati che questa massa di gente ha necessità immense” ha ricordato Olga Serrano,
presidentessa dell'Alges (Asociacion de Lisiados de Guerra de El Salvador). “La
maggioranza delle persone che stanno manifestando sono state protagoniste nel
periodo della guerra civile. Oggi siamo poveri, contadini e abbiamo molti problemi
che riguardano il nostro stato di salute. Questo fa si che per noi sia difficile
anche poter trovare nuovamente lavoro”. La riforma legislativa che i gruppi di invalidi della guerra (fra loro ovviamente
sono contemplati sia i guerriglieri che gli uomini dell'esercito regolare) sollecitano
allo stato salvadoreño include l'eliminazione delle barriere che impediscono l'accesso
al Fondo di attenzione per gli invalidi vittime del conflitto, che avrebbe dovuto
dare attenzione socio sanitaria a più di 20 mila persone, nonostante il numero
delle persone che necessitano di attenzione sia quasi il doppio. Inoltre la riforma
dovrebbe prevedere anche una maggiorazione cospicua delle pensioni di guerra,
che fino a oggi ammonta a poco più di 30 dollari mensili, e la fine della 'discriminazione'
del sistema sanitario nei loro confronti.
Non molleranno mai. “Vogliamo anche ricordare – ricorda la Serrano – che gli Accordi di Pace stipulati
nel 1992 contengono al loro interno ampi spazi di considerazione per la popolazione
rimasta invalida dal conflitto. In questi accordi c'era scritto che oltre agli
invalidi anche le madri, i padri e i figli dei combattenti caduti sarebbero stati
accuditi mediante un sistema speciale di sicurezza sociale. E ancora oggi questo
sistema non esiste nel nostro paese. Siamo esclusi”.Alessandro Grandi
Parole chiave: alessandro grandi, peacereporter, pace, guerra