14/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



El Salvador, a molti anni di distanza dalla firma degli accordi di pace, i problemi degli ex combattenti sono ancora lontani dall'essere risolti
 
Nonostante il caldo e l'umidità quasi insopportabile, centinaia di persone aderenti alle organizzazioni dei veterani della guerra che ha devastato El Salvador dal 1980 al 1992 si sono date appuntamento nella capitale San Salvador per una grande manifestazione in difesa dei loro diritti.
 
Una manifestazione di ex combattenti per le strade di El SalvadorLa manifestazione. Da Plaza Civica, cuore pulsante della capitale salvadoreña, fino a giungere davanti al palazzo dell'Asemblea Legislativa, i manifestanti hanno intonato cori e alzato striscioni per chiedere ai deputati dello schieramento di destra di non opporsi più alle riforme che da un paio di anni giacciono sui tavoli della politica nazionale. “Gli invalidi sono i baluardi della pace” recitava uno striscione tenuto in mano dai manifestanti.
Tutti insieme, reduci, familiari dei reduci, ex soldati dell'esercito e gente comune vicina alla loro lotta, hanno chiesto a gran voce ai responsabili dell'amministrazione statale maggiore rispetto per gli accordi stipulati nel 1992, in modo da mettere la parola fine a quel tragico periodo che costò la vita a 75mila persone.
La guerra civile che ha devastato il paese ha lasciato segni indelebili soprattutto nelle persone. Molti ex combattenti, infatti, sono usciti da quel conflitto con evidenti handicap e durante la manifestazione è stato facile notare i ciechi che marciavano in fila indiana, tenendosi per mano, e handicappati che in sedia a rotelle faticavano a seguire il corteo. Molti di loro mostravano anche i segni dell'età: barbe bianche e capelli grigi erano quasi una costante del corteo.
 
I danni causati dalla guerraI commenti. “Siamo venuti qui davanti alla sede del parlamento per ricordare ai signori deputati che questa massa di gente ha necessità immense” ha ricordato Olga Serrano, presidentessa dell'Alges (Asociacion de Lisiados de Guerra de El Salvador). “La maggioranza delle persone che stanno manifestando sono state protagoniste nel periodo della guerra civile. Oggi siamo poveri, contadini e abbiamo molti problemi che riguardano il nostro stato di salute. Questo fa si che per noi sia difficile anche poter trovare nuovamente lavoro”. La riforma legislativa che i gruppi di invalidi della guerra (fra loro ovviamente sono contemplati sia i guerriglieri che gli uomini dell'esercito regolare) sollecitano allo stato salvadoreño include l'eliminazione delle barriere che impediscono l'accesso al Fondo di attenzione per gli invalidi vittime del conflitto, che avrebbe dovuto dare attenzione socio sanitaria a più di 20 mila persone, nonostante il numero delle persone che necessitano di attenzione sia quasi il doppio. Inoltre la riforma dovrebbe prevedere anche una maggiorazione cospicua delle pensioni di guerra, che fino a oggi ammonta a poco più di 30 dollari mensili, e la fine della 'discriminazione' del sistema sanitario nei loro confronti.
 
Alla manifestazione anche tante bandiere di El SalvadorNon molleranno mai. “Vogliamo anche ricordare – ricorda la Serrano – che gli Accordi di Pace stipulati nel 1992 contengono al loro interno ampi spazi di considerazione per la popolazione rimasta invalida dal conflitto. In questi accordi c'era scritto che oltre agli invalidi anche le madri, i padri e i figli dei combattenti caduti sarebbero stati accuditi mediante un sistema speciale di sicurezza sociale. E ancora oggi questo sistema non esiste nel nostro paese. Siamo esclusi”.
Dunque, almeno in questa circostanza, ex guerriglieri e soldati si sono trovati uniti nella lotta, come sostiene Jaime Amaya, un ex combattente che durante la guerra ha perso la gamba destra. “Per questa riforma, che non vuole essere approvata soprattutto dal blocco politico che fa capo allo schieramento di destra, siamo venuti a lottare uniti. Negli altri paesi che hanno vissuto periodi simili al nostro, i veterani, sono considerati come eroi. Nel nostro paese invece accade l'opposto, siamo discriminati. Ma questa manifestazione serve a ricordare ai signori deputati che staremo qui a lottare fino a che la nostra voce non sarà ascoltata”.

Alessandro Grandi

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