14/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Colombo, dopo le deportazioni: "Ogni mezzo è lecito per combattere il terrorismo"
La deportazione di centinaia di tamil dalla capitale Colombo – che la scorsa settimana sono stati rastrellati dalla polizia singalese e rispediti a forza nelle zone del nord dell’isola, dove infuria la guerra – ha provocato una grave crisi tra la comunità internazionale e il governo dello Sri Lanka. Alle dure critiche straniere, il ministro della Difesa di Colombo risponde difendendo il diritto di lottare con ogni mezzo contro il terrorismo e accusando i Paesi occidentali e le Nazioni Unite di essere filo-tamil e di usare due pesi e due misure.
 
Il rastrellamento di giovedìPulizia etnica. All’alba di giovedì scorso la polizia ha fatto irruzione nei quartieri poveri di Colombo dove vivono in miseria i profughi interni tamil fuggiti dalla guerra nel nord. Sotto la minaccia delle armi, centinaia di uomini, donne e bambini tamil hanno avuto mezz’ora per raccogliere le proprie cose e salire sugli autobus governativi che li aspettavano per trasportarli al nord, oltre le linee del fronte, in zona di guerra. “Un’operazione di pulizia etnica che ricorda l’Olocausto”, ha tuonato l’Asian Centre for Human Rights (Achr) di Hong Kong.
L’operazione sarebbe continuata se, in seguito alle dure proteste delle associazioni locali e internazionali per i diritti umani, la Corte Suprema non avesse bloccato venerdì il provvedimento costringendo il premier Ratnasiri Wickremanayake a scusarsi pubblicamente: “Ci spiace per quello che è accaduto, non succederà mai più”.
 
Bimbo tamil deportato in autobusCritiche occidentali. Una retromarcia che non è piaciuta ai falchi del governo di Colombo, né è bastata a una comunità internazionale già preoccupata per il deterioramento della situazione dei diritti umani e per l’escalation del conflitto nel Paese: Stati Uniti, Gran Bretagna e Nazioni Unite hanno ridotto da mesi gli aiuti finanziari al governo singalese per costringerlo a far luce sulle violazioni dei diritti umani della popolazione tamil con un’inchiesta – che alla fine è stata avviata ma che il primo giugno è stata giudicata “non trasparente” da una commissione di saggi stranieri.
“I rapimenti e gli abusi compiuti dalle forze di sicurezza devono finire, e mai più devono ripetersi episodi come la cacciata dei tamil da Colombo. Se continua così, il governo dello Sri Lanka corre il rischio dell’isolamento internazionale”, ha detto Kim Howells, sottosegretario agli Esteri britannico in visita a Colombo lunedì.
 
Kim Howells e Gotabaya RajapaksaLa risposta di Colombo. Durissima la reazione del falco Gotabaya Rajapaksa, ministro della Difesa e fratello del presidente dello Sri Lanka. “Howells è disinformato e fazioso: non ha detto una parola contro i terroristi tamil! Gran Bretagna, Unione europea, Stati Uniti e Onu adottano due pesi e due misure, come se noi non stessimo combattendo il terrorismo come loro. Noi ci dobbiamo difendere! E quando si parla di terrorismo, ogni mezzo è lecito. Perché per le azioni antiterrorismo fatte dagli Usa si parla di ‘operazioni segrete’ mentre per le nostre si parla di rapimenti? Questo vuol dire giocare con le parole! Per combattere le infiltrazioni terroristiche a Colombo non potevano mica arrestare centinaia di sospetti! L’unica alternativa che avevamo era farli tornare a casa loro. L’Occidente ci discrimina, ma può fare quel che vuole perché noi non abbiamo bisogno di loro! Per non parlare dell’Onu, che ha una visione distorta perché da trent’anni i ribelli tamil ne hanno si sono infiltrati nelle sue strutture”. 

Enrico Piovesana

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