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Acqua e inquinamento. In generale sarebbero 13 milioni ogni anno in tutto il
mondo i decessi prevenibili con interventi mirati a rendere l’ambiente
in cui si vive maggiormente ‘sano’, miglioramenti che per alcune
nazioni significherebbero prevenire oltre un terzo del carico
complessivo di malattie. Fra i bambini sotto i cinque anni, i tre
quarti dei decessi sono conseguenti a malattie con diarrea e infezioni
respiratorie (polmoniti). Le zone messe peggio sono in Angola, Burkina
Faso, Mali e Afghanistan. In 23 Paesi, oltre il 10 percento delle morti
è conseguente a due sole cause: la mancanza di acqua pulita e
condizioni igienico-sanitarie adeguate e l’inquinamento degli ambienti
chiusi per l’utilizzo di combustibili solidi.
Mondo povero e mondo ricco. Inquinamento, rischi collegati al lavoro,
radiazioni ultraviolette, rumore, rischi connessi all’agricoltura,
cambiamenti climatici e dell’ecosistema. Paesi ricchi e Paesi poveri,
le vite salvabili sono ovunque. Certo le cause di malattia e l’impatto
sono diversi. Il carico maggiore di sofferenza rimane appannaggio dei
Paesi a basso reddito, tanto che considerando gli anni di vita in
salute persi ogni anno per il singolo abitante (una unità di misura
utilizzata in medicina per avere un’idea degli effetti delle malattie),
la perdita per questi Paesi è venti volte superiore rispetto a quelli
ad alto reddito. Anche in questi ultimi c’è comunque un margine
d’azione e viene calcolato come possibile impedire un sesto delle
morti. In Italia, per esempio, sarebbero circa 8.400 i morti ogni anno
a causa dell’inquinamento.
Valeria Confalonieri
Parole chiave: salute, prevenzione, morti, malattie, ambiente, Organizzazione mondiale della sanità