12/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gaza è travolta dalla lotta tra Hamas e Fatah, mentre la gente si nasconde e cerca di fuggire
“E' praticamente impossibile descrivere quello che sta succedendo in queste ore a Gaza. Purtroppo alcuni di noi operatori e cooperanti, ancora presenti nella striscia, sono impossibilitati a muoversi perché ci troviamo molto vicini al teatro degli scontri. Fuori è il delirio, è stato così tutta la notte. Nessuno può uscire e si riesce a capire ben poco di quello che succede. L'unica cosa che sentiamo sono i fortissimi rimbombi delle granate e delle armi automatiche che stanno usando. Sappiamo che ci sono uomini mascherati asserragliati nei palazzi, ma non possiamo guardare perché per sicurezza dobbiamo evitare di stare nella traiettoria delle finestre”.

Lotta fratricida. Parla Meri, una cooperante che vive a Gaza, nella zona del porto, non lontano dal palazzo del presidente Mazen. “Non vorremmo essere qui a vedere questo bruttissimo spettacolo di lotta fratricida -continua- e cercheremo di andarcene quanto prima, lasciando purtroppo da soli, ancora una volta, migliaia di cittadini palestinesi che, come noi, non vorrebbero essere ostaggio di folli e morire senza una ragione”. Gli scontri tra Hamas e Fatah sono ripresi questa mattina dopo che anche ieri le due fazioni palestinesi si erano scontrate duramente. “Ieri sera -racconta ancora Meri- mezzi corazzati dell'esercito palestinese sono stati schierati a protezione delle infrastrutture di Fatah, mentre miliziani della stessa fazione del presidente Mazen attaccavano palazzi di Hamas. Nel nord della Striscia di Gaza, gruppi di armati di Hamas hanno fatto irruzione nella casa di un responsabile delle Brigate al Aqsa, uccidendolo insieme al fratello. Altri attacchi sono stati portati anche dentro gli ospedali: a Beit Hanoun e allo Shifa hospital di Gaza, dove vengono ricoverati numerosi feriti dei combattimenti”. Ora gli scontri si stanno lentamente spostando verso Khan Younis e Rafah, nel centro e nel sud della Striscia.

Colpo su colpo. Lo scontro si è allargato anche ai mezzi di comunicazione: gli uomini di Hamas hanno attaccato anche una televisione, Palestine Tv, mentre a Ramallah è stata attaccata un'altra emittente, Al Aqsa Television, controllata da Hamas. Le sedi sotto maggiore attacco sono quelle legate al presidente Mazen. Questa mattina un palazzo delle Forze di Sicurezza è stato circondato da 200 miliziani di Hamas, che lo hanno preso di mira con razzi. Anche l'abitazione di Haniyeh è stata nuovamente colpita. Le brigate Ezz ad Din al Qassam, braccio armato di Hamas, hanno intimato alle Forze di Sicurezza Preventiva di ritirarsi, se non vorranno essere attaccate, e Fatah ha minacciato di lasciare il governo di unità nazionale, creato a fine aprile. Il presidente Abu Mazen ha accusato Hamas di ordire un colpo di stato, mentre Hamas replica accusando le forze legate a Fatah di godere dell'appoggio di Israele, che fornisce loro capitali e armi.

Vittime. Le vittime degli scontri delle ultime 24 ore sono salite a 17, ma nonostante gli appelli sembra proprio che questa volta entrambe le parti puntino a uno scontro risolutore, a qualunque prezzo. Le forze armate legate a Fatah contano circa 30 mila uomini, mentre quelle di Hamas solo 6mila, ma questi ultimi sembrano convinti che avranno la meglio, almeno nella Striscia di Gaza. “le persone con cui sono riuscita a parlare -spiega la cooperante- non vogliono commentare quel che accade. Sono increduli per questa esplosione di violenza che davvero non conosce precedenti, e si vergognano di essere palestinesi di Gaza”. Nel frattempo lunghe code di auto cariche di bagagli si stanno dirigendo verso il valico di Rafah, al confine con l'Egitto, nella speranza di mettersi in salvo. Il valico però è stato chiuso ieri, e nessuno di loro potrà dormire tranquillo, nemmeno questa notte.
 

Naoki Tomasini

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