12/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ogni 30 secondi muore un bambino per malnutrizione grave
Venti milioni di bambini con una malnutrizione grave, che ne uccide un milione ogni anno, uno ogni 30 secondi circa. La probabilità di morire per i piccoli malnutriti è venti volte superiore rispetto a quelli con una alimentazione buona. Su questi numeri esce il comunicato congiunto di Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  Programma alimentare mondiale (World Food Programme), Commissione permanente delle Nazioni Unite sulla nutrizione (United Nations Standing Committee on Nutrition) e Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) su come gestire la malnutrizione nelle diverse comunità.

Donne in un villaggio africano. Copyright - Who/P.Virot Facilitare il trattamento. Uno degli ostacoli al trattamento dei bimbi malnutriti è rappresentato dal doversi sottoporre a nutrizione speciale in ospedale o centri specializzati. Non è sempre facile, infatti, per le famiglie affrontare e far affrontare ai bimbi il viaggio per portarli presso i centri, lasciando anche per settimane le loro case. Inoltre, il ricovero in reparti affollati aumenta il rischio di infezioni quando alla malnutrizione si associa una riduzione delle difese immunitarie del bambino. Il nuovo approccio prevederebbe dunque una combinazione del trattamento ospedaliero con una gestione dei casi di malnutrizione direttamente nelle comunità, opzione che ha già portato a un miglioramento nella sopravvivenza dei piccoli in Etiopia, Malawi, Niger e Sudan. “I 20 milioni di bambini con meno di 5 anni nel mondo che oggi stanno soffrendo di malnutrizione grave acuta hanno bisogno urgente di trattamento. Questo approccio integrato dovrebbe dare un nuovo impulso” ha detto il Direttore generale dell’Oms Margaret Chan, e ha sottolineato come sia urgente aggiungerlo agli altri interventi da utilizzare per migliorare la nutrizione e ridurre la mortalità infantile.

Una cucina in Africa. Copyright - Who/P. Virot Cibo scarso. Intanto si avvicina la scadenza degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio, stabiliti dalle Nazioni Unite nel 1990. Il primo mira proprio, oltre alla riduzione della povertà, a dimezzare il numero di persone che soffrono la fame fra il 1990 e il 2015; ma se la proporzione dei piccoli gravemente sottopeso appare in diminuzione, meno del 40 per cento dei 77 Paesi di cui si hanno dati sembra essere sulla strada giusta verso la meta del 2015. Qualche giorno fa l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (Food and Agricolture Organization, Fao) ha segnalato come, per il raccolto scarso unito a un peggioramento della crisi economica, oltre due milioni di abitanti dello Zimbabwe hanno di fronte a loro mesi con scarsità di cibo; inoltre, le persone a rischio potrebbero diventare il doppio nei primi mesi del 2008, rappresentando quasi un terzo della popolazione del paese. Passando dall’Africa all’America Latina, in Bolivia, secondo quanto riportato a fine maggio dalle Nazioni Unite, un bambino su quattro presenta una malnutrizione cronica; nel Paese il 60 per cento degli abitanti vive in condizioni di povertà, circa il 40 è povero al punto da non poter provvedere all’alimentazione  delle famiglie, e il governo ha in programma progetti mirati nei confronti del quadro di malnutrizione.

 

Valeria Confalonieri

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