12/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Due soldati sparano sulla gente. Morte 6 persone, fra cui un bambino di 9 anni
Domenica, una scuola del municipio meridionale di San Vicente del Caguán, stato del Caquetá, si è trasformata nel teatro di un'assurda sparatoria costata la vita a sei persone. Due soldati della Nona Brigata dell'esercito hanno sparato all'impazzata dentro e fuori l'edificio. Fra le vittime, anche un bambino di nove anni.

militari colombianiLa dinamica. É una domenica di gran festa al Guillermo Ríos Mejía: musica a tutto volume e passi di danza animano quello che durante la settimana è un serio collegio per i giovani della zona, situata nel cuore di quella che fu la famigerata area smilitarizzata teatro delle trattative di pace del 2001-2002, fra le Forze armate rivoluzionarie colombiane e il governo di Pastrana, miseramente franate dopo mesi.
Nel bel mezzo del divertimento, ecco che due soldati, in uniforme, si presentano alla festa. Sono visibilmente ubriachi e l'alcol facilmente reperibile sui banchi del rinfresco peggiora le cose. Un attimo dopo è già rissa. Prima volano parole grosse, poi la situazione degenera. Mitra alla mano, aprono il fuoco e cominciano a sparare alla cieca. A terra, senza vita, rimangono la direttrice dell'istituto scolastico, Marleni Berrios, e due invitati, Jair Giraldo e Lucas Manuel Corredor. Due i feriti.

Tentata fuga. Escono dalla scuola correndo, arma in pugno, ma prima di cercare di darsi alla macchia, decidono di fare una capatina nel vicino bazar. Anche qui sono raffiche senza sosta: un'intera famiglia viene sterminata. Madre, Melany Betancur, padre, Miller Velázquez e il figlio di nove anni, Alejandro.
Poi, entrambi i soldati vengono catturati e ora sono in attesa di giudizio.
Di “atto irresponsabile” ha parlato il comandante della Nona Brigata, il brigadiere generale Gustavo Matamoros, che ha confermato l'episodio compiuto dai due militari di stanza nella base di Balcillas, a poca distanza dalla scuola del massacro.

militari colombianiPrecedenti. Si tratta dell'ennesimo atto di sangue per mano militare in un paese devastato da eccidi e sparizioni, in quanto teatro di una lunga guerra fra guerriglieri rivoluzionari ed esercito, coadiuvato da paramilitari. Da qualche anno, però, i familiari delle vittime hanno trovato il coraggio di unirsi in associazioni che tentano di ottenere almeno un sostegno economico. Al loro fianco, Ong internazionali in difesa dei diritti umani, che lavorano con azioni di pressione sulle istituzioni sovranazionali. È di questi giorni la notizia che la Corte interamericana di diritti umani ha ordinato al governo di Bogotá di pagare 5,3 milioni di dollari entro un anno ai familiari delle 12 vittime del Masacre de la Rochela, dipartimento di Santender, nordest, uno dei più cruenti episodi degli ultimi anni, perpetrato da paramilitari e militari della XIV Brigata, mai condannati.

militare colombiano con la nuova mimetica data in dotazione all'esercitoAccadde nel 1989. Un gruppo di funzionari giudiziari vennero uccisi perché investigavano su un altro episodio di sangue avvenuto nell'ottobre 1997, sempre nella regione del Magdalena Medio, e sempre per mano militare. Diciannove persone, la maggior parte dedita a vendere merce di contrabbando, venne torturata e fatta sparire da militari del Battaglione Bárbula e da paramilitari del gruppo del comandante Henry de Jesus Perez Duran, per ordine del brigadiere generale Farouk Yanine Diarz. A giustificazione del crimine, il comandante dichiarò che si trattava di uomini che trasportavano armi per la guerriglia. Accusa che poi si rivelò infondata e che innescò, appunto, la strage de La Rochela. Entrambi i fatti, chiaramente collegati, restano tuttora da chiarire, dato che gli autori materiali e intellettuali, civili e militari, non sono stati né indagati né sanzionati penalmente.
Almeno i parenti dei morti de La Rochela, però, pur dopo 18 anni e nonostante giustizia ancora non sia stata fatta, avranno quantomeno un po' di soldi. Chissà se anche tutti gli altri familiari delle migliaia di vittime di stato colombiane arriveranno ad avere questa sia pur misera consolazione, prima o poi.
 

Stella Spinelli

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