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Botta e risposta. Domenica,
miliziani di Hamas hanno gettato un alto esponente di Forza 17, la
guardia presidenziale legata ad al Fatah, dal 15mo piano di un
palazzo. Poco dopo un imam, fratello di un miliziano di Hamas, è
stato ucciso nella sua moschea e un altro membro di Hamas è
stato gettato da un edificio di 12 piani. Questa mattina è
stato ritrovato il corpo di un altro miliziano di Fatah, giustiziato
da uomini di Hamas (anche se fonti del partito islamico sostengono
sia stato ucciso per errore da esponenti di Fatah). Nella notte tra
domenica e lunedì è stata attaccata anche l'abitazione
del premier Haniyeh, che non era in casa. La tregua di lunerdì
è stata concordata, tra le altre cose, per consentire a 70
mila giovani studenti palestinesi di recarsi a scuola per sostenere
gli esami di maturità, ma -riferisce un testimone locale- "i miliziani che dovevano
ritirarsi
dalle strade non si sono mossi, così come i cecchini, che
rimangono appostati sui tetti di Gaza City. La popolazione civile è
bloccata in casa, e i proiettili giungono da tutte le parti. Sparano
dal palazzo del presidente Mazen verso il campo di Shati, dove
risiede Haniyeh, e viceversa. Miliziani mascherati presidiano le
strade mentre altri camminano lungo i muri per non essere colpiti.
Nel quartiere di Rimal, a Gaza City, le strade sono presidiate da
uomini di Fatah, mentre in altre zone da uomini di Hamas, una
divisione che riflette i rapporti di forza nelle diverse parti della
Striscia. Da sabato inoltre, si combatte anche a Rafah, nel sud della
Striscia, dove l'uccisione di un alto esponente di Fatah ha fatto
scoppiare il conflitto con le milizie locali legate a Hamas".
Fatwa. La ripresa degli scontri
ha portato all'ennesima chiusura del valico di Rafah, che per i
palestinesi è l'unico punto di accesso e di uscita dalla
Striscia di Gaza, senza passare per Israele. Negli ultimi mesi
migliaia di persone sono rimaste bloccate, in entrata o in uscita,
dalle chiusure della frontiera, controllata dai doganieri palestinesi
con la supervisione di Israele e dell'Unione Europea. Fonti del
ministero degli Esteri palestinese rivelano che dall'inizio dell'anno
oltre 10 mila persone hanno chiesto di emigrare dai territori
palestinesi, per sfuggire alle violenze e alla povertà, mentre
altre 45 mila domande di asilo da parte di palestinesi sono in fase
di valutazione negli Stati Uniti e in Europa. Allarmato da questa
fuga di massa, il muftì dell'Autorità Palestinese ha
emesso una fatwa, un decreto religioso, che condanna l'emigrazione
dei palestinesi. “Dichiariamo che l'emigrazione dalla Terra Santa
non è consentita dalla legge religiosa -si legge nel testo
della fatwa-. Le persone che vivono in quelle zone devono rimanere
nelle proprie abitazioni per non abbandonarle nelle mani dei
conquistatori. Coloro che obbediranno a questa legge faranno
un'azione onorevole e saranno di sostegno per la moschea di Al Aqsa”.
La fatwa, che sembra riesumata dal 1948, riguarda soprattutto i
giovani che vogliono emigrare per cercare lavoro, un numero che
cresce di pari passo con la crisi economica dell'Anp. “Qui nemmeno
i laureati trovano lavoro, e chi ce l'ha non riceve un salario
dignitoso” spiega un docente universitario di Gaza. Recenti
sondaggi rivelano che l'82 percento dei palestinesi si aspetta un
peggioramento delle proprie condizioni di vita e il 92 percento non
si sente al sicuro a casa propria.
Raid. Mentre la guerra civile si
fa strada tra la polvere della Striscia di Gaza, non si fermano i
raid israeliani che, dal 16 maggio scorso, hanno ucciso 16 civili e
39 miliziani. Il ministro dell'Istruzione palestinese, Mustafa
Barghouti, ha duramente criticato Israele per aver respinto le
proposte di tregua venute dai palestinesi. “La decisione di
continuare a bombardare ignorando ogni possibilità di dialogo”
ha dichiarato, “dimostra che non esiste un partner per colloqui di
pace sul fronte israeliano”. La stessa accusa che Israele ha mosso
per anni nei confronti del defunto Yasser Arafat, e che ancora oggi
ripete riferendosi a Hamas. In questo fine settimana l'esercito
israeliano è penetrato nel sud della Striscia dove ha spianato
campi coltivati e abitazioni, tra cui quella di un noto giornalista
palestinese. I soldati israeliani hanno arrestato decine di persone,
tra cui un chirurgo dell'ospedale dell'Unione Europea a Gaza, che era
intento a curare i numerosi feriti. Nel corso dell'invasione due
soldati israeliani sono rimasti uccisi, mentre e un terzo è
morto nel corso di un attacco palestinese contro il valico di
Kissufim, un'azione dietro le linee israeliane che secondo l'esercito
israeliano puntava a replicare quella che portò al rapimento
del caporale Shalit, nel giugno 2006.Naoki Tomasini
Parole chiave: fatwa, mufti, forze17 mazen, olmert, barghouti