“Mercoledì – dichiara il vicepresidente dell’Ong, Carlo Garbagnati – anche i
carcerieri hanno notato ciò che ai visitatori autorizzati sfuggiva o non interessava:
che Rahmat stava male. Lo hanno accompagnato in un ospedale, dove si i medici
hanno dichiarato che il suo unico rene
appare gravemente compromesso e richiede cure urgenti. Nonostante il parere dei
sanitari, i servizi di sicurezza afgani lo hanno ricondotto in carcere, rinchiudendolo
in cella di isolamento”.
“Ci sentiamo in dovere di comunicare – prosegue Garbagnati – che sin dall'inizio
della vicenda la delicatissima condizione di Rahmat, che ha un solo rene, è stata
da noi portata a conoscenza del presidente del Consiglio Romano Prodi e del ministro
degli Esteri Massimo D'Alema. Nessuno di loro ha mai dato segno di essersi interessato
a questo aspetto del problema”.
Il vicepresidente di Emergency ha poi rivolto un accorato appello: “Rahmatullah
si trova in pericolo di vita! Sollecitiamo tutti a fare il possibile per salvarlo”.
Poco confortanti anche le notizie che riguardano l’aspetto legale della faccenda.
“Mentre la Farnesina assicura che tutto sta imboccando ‘i binari della legalità’
– dice Garbagnati – da una settimana all'avvocato nominato da Rahmat continua
a essere negato l’accesso al fascicolo processuale del suo assistito”.