Scritto per noi da
GianLuca Ursini

Arnaldo Otegi, ex segretario del partito nazionalista basco Herri Batasuna (HB),
dichiarato illegale dal Governo spagnolo, è stato arrestato oggi a mezzogiorno
nella città basca di San Sebastian (
Donosti in
Euskera) mentre stava per tenere una conferenza stampa in un hotel.
All’una il leader indipendentista, che ha più volte mostrato apprezzamento per
i metodi violenti della formazione HB, è entrato nella prigione donostiarra di Matutene, per scontare una condanna inflittagli dalla Corte Penale del Tribunal Supremo, massima istanza giudiziaria iberica.
L’accusa, che ha portato alla condanna a 15 mesi di detenzione e sette anni e
tre mesi di inibizione totale da qualsiasi attività pubblica, è paragonabile ad
una ‘apologia del terrorismo’; Otegi sarebbe stato anzi arrestato, secondo quanto
riporta il giornale ‘El Paìs’, prima della conferenza stampa, proprio per non poter reiterare questo reato.
‘Enaltecimiento del terrorismo’. I cinque giudici della Corte Penale suprema hanno rigettato il ricorso d’incostituzionalità
presentato dai legali dell’indipendentista basco, disponendone la carcerazione
immediata. Il processo era stato istruito a seguito di alcune dichiarazioni a
favore della lotta armata rilasciate da Otegi nel corso di una pubblica commemorazione, i
25 anni dalla morte del leader di Herri Batasuna, José Manuel Bernaràn, tenuta
nel 2003. Sul capo di Otegi pendono svariati altri procedimenti nei Paesi Baschi,
come quello per ‘oltraggio al Re’ , che gli potrebbe costare anche tre anni di
prigione, e che secondo la principale emittente radiofonica spagnola, ‘Cadena
Ser’, adesso avranno un corso molto più rapido. Questi atti giudiziari farebbero
seguito, secondo i giornalisti spagnoli, all’annuncio dato martedì scorso dalla
formazione terroristica 'Eta' di volere interrompere la tregua unilaterale che
era stata fissata il 22 marzo passato; tregua che era stata comunque interrotta
da un attentato all’aeroporto di Madrid, costato la vita a due immigrati ecuadoregni
nel dicembre 2006.
V per Vendetta. “Si agisce per pura vendetta, sia da parte di HB, che da parte del Governo di
Madrid”, sintetizza Txentxo Jimenez, responsabile navarro del partito ‘
Aralar’, che cinque anni fa uscì dalla formazione Herri Batasuna per critica ai metodi
violenti di perseguimento degli obiettivi politici. “ A dir il vero, c’è stato
un percorso interno alla sinistra A
bertzale (nazionalista in Basco) sui massimi sistemi, su come sbloccare la situazione
in
Euskal Herria, il nostro Paese; ma possiamo dire che sì, siamo usciti da HB perché ci siamo
convinti che con la violenza non si raggiungerà la piena autonomia di
Euskal Herria, anzi, i metodi violenti pregiudicheranno la nostra causa nazionalista..” precisa
Jimenez, a capo di una formazione che nella Regione Autonomica della Navarra (dove
l’
Euskera è lingua ufficiale) ha ottenuto alle recenti amministrative il 25% dei consensi,
subito dopo l’Upn,
Union del Pueblo Navarro, maggiore formazione nazionalista conservatrice. “Siamo di gran lunga in Navarra
i primi rappresentanti della sinistra
abertzale”, puntualizza Jimenez, che la definisce “né maoista, né marxista, una sinistra
moderna, da Europa del XXI secolo, che vede
Euskal Herria nel contesto dell’Unione Europea, magari sperando in una Europa che metta in
primo piano le persone e le identità, e non le merci”.
Abertzales ma NonViolenti. “La situazione nel mio Paese al momento non ha soluzione – prosegue Jimenez –
altrimenti non si parlerebbe da 40 anni di ‘questione Basca’. La prima cosa da
capire è che 'Eta' non può parlare a nome di un popolo; devono smettere di voler
essere i garanti delle nostre rivendicazioni. E’ ora che capiscano che i loro
metodi sono rigettati dalla maggioranza dei Baschi e che non hanno più appoggio
politico; devono deporre le armi, o meglio, dovrebbero anche sciogliersi dopo
aver dichiarato la fine della lotta armata”.
''Anche il Governo di Madrid però con l'arresto di oggi ha dato seguito a questa
politica di minacce e prove di forza. Come non violenti, noi di ‘Aralar’ rigettiamo anche la risposta repressiva, giudiziaria e attuata con l'uso della
forza poliziesca messa in atto dal Governo spagnolo. Sembra, purtroppo per il
mio Paese, che la questione di Euskal Herria stia diventando una tematica poliica da affrontare secondo le opportunità politiche
del momento, e delle sofferenze parlamentari che i singoli partiti di Governo
patiscono alle Cortes di Madrid”. L’ultima cosa da chiedere a Txentxo Jimenez è la più scontata e la
più difficile: come se ne esce? “Solo con il dialogo, ammettendo che c’è uno scontro
politico in atto, basato su posizioni politiche legittime, che i nostri amministratori
per dovere istituzionale devono risolvere al tavolo delle trattative”.