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Cosa prevedevano gli
accordi. L’accordo che lo scorso novembre ha posto fine a dieci anni di
guerra civile – costati oltre 13mila morti – prevedeva il confino di tutti i
guerriglieri maoisti dell’Esercito di Liberazione Popolare (Pla) in 28 campi gestiti
dall’Unmin e lo smantellamento delle strutture di governo parallele che “i
rossi” avevano creato nelle zone sotto il loro controllo. In cambio, i maoisti
sono
entrati nel governo transitorio di coalizione, il quale ha fissato al prossimo
26 novembre la data per l’elezione dell’Assemblea Costituente che disegnerà il
nuovo Nepal.
L’escamotage dei
maoisti. Peccato che nei campi siano entrati solo 30 mila guerriglieri del
Pla: i più giovani, quelli arruolatisi nell’ultimo periodo. Il grosso dei
ribelli – tutti gli ufficiali e i combattenti con maggiore esperienza – è stato
“riciclato” in una nuova organizzazione maoista, la Lega dei Giovani Comunisti
(Ycl): un movimento giovanile, teoricamente civile e disarmato, creato da
Prachanda alla fine dell’anno scorso allo scopo di aggirare gli obblighi dell’accordo
di pace che aveva appena firmato. Nella Ycl sono infatti stati travasati tutti
i
quadri militari e le forze meglio addestrate del Pla, in modo da metterli al
riparo dal confino nei campi Onu.
Altro che
smobilitazione. Con questo semplice stratagemma, la smobilitazione del Pla
non ha intaccato l’effettivo potere dei maoisti, che – seppur in borghese e
armati solo di armi bianche – hanno mantenuto il pieno controllo delle “zone
rosse” in modo da poter condizionare a proprio vantaggio lo storico voto del
prossimo novembre. Negli ultimi mesi, i “giovani maoisti” hanno iniziato ad attaccare
le forze di polizia che cercavano di penetrare nelle loro zone e hanno iniziato
a compiere azioni di cosiddetta “giustizia popolare” contro i “nemici del
popolo”: sequestro e uccisione di poliziotti, militari e “collaborazionisti”,
confische
dei loro terreni e dei loro beni, sequestri di merci di contrabbando e attacchi
contro strutture governative.
Tensione crescente.
Azioni culminate con il rapimento di Sitaram Prasai, famoso banchiere accusato
dal
governo di frode: il 3 giugno le guardie rosse lo hanno sequestrato e poi consegnato
alla polizia. Un’azione “criminale”, ha tuonato il primo ministro Koirala, suscitando
durissime reazioni tra i maoisti che, nelle piazze e nel parlamento di
Kathmandu, hanno chiesto al premier di porgere le sue scuse alla Lega dei Giovani
Comunisti. “Le parole di Koirala dimostrano che è lui quello che sta dalla
parte dei criminali, non noi che li combattiamo”, ha ribattuto Prachanda, respingendo
le richieste di fermare “le atrocità” della Ycl e annunciando anzi la sua
intenzione di raddoppiarne gli effettivi, portandoli a 250 mila entro pochi
mesi. Enrico Piovesana