09/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella campagna elettorale Usa, tra i repubblicani irrompe Fred Thompson. Un attore con la faccia da presidente
Sì alla guerra all'Iraq, al taglio delle tasse e al diritto di possedere armi, no all'aborto e alla facile immigrazione. Con queste posizioni, non stupisce che Fred Thompson sia popolare tra l'elettorato conservatore statunitense, e non a caso i sondaggi lo danno al secondo posto tra gli aspiranti presidenti repubblicani, dietro l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Niente male considerando che, al momento, Thompson non è un candidato. Ma è un attore, anche se conosciuto più per il volto che per il nome. E ciò è bastato a giornali e tv d'oltreoceano per scatenare un tam tam mediatico che fa di lui la nuova speranza dell'America conservatrice. Scomodando un altro attore di secondo piano che per otto anni è stato l'inquilino della Casa Bianca: Ronald Reagan.

Fred ThompsonChi è. Gli appassionati italiani della serie televisiva Law and Order lo conosceranno sicuramente, perché per cinque stagioni Thompson ha interpretato il procuratore Arthur Branch. Ma anche chi non segue i polizieschi potrà avere la sensazione di averlo già visto, per le sue tante apparizioni in film come Caccia a Ottobre Rosso, Giorni di tuono, Cape Fear, 58 minuti per morire. Sempre in ruoli minori, ma spesso istituzionali: direttore della Cia, agente del Fbi, capo di gabinetto, senatore. In quanto alla cosiddetta “faccia da presidente”, insomma, non sta messo male. E in più, per otto anni senatore lo è stato davvero, dal 1994 al 2002. Senza essersi particolarmente distinto; ma ciò gli consente comunque di vantare un'esperienza a Washington che altri, tra cui lo stesso Giuliani, non hanno.

La popolarità. Thompson è già considerato nel novero dei candidati perché, anche se l'annuncio non è ancora arrivato, ha formato da qualche settimana un comitato esplorativo, il passo che consente di iniziare la raccolta dei fondi per la campagna elettorale. A maggio, ha scritto un j'accuse contro Michael Moore e il suo nuovo film "Sicko," che illustra i presunti pregi della sanità cubana rispetto a quella statunitense. Da qualche giorno è attivo il suo sito personale, e gli osservatori della politica Usa prevedono che la sua discesa in campo verrà ufficializzata il 4 luglio, festa dell'Indipendenza. I sondaggi lo hanno già consacrato tra i favoriti alla nomination repubblicana: nell'ultimo, pubblicato due giorni fa, Thompson ha raccolto i favori del 17 per cento degli elettori repubblicani, che sceglieranno il candidato attraverso le primarie. Davanti c'era solo Giuliani (23 percento), mentre John McCain e Mitt Romney, che hanno iniziato la campagna da quattro mesi, sono rimasti dietro al candidato che ancora non c'è.

Fred Thompson, quando era senatoreNicchie scoperte. Il fenomeno Thompson riempie diverse nicchie lasciate scoperte dagli altri candidati repubblicani. Giuliani e McCain, considerati all'inizio i due favoriti, per lo zoccolo conservatore della destra religiosa sono troppo morbidi su temi sociali come l'aborto, i matrimoni gay, l'immigrazione ispanica. L'ex sindaco di New York, proprio perché cittadino della metropoli, è visto con diffidenza dai conservatori del sud del Paese. McCain è vecchio e ha problemi di salute. Romney, finora visto come il terzo incomodo, ha l'handicap di essere un mormone. Thompson invece è dell'Alabama ed è cresciuto in Tennessee. Per lui, rimuovere Saddam Hussein è stato giusto; il conflitto è stato gestito male ma non è ancora perso, e anzi la guerra al terrorismo è la sfida del nostro tempo; bisogna rafforzare i confini per impedire l'immigrazione illegale; l'effetto serra non esiste, è tutta colpa dei cicli del Sole; le decisioni sull'aborto dovrebbero essere lasciate ai singoli stati; l'Iran andrebbe attaccato preventivamente, prima che si doti della bomba atomica. In sintesi, è un conservatore duro e puro, che sa parlare alla sua base. E quindi ha mercato.

Panico tra i rivali. Se ne sono accorti anche i suoi rivali. Martedì 5 giugno, mentre la tv trasmetteva il primo dibattito televisivo tra dieci aspiranti repubblicani alla nomination, Thompson si presentava in prima serata sulla Fox News. Ma la sua presenza è stata sentita anche nello studio dove Giuliani, McCain e rivali cercavano di conquistarsi i favori del pubblico. “Sono Thompson, Tommy. Il candidato, non l'attore”, ha detto per presentarsi uno degli sfidanti, meno conosciuto dell'omonimo che candidato non è ancora. Un altro sfidante repubblicano, Mike Huckabee, si è lamentato che il tam tam creato intorno a Thompson gli ricorda l'attesa per la venuta di un supereroe dei cartoni animati. “Ma alla fine, gli elettori non cercano necessariamente qualcuno che salvi la situazione”, ha detto. Di certo, una volta candidato, la figura di Thompson verrà sviscerata e sarà molto più attaccabile per la sua scarsa esperienza. Ma partire con l'etichetta di “nuovo Ronald Reagan” lo rende uno con cui bisognerà fare i conti.

Alessandro Ursic

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