Nella campagna elettorale Usa, tra i repubblicani irrompe Fred Thompson. Un attore con la faccia da presidente
Sì alla guerra all'Iraq, al taglio delle tasse e al diritto di possedere armi,
no all'aborto e alla facile immigrazione. Con queste posizioni, non stupisce che
Fred Thompson sia popolare tra l'elettorato conservatore statunitense, e non a
caso i sondaggi lo danno al secondo posto tra gli aspiranti presidenti repubblicani,
dietro l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Niente male considerando che,
al momento, Thompson non è un candidato. Ma è un attore, anche se conosciuto più
per il volto che per il nome. E ciò è bastato a giornali e tv d'oltreoceano per
scatenare un tam tam mediatico che fa di lui la nuova speranza dell'America conservatrice.
Scomodando un altro attore di secondo piano che per otto anni è stato l'inquilino
della Casa Bianca: Ronald Reagan.
Chi è. Gli appassionati italiani della serie televisiva
Law and Order lo conosceranno sicuramente, perché per cinque stagioni Thompson ha interpretato
il procuratore Arthur Branch. Ma anche chi non segue i polizieschi potrà avere
la sensazione di averlo già visto, per le sue tante apparizioni in film come
Caccia a Ottobre Rosso, Giorni di tuono, Cape Fear, 58 minuti per morire. Sempre in ruoli minori, ma spesso istituzionali: direttore della Cia, agente
del Fbi, capo di gabinetto, senatore. In quanto alla cosiddetta “faccia da presidente”,
insomma, non sta messo male. E in più, per otto anni senatore lo è stato davvero,
dal 1994 al 2002. Senza essersi particolarmente distinto; ma ciò gli consente
comunque di vantare un'esperienza a Washington che altri, tra cui lo stesso Giuliani,
non hanno.
La popolarità. Thompson è già considerato nel novero dei candidati perché, anche se l'annuncio
non è ancora arrivato, ha formato da qualche settimana un comitato esplorativo,
il passo che consente di iniziare la raccolta dei fondi per la campagna elettorale.
A maggio, ha scritto un
j'accuse contro Michael Moore e il suo nuovo film "Sicko," che illustra i presunti pregi
della sanità cubana rispetto a quella statunitense. Da qualche giorno è attivo
il suo
sito personale, e gli osservatori della politica Usa prevedono che la sua discesa
in campo verrà ufficializzata il 4 luglio, festa dell'Indipendenza. I sondaggi
lo hanno già consacrato tra i favoriti alla nomination repubblicana: nell'ultimo,
pubblicato due giorni fa, Thompson ha raccolto i favori del 17 per cento degli
elettori repubblicani, che sceglieranno il candidato attraverso le primarie. Davanti
c'era solo Giuliani (23 percento), mentre John McCain e Mitt Romney, che hanno
iniziato la campagna da quattro mesi, sono rimasti dietro al candidato che ancora
non c'è.
Nicchie scoperte. Il fenomeno Thompson riempie diverse nicchie lasciate scoperte dagli altri candidati
repubblicani. Giuliani e McCain, considerati all'inizio i due favoriti, per lo
zoccolo conservatore della destra religiosa sono troppo morbidi su temi sociali
come l'aborto, i matrimoni gay, l'immigrazione ispanica. L'ex sindaco di New York,
proprio perché cittadino della metropoli, è visto con diffidenza dai conservatori
del sud del Paese. McCain è vecchio e ha problemi di salute. Romney, finora visto
come il terzo incomodo, ha l'handicap di essere un mormone. Thompson invece è
dell'Alabama ed è cresciuto in Tennessee. Per lui, rimuovere Saddam Hussein è
stato giusto; il conflitto è stato gestito male ma non è ancora perso, e anzi
la guerra al terrorismo è la sfida del nostro tempo; bisogna rafforzare i confini
per impedire l'immigrazione illegale; l'effetto serra non esiste, è tutta colpa
dei cicli del Sole; le decisioni sull'aborto dovrebbero essere lasciate ai singoli
stati; l'Iran andrebbe attaccato preventivamente, prima che si doti della bomba
atomica. In sintesi, è un conservatore duro e puro, che sa parlare alla sua base.
E quindi ha mercato.
Panico tra i rivali. Se ne sono accorti anche i suoi rivali. Martedì 5 giugno, mentre la tv trasmetteva
il primo dibattito televisivo tra dieci aspiranti repubblicani alla nomination,
Thompson si presentava in prima serata sulla Fox News. Ma la sua presenza è stata
sentita anche nello studio dove Giuliani, McCain e rivali cercavano di conquistarsi
i favori del pubblico. “Sono Thompson, Tommy. Il candidato, non l'attore”, ha
detto per presentarsi uno degli sfidanti, meno conosciuto dell'omonimo che candidato
non è ancora. Un altro sfidante repubblicano, Mike Huckabee, si è lamentato che
il tam tam creato intorno a Thompson gli ricorda l'attesa per la venuta di un
supereroe dei cartoni animati. “Ma alla fine, gli elettori non cercano necessariamente
qualcuno che salvi la situazione”, ha detto. Di certo, una volta candidato, la
figura di Thompson verrà sviscerata e sarà molto più attaccabile per la sua scarsa
esperienza. Ma partire con l'etichetta di “nuovo Ronald Reagan” lo rende uno con
cui bisognerà fare i conti.