09/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La totale libertà di stampa e di espressione in Venezuela sono ancora utopie

  

La poetessa Edda Armas (foto Simone Manzo, www.simonemanzo.com)Capelli lunghi, ricci di colore nero corvino, una forza d’animo senza pari. Questa è l’esatta descrizione di Edda Armas, poetessa venezuelana di 52 anni, presidentessa da diversi anni del Pen club Venezuela.
Autrice di numerose pubblicazioni, la prima risale al 1975 (Roto todo el silenzio), Edda si batte affinché tutti, nel paese sudamericano, possano esprimere liberamente la loro opinione, cosa che oggi non è totalmente possibile.
“A dire il vero bisogna distinguere le restrizioni che subiscono i giornalisti da quelle degli scrittori” racconta la poetessa all’ombra di un grande albero mentre sorseggia una bevanda fresca in un quartiere bene di Caracas. “Sembra che all’attuale amministrazione poco importi degli scrittori. Io, infatti, non ho notizie dirette di censura nei loro confronti. Effettivamente li lascia in pace. Per altre professioni legate all’informazione, però, ad esempio per i giornalisti, le cose stanno in altro modo. Esiste infatti una minaccia continua, anche se ‘discreta’”.
Le attività del Pen Club Venezuela sono certamente monitorate dal governo venezuelano, che nel corso degli ultimi anni ha fatto di tutto per potersi introdurre all’interno dell’associazione.
 
La poetessa Edda Armas, presidente del Pen Club Venezuela (foto di Simone Manzo, www.simonemanzo.com)La paura delle minacce. “Per la nostra sicurezza siamo costretti a riunirci nei luoghi più disparati. Nelle case di amici, nei ristoranti o in sale che affittiamo. Io da quest’anno sono dimissionaria dalla presidenza e entro breve tempo si terranno le votazioni, all’interno del Pen Club Venezuela, per eleggere un nuovo presidente. In passato è successo che alcuni rappresentanti della Rivoluzione Bolivariana attualmente in atto nel paese mi chiedessero di poter diventare presidente del Club o in qualche modo di entrare nel direttivo..”.
Molti giornalisti di questo paese hanno subito intimidazioni e minacce e la libertà di stampa è a rischio, nonostante i proclami sulle libertà che arrivano dal presidente e da molti analisti filogovernativi. “Capita di sovente che redattori critici verso la politica chavista si ritrovino l’auto distrutta o subiscano attentati”, racconta Edda Armas con un velo di tristezza.
 
Il presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela, Hugo Chavez Frias (foto di Alessandro Grandi)Una brutta situazione. E per i giornalisti d’inchiesta la situazione è ancora più complicata. Molti di loro per vivere in assoluta tranquillità hanno imparato ad autocensurarsi. "Questo non serve allo sviluppo del paese". Non solo. Edda, che mentre ingerisce la sua bevanda sembra accompagnare un boccone amaro, continua raccontando che “i giornalisti che hanno firmato il referendum per revocare il mandato al presidente Hugo Chavez (ma questo vale anche per gli altri cittadini) entrano a far parte di una specie di lista nera, la Lista de Tascon, e non hanno possibilità di accedere a nessun tipo di credito bancario. E molto spesso a loro non viene nemmeno rilasciato il passaporto”. E per loro l'ostacolo della burocrazia, già altissimo e quasi insopportabile, diventa praticamente insostenibile.
 
Edda Armas mentre mostra un libro fotografico (foto di Simone Manzo, www.simonemanzo.com)E la tv...Le cose non vanno meglio per l’informazione televisiva. “Non esistono programmi in diretta. C’è una commissione governativa che ne analizza il contenuto e decide cosa tagliare e cosa far vedere. La cosa più eclatante, però, riguarda i programmi che diffondono le notizie. Al giorno d’oggi si possono vedere in Tv solo dopo le 23. Prima non era così, erano previsti per le 21. C’erano determinati orari ed erano rispettati. Adesso, con lo spostamento delle trasmissioni ad un’ora così tarda, non tutti se la sentono di aspettare. E’ un modo come un altro di complicare l’accesso all’informazione. E molti programmi televisivi d’inchiesta giornalistica sono stati chiusi. Ma in questo paese tutto è complicato”.

Alessandro Grandi

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