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Capelli lunghi, ricci di colore nero corvino, una forza d’animo senza pari. Questa
è l’esatta descrizione di Edda Armas, poetessa venezuelana di 52 anni, presidentessa
da diversi anni del Pen club Venezuela.
La paura delle minacce. “Per la nostra sicurezza siamo costretti a riunirci nei luoghi più disparati.
Nelle case di amici, nei ristoranti o in sale che affittiamo. Io da quest’anno
sono dimissionaria dalla presidenza e entro breve tempo si terranno le votazioni,
all’interno del Pen Club Venezuela, per eleggere un nuovo presidente. In passato
è successo che alcuni rappresentanti della Rivoluzione Bolivariana attualmente
in atto nel paese mi chiedessero di poter diventare presidente del Club o in qualche
modo di entrare nel direttivo..”.
Una brutta situazione. E per i giornalisti d’inchiesta la situazione è ancora più complicata. Molti di loro
per vivere in assoluta tranquillità hanno imparato ad autocensurarsi. "Questo
non serve allo sviluppo del paese". Non solo. Edda, che mentre ingerisce la sua
bevanda sembra accompagnare un boccone amaro, continua raccontando che “i giornalisti
che hanno firmato il referendum per revocare il mandato al presidente Hugo Chavez
(ma questo vale anche per gli altri cittadini) entrano a far parte di una specie
di lista nera, la Lista de Tascon, e non hanno possibilità di accedere a nessun tipo di credito bancario. E molto
spesso a loro non viene nemmeno rilasciato il passaporto”. E per loro l'ostacolo
della burocrazia, già altissimo e quasi insopportabile, diventa praticamente insostenibile.
E la tv...Le cose non vanno meglio per l’informazione televisiva. “Non esistono programmi
in diretta. C’è una commissione governativa che ne analizza il contenuto e decide
cosa tagliare e cosa far vedere. La cosa più eclatante, però, riguarda i programmi
che diffondono le notizie. Al giorno d’oggi si possono vedere in Tv solo dopo
le 23. Prima non era così, erano previsti per le 21. C’erano determinati orari
ed erano rispettati. Adesso, con lo spostamento delle trasmissioni ad un’ora così
tarda, non tutti se la sentono di aspettare. E’ un modo come un altro di complicare
l’accesso all’informazione. E molti programmi televisivi d’inchiesta giornalistica
sono stati chiusi. Ma in questo paese tutto è complicato”. Alessandro Grandi
Parole chiave: alessandro grandi, venezuela, peacereporter