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Minimizzare. L'atterraggio di emergenza che si è verificato questa mattina poco dopo l'alba
nella base aerea di Sigonella non ha ricevuto che l'attenzione di poche righe
di agenzia. Un lancio secco, essenziale, che riferiva l'episodio come un' "avaria
ad uno dei motori segnalata dalla strumentazione di bordo". Il pilota del velivolo
militare ha spento il motore per precauzione, e l'atterraggio sulla pista, che
per sicurezza già pullulava di mezzi di soccorso, si è svolto senza alcun problema.
Anche in ambienti militari - recitano le agenzie stampa - il fatto è stato considerato
come "uno dei tanti episodi che si verificano per problemi tecnici, che rientrano
di norma nel settore dell'aviazione". Minimizzare è l'atteggiamento più comodo
e opportuno da parte dei militari, in circostanze di questo tipo. Ma, quando il
riserbo cede il passo alla segretezza, minimizzare è la condotta più irresponsabile.
Il segreto militare impedisce di fornire informazioni sul tipo di aereo, sulle
caratteristiche del carico a bordo, sulle cause che hanno provocato l'avaria.
Sorvolo pericoloso. Non tranquillizzano le dichiarazioni dei vertici militari italiani e statunitensi. Non rassicurano perché non rassicura sapere che Sigonella è la più grande base aeronavale del Mediterraneo. Che ospita sistemi d'arma pesanti e truppe, munizioni convenzionali e nucleari, equipaggiamento logistico, carburante. Che da qui partono quotidianamente aerei diretti alla baia di Augusta, sede privilegiata della Quarta flotta Usa. Un mese fa, nella baia ha attraccato il sottomarino della classe Los Angeles USS Augusta SSN710 (un reattore nucleare e numerosissimi missili Cruise Tomahawk che possono montare testate atomiche). Non confortano, gli stringati comunicati sulla 'regolarità' con la quale si verificano problemi tecnici ad aerei dei quali non si sa nulla, se non che sorvolano aree densamente popolate, una piana di fertili frutteti, nonché il polo chimico di Melilli-Priolo, la 'petrolandia' siracusana, trasportando chissà quali carichi.
Problemi tecnici. Ne sono occorsi, di problemi tecnici, agli apparecchi che negli ultimi 20 anni
si sono levati in volo da Sigonella, o lì sono atterrati. Andando a ritroso, il
12 settembre 2005, a un Orion della Marina Usa andò in avaria un motore mentre
stava raggiungendo la pista d'atterraggio. Nessun incidente, per fortuna, ma gli
abitanti della piana di Lentini non vogliono nemmeno sapere cosa sarebbe potuto
succedere se un velivolo in grado di trasportare bombe nucleari di profondità
fosse caduto sulle loro case. All'interno della base precipitò invece, il 27 agosto
2004, un elicottero Chinhook, di quelli visti in azione nei Balcani, in Iraq,
in Afghanistan, con il loro carico di uomini o armi. In quell'occasione, quattro
militari Usa rimasero feriti. Un altro elicottero per il trasporto truppe piombava
il 15 luglio 2003 su un distributore di benzina vicino al centro di Ramacca, in
provincia di Catania. Tutti morti i quattro membri dell'equipaggio.
Impatto misterioso. Tra le decine di incidenti che hanno visto coinvolti mezzi aerei statunitensi,
il più misterioso - e forse il più grave - accadde il 12 luglio 1984, quando un
quadrigetto 'Starlifter' precipitò nei pressi di Lentini. La vicenda è raccontata
da Antonio Mazzeo, attivista pacifista e autore di innumerevoli articoli su Sigonella,
sul sito www.terrelibere.org., dal quale citiamo. "Gli statunitensi ostacolarono
il soccorso ai mezzi locali e l’indagine fu sottratta alle autorità italiane.
Massimo fu il riserbo sul carico trasportato dal velivolo militare (...) la Flight
Safety Foundation di Washington ha pubblicato sul proprio data base una scheda
descrittiva sull’incidente di Lentini. La fondazione segnala che la destinazione
del volo era la base aeronavale di Diego Garcia, Oceano indiano (...) 'Immediatamente
dopo il decollo da Sigonella – si legge nella scheda – il motore n. 3 del velivolo
accusava una grave avaria, iniziando a emettere dei rottami che causavano il danneggiamento
del motore n. 4. I rottami entravano pure all’interno del compartimento di cargo,
incendiando un bancale contenente vernici. L’incendio alle merci trasportate produceva
uno spesso fumo velenoso che rendeva il controllo visivo dell’aereo estremamente
difficoltoso. L’aereo finiva su un ripido terrapieno ed esplodeva ad appena 198
secondi dal decollo. Gli esami tossicologici effettuati dopo l’incidente indicavano
che i membri dell’equipaggio avevano ricevuto potenzialmente livelli fatali di
cianuro dal fumo assorbito prima dell’impatto'. A seguito di questo incidente
l’Us Air Force iniziò a fornire ai piloti dei C141B maschere di ossigeno dotate
di occhiali speciali antifumo".
Sulla vicenda sta ancora cercando di far luce la Procura di Siracusa, che dovrà anche scoprire se esiste correlazione tra l'incidente e l'elevato tasso di malformazioni congenite e l’anomalo aumento di patologie leucemiche, tumori al cervello e alla tiroide, registrati tra il 1992 e il 1995 nel comprensorio dei comuni di Lentini, Carlentini e Francofonte.
Luca Galassi