07/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista Francesco Gosetti di Sturmeck, ambasciatore dell'Unione Europea a Haiti
L'ambasciatore GosettiAmbasciatore Gosetti, quali sono le sue osservazioni in questi primi sei mesi d’esperienza a Haiti?
Rispetto alla mia esperienza trentennale in Africa c'è una differenza senza dubbio evidente: Haiti è un paese iscritto nell’area occidentale. I problemi riguardanti lo sviluppo sociale ed economico non sono gli stessi delle altre aree in via di sviluppo. Haiti è una nazione in cui non esistono nella popolazione dei riferimenti diversi da quelli del mondo occidentale, perché gli schiavi trasportati qui sono stati completamente strappati alle loro origini e alla loro cultura. Sono stati deportati in un mondo occidentale, organizzato all’occidentale.
Qui c’è una grande individualità. In Africa se l’individuo è solo, scorporato dal gruppo, non ha esistenza. Quindi questo paese non ha le basi di partenza dei paesi africani  dove le decisioni sono nella stragrande maggioranza dei casi espressione di consenso collettivo.
Poi, Haiti è un paese che sente, vede e conosce tutto. Fino a 25 anni fa questo era un paese organizzato, anche se era arrivato a questo grazie a un periodo d’autoritarismo. Ed ha concrete possibilità di ritrovare le condizioni di un più grande benessere, meglio ripartito. Assomiglia un po’ all’Italia del dopoguerra quando vi era una forte disponibilità di mano d’opera. L'Italia pur carente di risorse primarie, ha potuto ricostruire, creare, capitalizzare sfruttando le rimesse degli emigranti ed il turismo. Ecco anche a Haiti c’è in questo momento una grande disponibilità di forza lavoro. Le rimesse degli emigranti (la famosa diaspora haitiana) rappresentano un terzo del Pil. E ha potenziali enormi per quanto riguarda il turismo. Tutto questo consente di dire che questo paese ha la capacità, concreta e reale di potersi iscrivere nel mondo occidentale e di poter approfittare delle possibilità economiche che questo offre.
 
 
L’enorme potenziale di questo paese è veramente sotto gli occhi di tutti. Ma fra il dire e il fare cosa manca?
E’ evidente che questo paese, avendo negli ultimi 25 anni perduto circa il 40 per cento della ricchezza nazionale, è l’esempio dei danni che una classe dirigente non all’altezza può fare.
 
Scene quotidiane a HaitiVuol dire che la situazione politica haitiana è paragonabile a un’azienda che fallisce?
Si, certo, Haiti è esattamente come un’industria gestita male. Un disastro, un vero e proprio disastro. Venticinque anni di cattiva gestione dovuti anche a ragioni non necessariamente dipendenti dalla qualità di certi dirigenti. Un'altalena costante fra distruzione e ricostruzione. Credo che questo sia forse l’handicap principale della storia di questo paese che non è un paese, non dà l’impressione di aver potuto o voluto dirigere il proprio destino.
Purtroppo questo non è un paese che ha eroi positivi e nella ricerca della vera identità spesso è valorizzato soltanto per i sussulti che è in grado di produrre. Questi rigurgiti di violenza, che sono l’espressione di una struttura sociale che non ha stabilità e distruggono tutto quello che è stato acquisito e poi si riparte nuovamente. Con tutti i problemi del caso.
 
 
E questo perchè?
In parte per delle ragioni legate alla sua storia e in parte per i governi degli ultimi 20 anni. Haiti è un paese che oggi è sinistrato in tutti i compartimenti dell’organizzazione sociale e della sua gestione. Il problema di fondo mi sembra la non risolta della struttura dell’organizzazione sociale, che perpetua una situazione di tipo coloniale. Una struttura che si organizza su basi clanistiche, in cui le faide e la vendetta si perpetuano nel tempo e si oppongono alla ricerca del consenso sociale.
 
I 4x4 dei caschi blu dell'Onu
 
La popolazione è ancora molto arrabbiata con il ‘bianco’ e con il mulatto: sono visti ancora oggi come dei colonizzatori. Cosa ne pensa?
Direi che esiste senza dubbio nell’organizzazione sociale, come del resto in altri paesi di quest’area geografica, una minoranza che capta la quasi totalità delle risorse e vive come in una colonia. Organizza la gestione delle risorse senza una vera adesione alla cultura locale.
C’è una fierezza nella storia di Haiti che fa dire a ogni cittadino ‘Haiti è la mia terra’, perché questa, non deve essere dimenticato, è una terra conquistata con il sangue. Però esiste un abbandono totale da parte della borghesia per il resto del paese. E questo secondo me è il risultato della storia più recente di Haiti. Ci sono forme di plutocrazia locale che ad un certo momento hanno addirittura frammentato la nazione. Ma direi anche che probabilmente l’esperienza duvalierista, con la sua centralizzazione, ha creato una repubblica di Port au Prince e una repubblica costituita dal resto del Paese.
Non esiste quasi mai l’impressione, a parte pochi casi di persone d’eccezione, di appartenenza al paese. Qui in Haiti tutti sembrano essere di passaggio.
 
 
Esiste una grande differenza fra la popolazione haitiana e resto delle popolazioni latinoamericane…
C’è una promessa insita nel fatto della deportazione. Credo che ogni haitiano che porta in sè la violenza della schiavitù e della deportazione, esista un sentimento inconscio 'Sono in Haiti, sono di Haiti ma sono destinato altrove’. Per di più, oggi la pressione economica fa in modo che chiunque incontri per strada ti chieda aiuto e un passaporto per andare in Italia o altrove. E’ desolante, vogliono tutti partire da questo splendido Paese. Non c’è speranza, nello spirito della gente, di costruire in Haiti un avvenire. E direi che invece l’attuale presidente, Renè Preval, ha dimostrato di essere legato a questa terra a differenza della gran parte del mondo economico-industriale che ha lasciato Haiti. Una grande parte dell'imprenditoria è presente solo per via delle proprietà che ancora ha in questo paese, ma vive altrove. E questo la dice lunga sul fatto che Haiti sia ancora un paese colonizzato e con una struttura coloniale, dove c’è gente che da ordini e sfrutta tutto il resto della popolazione.
 
 
Allora qual'è la speranza attuale per Haiti?
Direi che oggi, se c’è una speranza, è proprio data da questa volontà della nuova dirigenza che sta provando in tutti i modi a far capire agli haitiani quanto tenga a far parlare del Paese e a cercare un avvenire per Haiti, impegnandosi con ogni mezzo per arrivare all’equità sociale.
 
 
Preval è ben voluto dalla popolazioneRitiene dunque che l’amministrazione del Presidente Preval sia fino a questo momento valida?
Ritengo che ci sia una volontà nell’amministrazione haitiana di cercare il modo più giusto di risolvere le cose. Preval ha detto che la battaglia da vincere in questo momento è la battaglia per l’equità sociale e io sono d’accordo. E' anche importante prendere coscienza che la comunità internazionale ha investito molto per la stabilità del paese. sarebbe imperdonabile sciupare l'opportunità che esiste oggi per dimostrare alla collettività internazionale che Haiti è un paese governabile. Certo l’attuale dirigenza dovrebbe avere più aiuto dal mondo economico imprenditoriale. E comunque bisogna capirli gli imprenditori. Hanno lasciato l’isola d tempo e ancora oggi hanno grandi difficoltà a tornare a lavorare qui, proprio per via dei continui rigurgiti di violenza che attanagliano il Paese.
 
 
E per quanto riguarda la criminalità com'è la situazione?
La criminalità è ancora molto presente, anche se nell’ultimo periodo dobbiamo dire che è un po’ diminuita. Però sappiamo bene quali sono gli obiettivi delle bande criminali e anche per questo bisogna capire la classe imprenditrice quando non vuole tornare qui a rilanciare l’economia nazionale.
 
 
La presenza sul territorio dei caschi blu della Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ha contribuito al miglioramento degli eventi sociali in Haiti?
Si, però la realtà è un’altra. Anche se fossero così importanti i caschi blu, come possiamo pensare che con 8.000 militari si possa controllare un paese come Haiti? Il ruolo della Minustah è essenziale per assicurare la stabilità politica e permettere che nel tempo Haiti si doti degli strumenti necessari all'affermazione dello Stato di diritto (riforma della giustizia, soppressione dell'impunità, ristrutturazione della polizia..). A livello della criminalità la Minustah ha dei risultati positivi, come gli arresti di alcuni capi gang e il clima sociale è effettivamente mutato. C'è una miglior fiducia nell'azione di polizia. Ma i successi della Minustah nella riduzione della criminalità non devono far illusione. I problemi sono ben più complessi e la Minustah non può sostituirsi all'azione delle autorità. Questo paese vive due realtà completamente diverse: una è quella occulta, dove tutti grosso modo sanno o presumono determinate cose, l’altra è quella visibile, dove la povertà e l’individualità sono padrone della vita quotidiana.
 
L'ambasciatore Gosetti
 
E l’Unione europea in tutto questo come interviene?
L’Ue è dopo gli Usa il secondo donatore del Paese. Quindi direi, entro certi limiti e non per farne un elemento di fierezza particolare, che la cooperazione dell’Unione Europea è l’espressione di una vera volontà di solidarietà, di condivisione di valori, che poi sono quelli che caratterizzano la ostruzione europea. Inoltre, la stabilità dell’area geografica dei Caraibi dipende molto dalla stabilità sociale e politica di Haiti. Questo per noi è molto importante. La visione dell'Unione Europea nel contesto della mondializzazione e che è 'geneticamnete' iscritta nella nostra storia recente, si appoggia sull'integrazione politica ed economica di aree geografiche omogenee. In sostanza esiste una volontà comune di vedere un mondo capace di condividere la pace che abbiamo saputo costruire con l'Unione Europea. 
Gli accordi di cooperazione che ci legano a Haiti (Accordi di Cotonou) esprimono una visione condivisa di valori comuni e per questo è bello per me essere in Haiti ad occuparmi di cooperazione comunitaria, perchè il mio lavoro ha etica e morale di vera solidarietà e di vera volontà di condividere un mondo in cui l’individuo riceva veramente quel che ogni individuo merita di avere.

Alessandro Grandi

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