stampa
invia
Negoziato interrotto. Con l'affermazione della volontà di 'agire su tutti i fronti in difesa di Heuskal
Herria (Paese Basco, ndr)' l'organizzazione terroristica spagnola Eta ha annunciato
per la mezzanotte di oggi la fine del cessate il fuoco che aveva proclamato unilateralmente
il 22 marzo dell'anno scorso. La ripresa della lotta armata per l'indipendenza
è stata resa nota in un messaggio inviato al quotidiano basco 'Berria'. L'Eta
precisa che la fine della tregua avverrà perchè "non esistono le condizioni minime
per continuare il negoziato con il governo" guidato dal premier Jose Luis Rodriguez
Zapatero e accusato di aver risposto al cessate il fuoco dell'organizzazione con
"arresti, torture e persecuzioni".
Elezioni 'antidemocratiche'. L'annuncio, anticipato ieri dai servizi segreti spagnoli, potrebbe significare
l'imminenza di un altro grosso attacco da parte dei separatisti baschi. Dopo più
di un anno dal cessate il fuoco, interrotto però cinque mesi fa dall'attentato
all'aeroporto di Madrid-Barajas, del quale l'organizzazione si assumeva piena
responsabilità, l'Eta accusa Zapatero di aver trasformato la sua posizione in
un atteggiamento "fascista, che lascia i partiti e i cittadini senza diritti".
Il riferimento è alle ultime elezioni amministrative, definite "antidemocratiche"
perché "la giustizia spagnola ha lasciato migliaia di cittadini e la sinistra
Abertzale fuori da consultazioni antidemocratiche che non hanno legittimità alcuna".
Centinaia di candidati di due partiti nazionalisti baschi (Abertzale Sozialistak
e Accion Nacionalista Vasca) sono stati esclusi dalla Corte costituzionale perchè
accusati di infiltrazioni da parte del partito Batasuna, formazione al bando da
ben cinque anni.
"Non cederemo". Scuro in volto, con al fianco la sua vice, Fernandez de la Vega, Zapatero è
apparso in televisione poco prima delle 11 di stamani per leggere un messaggio
istituzionale nel quale l'organizzazione terroristica viene accusata di aver nuovamente
commesso un grosso errore "in quanto - ha detto Zapatero - la decisione va in
una direzione diametralmente opposta a quella che intendono percorrere la società
basca e quella spagnola, un cammino che può essere cominciato e seguito con la
rinuncia completa alla violenza". Il Primo ministro ha inoltre ribadito la necessità
e la speranza che l'appoggio al governo di tutti i gruppi politici sia adesso
'unanime'. "Siamo un Paese forte - ha spiegato il capo dell'esecutivo -, la nostra
società ha dimostrato che la sua forza non è stata intaccata dal dolore, e lo
dimostrerà nuovamente, senza cedere alle minacce o alle sfide di chi intende sottometerla".
Speranza infranta. Precedentemente all'annuncio, il gruppo terroristico aveva cominciato una nuova
campagna di estorsione, inviando lettere agli impresari dei Paesi Baschi e chiedendo
fino a 150 mila euro per "contribuire al processo di liberazione e di costruzione
di Heuskal Herria". L'Eta, organizzazione creata negli anni '60 per l'indipendenza
dei Paesi Baschi, ha ucciso più di 800 persone dall'inizio della sua attività.
Dopo il rifiuto del negoziato da parte del governo Aznar, nel 2006 Zapatero aveva
avviato un processo di pace con i nazionalisti, alimentando la speranza che il
partito Batasuna - considerato il braccio politico dell'Eta - potesse tornare
alla legalità ponendosi come interlocutore ufficiale per il dialogo. Speranza
resa vana dopo l'attentato all'aeroporto di Barajas, che ha ucciso due cittadini
ecuadoriani e posto il governo socialista sotto il fuoco di fila dell'opposizione.
Luca Galassi