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Distribuzione insufficiente. La rivista medica Lancet riporta una
lettera da Bassora, nel sud del paese. I due autori descrivono la situazione in
cui si
trovano i pazienti diabetici in Iraq, una situazione emblematica del
quadro deficitario nei diversi settori della sanità. Per i diabetici,
se le cose sono state più o meno sotto controllo fino a dicembre 2006 e
l’insulina per curarli era disponibile, con il 2007 le cose sono
cambiate: il farmaco arriva ancora nel Paese, ma il problema si
presenta poi nella distribuzione alle diverse città, deficitaria perché
mancano le condizioni di sicurezza. Con la prospettiva di un ulteriore
peggioramento con l’aumento della temperatura esterna, che complicherà
ulteriormente la conservazione e il trasporto del farmaco. Ecco quindi
che nel centro diabetico di Bassora ci sono pazienti che hanno smesso la
cura, che hanno ridotto la dose per centellinare quella a disposizione
finché la crisi non sarà superata, che stanno usando insulina scaduta,
hanno cambiato terapia o, ancora, che si servono di prodotti di cui non si
conosce la qualità che arrivano da Paesi confinanti.
Infanzia in pericolo. Nell’editoriale di accompagnamento alla
descrizione della situazione dei diabetici iracheni, la rivista Lancet
sottolinea come il quadro sanitario stia peggiorando a tutti i livelli,
con ospedali come il Samarra General Hospital che, secondo quanto
riferito dall’organizzazione non governativa Doctors for Iraq, non può
utilizzare tutte le apparecchiature mediche per periodi di interruzione
nell’arrivo della corrente. Inoltre, un rapporto Unami (United Nation Assistance
Mission for Iraq)
segnala come circa la metà dei bambini iracheni sia
malnutrita e i dati forniti dall’Unicef confermano il quadro
allarmante: dal 2003, quattro milioni di iracheni (il 15 percento circa
della
popolazione) hanno abbandonato la loro casa, oltre due milioni
oltrepassando i confini: i bambini rappresentano circa la metà degli
sfollati. Proprio fra i bambini sono stati segnalati i primi casi
sospetti di colera, in un Paese dove si calcola che solo il 30 percento
dei piccoli abbia accesso ad acqua pulita e sicura. Ancora,
sempre ragionando sull’infanzia, mancano i servizi sanitari, manca la
possibilità di un’istruzione: solo in Siria sono circa 320mila i
piccoli iracheni che non vanno a scuola. Fra le persone scappate dalle
loro abitazioni ci sono medici, infermieri, insegnanti, adulti che non
possono più svolgere le loro importanti funzioni nei confronti
dell’infanzia.
Disponibilità e accessibilità. Mancanza di persone dunque, per fornire
assistenza sanitaria, per continuare a fornire
un’istruzione, in un Paese dove, sempre secondo il rappporto UNAMI
riportato da Lancet, più della metà della popolazione vive con meno di
un dollaro al giorno. E dove vi è la disponibilità di
farmaci, manca la possibilità di averli, per i pericoli nella
distribuzione. “Quando si pensano piani sanitari per l’Iraq” si legge
nell’editoriale di Lancet, “è vitale considerare l’accessibilità
piuttosto che la disponibilità”. Non riuscire a far arrivare i farmaci
a chi ne ha bisogno rende vano l’avere disponibili nel Paese medicine
di qualità. “Ignorare quello che sta succedendo sul territorio mentre
si programma il futuro è una ricetta per il disastro” ammonisce la
rivista.
Valeria Confalonieri