05/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra civile in corso da un mese non passa le porte di Ain el Helwi
Scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
Tacciono le armi, i miliziani di Jund el Shaam ( I guerrieri della Grande Siria) si sono ritirati dentro le ridotte del campo profughi palestinese di Ain el Helwi alle porte di Sidone, (in arabo Saida), Sud del Libano.
 
Nei giorni passati, la guerra civile in corso a Nahr el Bared, nord di Tripoli, sembrava arrivata nel borgo abusivo d’El Taamiin, cresciuto ai margini di questa città nella città che, secondo dati ufficiali Unrwa, dovrebbe ospitare tra 60 e 70mila abitanti, ma ne conta oltre 100mila; due terzi dei veri abitanti di Ain El Helwi vivono nei palazzoni abusivi costruiti ai margini di un conglomerato sfuggito ai controlli statistici Unrwa e al controllo di sicurezza dell’Autorità palestinese.
 
Posto di blocco di Fatah all'ingresso del campo. Foto di Gianluca UrsiniTacciono le armi. L’esercito Libanese ha aumentato fino a un centinaio d’unità, per evitare che ci siano altre battaglie, le forze a presidio dell’ingresso Ovest del più grande campo del Paese, dove si trovano anche profughi dall’Eritrea e soprattutto molti siriani; la sezione locale di al Fatah, sotto il comando del colonnello Akib el Hashi (uno che sa il fatto suo, dopo esser sfuggito a nove attentati) delegato alla Sicurezza nel campo, ha disposto una pattuglia di controllo di miliziani armati come cordone di sicurezza, per evitare che miliziani filoJihadisti entrino in contatto con l’Armèé Libanaise; gli scontri degli ultimi due giorni hanno causato due morti tra i miliziani e due tra le forze regolari. Tutto sembra quindi tornato alla calma nel quartiere ‘dei siriani’, profughi del Paese confinante, come quelli confluiti in Jund el Sham, quasi tutti fuggiti dalle persecuzioni del regime di Assad padre che li cacciò da Damasco negli anni ’80. Jund el Sham è un gruppo in cui sono anche confluiti transfughi del gruppo Jihaidista Usbat el Ansar, critici verso le posizioni filo Sciite e filo Hezbollah. Jund el Shaam predica infatti l’unità dei sunniti nella lotta con Israele.
 
Scuola dell'Ong Nabaa nel campo di Ain el Helwi. Foto di Gianluca UrsiniSidone è ancora lontana. Ieri Abu Hureira, portavoce del gruppo sunnita protagonista degli scontri a Nahr el Bared, Fatah el Islam, ha annunciato di essere pronto a “appiccare il fuoco della guerra civile anche al Sud, soprattutto a Sidone”, riferendosi a Ain el Helwi. Subito dopo però Fatah el Islam, mentre gli scontri volgevano al termine, ha tenuto a precisare che non esiste nessun collegamento tra loro e il gruppo di Jund el Shaam che ha sparato sull’esercito in questi giorni. “Per adesso questi sono scontri interni alle milizie sunnite, che sfuggono al controllo di Fatah e delle formazioni palestinesi ufficiali – commenta Fuad Andas, palestinese ritornato in Italia dopo gli scontri della scorsa estate nella sua nativa Tiro – nessun allargamento del conflitto è possibile, visto che Amal e Hezbollah, le principali formazioni sciite, stanno mantenendo un atteggiamento molto conciliatorio. Basti pensare che tre militanti di Hezbollah sono stati uccisi dalla Security all’aeroporto di Beirut la scorsa settimana, ufficialmente perché non si sarebbero fermati all’alt della pattuglia che ha fatto fuoco su di loro. Un episodio oscuro che il leader di Hezbollah, lo Sceicco Nasrallah, ha cercato di minimizzare, invitando le forze di sicurezza a una maggiore attenzione”.
 
Il Quartiere di El Taamiin ha sempre vissuto momenti di tensione, come la morte di un dodicenne durante il Ramadan per uno scontro tra bande giovanili rivali, o ancora, la scorsa settimana, quando un militante di Jund el Shaam si era messo a sparare all’impazzata alla notizia della morte di un suo fratello negli scontri di Nahr el Bared. Da un giorno è tornata la pace; per quanto a lungo, non lo può dire nessuno. “Nemmeno quelli di Jund el Shaam sanno tra quanto scoppierà la polveriera”, chiude salutandoci al telefono Maalek Osta, producer per l’agenzia televisiva ‘Reuters’ a Sidone. 
 
Parole chiave: libano, palestinesi, ain el helwi, nahar el bared
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Libano
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