Scritto per noi da
Gianluca Ursini
Tacciono
le armi, i miliziani di Jund el Shaam ( I guerrieri della Grande
Siria) si sono ritirati dentro le ridotte del campo profughi
palestinese di Ain el Helwi alle porte di Sidone, (in arabo Saida), Sud del Libano.
Nei
giorni passati, la guerra civile in corso a Nahr el Bared, nord di
Tripoli, sembrava arrivata nel borgo abusivo d’El Taamiin,
cresciuto ai margini di questa città nella città che,
secondo dati ufficiali Unrwa, dovrebbe ospitare tra 60 e 70mila
abitanti, ma ne conta oltre 100mila; due terzi dei veri abitanti di
Ain El Helwi vivono nei palazzoni abusivi costruiti ai margini di un
conglomerato sfuggito ai controlli statistici Unrwa e al controllo di
sicurezza dell’Autorità palestinese.
Tacciono le armi. L’esercito
Libanese ha aumentato fino a un centinaio d’unità, per
evitare che ci siano altre battaglie, le forze a presidio
dell’ingresso Ovest del più grande campo del Paese, dove si
trovano anche profughi dall’Eritrea e soprattutto molti siriani; la
sezione locale di al Fatah, sotto il comando del colonnello Akib el
Hashi (uno che sa il fatto suo, dopo esser sfuggito a nove attentati) delegato
alla Sicurezza nel campo, ha disposto
una pattuglia di controllo di miliziani armati come cordone di
sicurezza, per evitare che miliziani filoJihadisti entrino in
contatto con l’Armèé Libanaise; gli scontri degli
ultimi due giorni hanno causato due morti tra i miliziani e due tra
le forze regolari. Tutto sembra quindi tornato alla calma nel
quartiere ‘dei siriani’, profughi del Paese confinante, come quelli confluiti
in Jund el Sham, quasi tutti fuggiti dalle persecuzioni del regime
di Assad padre che li cacciò da Damasco negli anni ’80. Jund
el Sham è un gruppo in cui sono anche confluiti transfughi
del gruppo Jihaidista Usbat el Ansar, critici verso le posizioni filo
Sciite e filo Hezbollah. Jund el Shaam predica infatti l’unità
dei sunniti nella lotta con Israele.
Sidone è ancora lontana. Ieri
Abu Hureira, portavoce del gruppo sunnita protagonista degli scontri
a Nahr el Bared, Fatah el Islam, ha annunciato di essere pronto a
“appiccare il fuoco della guerra civile anche al Sud, soprattutto a
Sidone”, riferendosi a Ain el Helwi. Subito dopo però Fatah
el Islam, mentre gli scontri volgevano al termine, ha tenuto a
precisare che non esiste nessun collegamento tra loro e il gruppo di
Jund el Shaam che ha sparato sull’esercito in questi giorni. “Per
adesso questi sono scontri interni alle milizie sunnite, che sfuggono
al controllo di Fatah e delle formazioni palestinesi ufficiali –
commenta Fuad Andas, palestinese ritornato in Italia dopo gli scontri
della scorsa estate nella sua nativa Tiro – nessun allargamento del
conflitto è possibile, visto che Amal e Hezbollah, le
principali formazioni sciite, stanno mantenendo un atteggiamento
molto conciliatorio. Basti pensare che tre militanti di Hezbollah
sono stati uccisi dalla Security all’aeroporto di Beirut la scorsa
settimana, ufficialmente perché non si sarebbero fermati
all’alt della pattuglia che ha fatto fuoco su di loro. Un episodio
oscuro che il leader di Hezbollah, lo Sceicco Nasrallah, ha cercato
di minimizzare, invitando le forze di sicurezza a una maggiore
attenzione”.
Il
Quartiere di El Taamiin ha sempre vissuto momenti di tensione, come
la morte di un dodicenne durante il Ramadan per uno scontro tra bande
giovanili rivali, o ancora, la scorsa settimana, quando un militante di
Jund el Shaam si era messo a sparare all’impazzata alla notizia
della morte di un suo fratello negli scontri di Nahr el Bared. Da un
giorno è tornata la pace; per quanto a lungo, non lo può
dire nessuno. “Nemmeno quelli di Jund el Shaam sanno tra quanto
scoppierà la polveriera”, chiude salutandoci al telefono
Maalek Osta, producer per l’agenzia televisiva ‘Reuters’ a
Sidone.