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Forse oltre cento
morti. Nel tentativo di contrastare l’avanzata verso nord delle truppe cingalesi,
le Tigri Tamil hanno sferrato per la prima volta un massiccio attacco contro le
linee governative, uccidendo almeno 30 soldati e conquistando quattro postazioni
d’artiglieria.
Ci provano i
giapponesi. Venerdì scorso, proprio alla vigilia di questa escalation del
conflitto, il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapakse, aveva dichiarato
di essere pronto a riaprire “anche subito” il negoziato con la guerriglia
separatista Tamil. Un appello fatto per preparare il terreno alla visita dell’inviato
di pace giapponese Yasushi Akashi, che dovrebbe arrivare sull’isola domani, nel
tentativo di riallacciare il dialogo interrottosi alla fine del 2005 con la
rottura della tregua del 2002 e la riesplosione del conflitto – dal dicembre
2005 i morti sono stati oltre 5.500. Un tentativo che, seppur sostenuto dal
governo di Colombo, è avversato dai vertici dell’esercito singalese, decisi a
percorrere fino in fondo la via militare dopo la vittoriosa offensiva invernale
sul fronte orientale di Batticaloa, costata centinaia di morti da entrambe le
parti e anche tra la popolazione civile. Enrico Piovesana