04/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Decine di morti nei violentissimi scontri degli ultimi giorni
Il fine settimana ha registrato una delle più violente battaglie degli ultimi mesi. I combattimenti iniziati sabato sera sul fronte settentrionale di Mannar-Vavuniya hanno causato la morte di almeno una trentina di soldati governativi e di oltre cinquanta guerriglieri tamil.
 
Artiglieria governativaForse oltre cento morti. Nel tentativo di contrastare l’avanzata verso nord delle truppe cingalesi, le Tigri Tamil hanno sferrato per la prima volta un massiccio attacco contro le linee governative, uccidendo almeno 30 soldati e conquistando quattro postazioni d’artiglieria.
La reazione delle forze armate singalesi è stata immediata e durissima: un bombardamento a tappeto delle postazioni dell’Ltte, nel quale almeno 52 guerriglieri sarebbero rimasti uccisi.
Nonostante entrambe le parti ammettano ufficialmente un numero inferiore di perdite, fonti locali riferiscono che il bilancio degli scontri supera il centinaio di morti.
Lo scambio di colpi d’artiglieria è ripreso domenica e risulta ancora in corso.
 
In rosso le zone controllati dall'LtteCi provano i giapponesi. Venerdì scorso, proprio alla vigilia di questa escalation del conflitto, il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapakse, aveva dichiarato di essere pronto a riaprire “anche subito” il negoziato con la guerriglia separatista Tamil. Un appello fatto per preparare il terreno alla visita dell’inviato di pace giapponese Yasushi Akashi, che dovrebbe arrivare sull’isola domani, nel tentativo di riallacciare il dialogo interrottosi alla fine del 2005 con la rottura della tregua del 2002 e la riesplosione del conflitto – dal dicembre 2005 i morti sono stati oltre 5.500. Un tentativo che, seppur sostenuto dal governo di Colombo, è avversato dai vertici dell’esercito singalese, decisi a percorrere fino in fondo la via militare dopo la vittoriosa offensiva invernale sul fronte orientale di Batticaloa, costata centinaia di morti da entrambe le parti e anche tra la popolazione civile.
 

Enrico Piovesana

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