Due ospedali di Los Angeles ammettono una pratica comune: scaricare in strada gli homeless ancora in cura
Per anni è stata una leggenda metropolitana. Poi le autorità hanno voluto vederci
chiaro, e le telecamere hanno rivelato quello che tutti sapevano. Un'anziana demente
scaricata come un pacco da un taxi, con addosso solo un paio di pantofole, un
pannolone e un camice da ospedale; poi un paraplegico lasciato sulla strada, senza
neanche una sedia a rotelle. Due casi divenuti ormai il simbolo del “patient dumping”, lo scarico in strada di pazienti senzatetto da parte degli ospedali statunitensi:
dopo le prime cure di emergenza che per legge sono tenuti a garantire a chiunque,
molti ospedali si disfano il prima possibile dei ricoverati che non sono in possesso
di un'assicurazione medica e non hanno nessun parente. A Los Angeles, dove si
sono verificati i due casi citati, ora che il problema è stato riconosciuto si
sta cercando di risolverlo. E negli Usa, anche per l'imminente uscita del nuovo
film di Michael Moore sulle carenze del sistema sanitario nazionale, sta emergendo
la consapevolezza che una riforma sia necessaria.
I fatti. I due episodi sono avvenuti entrambi a Skid Row, il quartiere nel centro della
metropoli californiana con la più alta concentrazione di senzatetto degli States:
un quadrato di una cinquantina di isolati dove vivono oltre diecimila
homeless, spesso con seri problemi di dipendenza da droghe e alcool. Uno di quei posti
che la polizia lascia al proprio destino, insomma. Qui, dove da tempo correva
voce della pratica del “
patient dumping”, un'associazione che dà rifugio agli
homeless ha installato alcune telecamere per riprendere cosa succedeva in strada. L'anno
scorso è stato così ripreso lo scarico di Carol Ann Reyes, una senzatetto di 63
anni affetta da demenza, appena dimessa da un ospedale della catena Kaiser Permanente
dopo tre giorni di ricovero per una caduta. I responsabili del centro di cura,
ammettendo di aver perso i vestiti della donna, hanno confessato di averla caricata
su un taxi senza scarpe né mutande. Lo scorso febbraio, le telecamere hanno documentato
il “
dumping” di Gabino Olvera, un senzatetto paraplegico di 41 anni che era stato portato
all'Hollywood Presbyterian Hospital per alcuni lividi dovuti a un lieve incidente
stradale (Olvera vive nella sua automobile e la guida con i comandi a mano). E'
stato lasciato sul marciapiede ad alcuni isolati di distanza da un rifugio per
homeless, con addosso ancora una sacca per colostomia, senza poter far altro che strisciare
per chiedere aiuto. Per i dirigenti del Presbyterian, la colpa è stata dell'autista
che guidava il furgoncino dell'ospedale.
Ammissione di colpa. Dopo le indagini delle autorità di Los Angeles, a fine maggio entrambe le aziende
ospedaliere hanno ammesso le loro colpe e hanno cercato di porvi rimedio. La Kaiser,
che è il più grande gruppo no-profit del settore negli Usa, ha accettato di finanziare
alloggi per senzatetto e di costruire una clinica gratuita, destinando allo scopo
500mila dollari (370mila euro). Sono stati promessi anche una revisione delle
procedure per il trattamento degli homeless, nonché un corso di addestramento per gli operatori sanitari. I responsabili
dell'Hollywood Presbyterian hanno annunciato tre giorni dopo di voler adottare
linee guida simili. Tutto risolto? Difficilmente sarà così, in una città che conta
circa 90mila senzatetto. Il procuratore di Los Angeles, Rocky Delgadillo, ha detto
che le autorità cittadine stanno indagando su un'altra cinquantina di casi simili:
“Gli homeless sono le vittime perfette. Un senzatetto scaricato a Skid Row sparisce nel caos
del quartiere nel giro di pochi minuti. E' difficile per noi trovarli e scoprire
le prove di cui abbiamo bisogno”, ha detto. Già nel 2001, inoltre, era uscito
un rapporto su scala nazionale che accusava centinaia di aziende ospedaliere di
praticare il “patient dumping”. “Sono venti anni che la gente parla di queste cose”, dice il reverendo Andy
Bales, che gestisce a Skid Row l'organizzazione per senzatetto United Rescue Mission.
“Ma solo quando l'America ha visto un episodio del genere in tv il fenomeno è
stato riconosciuto”.
Sistema fuori controllo. Anche in assenza di telecamere, gli Stati Uniti sembrano però essersi resi conto
che il sistema sanitario è fuori controllo. Nel Paese con la più alta spesa sanitaria
pro capite (5.200 dollari, contro i 2.100 dell'Italia), circa 47 milioni di persone
– un americano su sei – sono sprovviste di assicurazione medica, senza la quale
molte cure sono precluse. Non si tratta solo di poveri e disoccupati: sempre più
giovani, contando di non averne bisogno e senza un'assicurazione fornita dal datore
di lavoro (ormai lo fa solo il 50 percento delle piccole aziende), scelgono di
farne a meno. Ma con un numero crescente di persone scoperte, e ospedali che comunque
per legge devono garantire le cure di emergenza anche ai non assicurati, il costo
delle prestazioni ospedaliere è aumentato per tutti. I prezzi alle stelle diventano
così fuori portata per chi dovrebbe comprarsi una polizza di tasca propria, e
il circolo vizioso è completato.
Le idee per cambiare. Con la campagna elettorale per le presidenziali del 2008 già iniziata, e il film
Sicko che promette di far discutere, è chiaro che il tema delle riforme del sistema
sanitario avrà un peso diverso dal passato nelle prossime elezioni. I principali
candidati del partito democratico – Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards
– hanno promesso di voler introdurre una copertura sanitaria per tutti i cittadini.
Ma se il tema è tornato alla ribalta su scala nazionale, il merito va più che
altro all'iniziativa di molti governatori. A cominciare, anche per l'importanza
del suo stato, da Arnold Schwarzenegger. Un californiano su cinque è senza assicurazione:
l'ex Terminator ha preparato un piano che prevede la copertura obbligatoria per
tutti, attraverso la distribuzione di sussidi ai più poveri e tasse più alte alle
aziende che non offrono cure sanitarie gratuite ai loro dipendenti. “In California,
tutti dovranno avere un'assicurazione”, ha detto Schwarzenegger. “Se non te lo
puoi permettere, lo stato ti aiuterà a sottoscriverne una. Ma devi essere assicurato”.
Volontà bipartisan. Anche in Illinois, Tennessee e Pennsylvania i governatori hanno promesso grandi
riforme, a cominciare dalla copertura per i bambini. In altri stati sono sul tavolo
diverse idee per venire incontro ai dipendenti delle aziende più piccole e ai
giovani precari, nel tentativo di offrire assicurazioni light, che coprano almeno le cure di base. Il primo test pratico lo fornirà il Massachusetts,
dove dal prossimo luglio chi non avrà un'assicurazione medica dovrà pagare una
multa di mille dollari. I più poveri, con un reddito fino al triplo della soglia
di povertà, riceveranno dei sussidi statali, mentre le piccole aziende dovranno
pagare allo stato 295 dollari per dipendente, se non potranno offrire una copertura
medica. Queste riforme sono state introdotte dall'ex governatore Mitt Romney,
uno dei candidati repubblicani alle elezioni del 2008. Una volontà bipartisan
di riforma del settore c'è. Rimane da vedere se, anche per un budget della Difesa
gonfiatosi per le guerre in Iraq e in Afghanistan, ci saranno i soldi per mettervi
mano.