05/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Due ospedali di Los Angeles ammettono una pratica comune: scaricare in strada gli homeless ancora in cura
Per anni è stata una leggenda metropolitana. Poi le autorità hanno voluto vederci chiaro, e le telecamere hanno rivelato quello che tutti sapevano. Un'anziana demente scaricata come un pacco da un taxi, con addosso solo un paio di pantofole, un pannolone e un camice da ospedale; poi un paraplegico lasciato sulla strada, senza neanche una sedia a rotelle. Due casi divenuti ormai il simbolo del “patient dumping”, lo scarico in strada di pazienti senzatetto da parte degli ospedali statunitensi: dopo le prime cure di emergenza che per legge sono tenuti a garantire a chiunque, molti ospedali si disfano il prima possibile dei ricoverati che non sono in possesso di un'assicurazione medica e non hanno nessun parente. A Los Angeles, dove si sono verificati i due casi citati, ora che il problema è stato riconosciuto si sta cercando di risolverlo. E negli Usa, anche per l'imminente uscita del nuovo film di Michael Moore sulle carenze del sistema sanitario nazionale, sta emergendo la consapevolezza che una riforma sia necessaria.

 
L'immagine di Carol Reyes, il primo caso provato di patient dumpingI fatti. I due episodi sono avvenuti entrambi a Skid Row, il quartiere nel centro della metropoli californiana con la più alta concentrazione di senzatetto degli States: un quadrato di una cinquantina di isolati dove vivono oltre diecimila homeless, spesso con seri problemi di dipendenza da droghe e alcool. Uno di quei posti che la polizia lascia al proprio destino, insomma. Qui, dove da tempo correva voce della pratica del “patient dumping”, un'associazione che dà rifugio agli homeless ha installato alcune telecamere per riprendere cosa succedeva in strada. L'anno scorso è stato così ripreso lo scarico di Carol Ann Reyes, una senzatetto di 63 anni affetta da demenza, appena dimessa da un ospedale della catena Kaiser Permanente dopo tre giorni di ricovero per una caduta. I responsabili del centro di cura, ammettendo di aver perso i vestiti della donna, hanno confessato di averla caricata su un taxi senza scarpe né mutande. Lo scorso febbraio, le telecamere hanno documentato il “dumping” di Gabino Olvera, un senzatetto paraplegico di 41 anni che era stato portato all'Hollywood Presbyterian Hospital per alcuni lividi dovuti a un lieve incidente stradale (Olvera vive nella sua automobile e la guida con i comandi a mano). E' stato lasciato sul marciapiede ad alcuni isolati di distanza da un rifugio per homeless, con addosso ancora una sacca per colostomia, senza poter far altro che strisciare per chiedere aiuto. Per i dirigenti del Presbyterian, la colpa è stata dell'autista che guidava il furgoncino dell'ospedale.
 
Ammissione di colpa. Dopo le indagini delle autorità di Los Angeles, a fine maggio entrambe le aziende ospedaliere hanno ammesso le loro colpe e hanno cercato di porvi rimedio. La Kaiser, che è il più grande gruppo no-profit del settore negli Usa, ha accettato di finanziare alloggi per senzatetto e di costruire una clinica gratuita, destinando allo scopo 500mila dollari (370mila euro). Sono stati promessi anche una revisione delle procedure per il trattamento degli homeless, nonché un corso di addestramento per gli operatori sanitari. I responsabili dell'Hollywood Presbyterian hanno annunciato tre giorni dopo di voler adottare linee guida simili. Tutto risolto? Difficilmente sarà così, in una città che conta circa 90mila senzatetto. Il procuratore di Los Angeles, Rocky Delgadillo, ha detto che le autorità cittadine stanno indagando su un'altra cinquantina di casi simili: “Gli homeless sono le vittime perfette. Un senzatetto scaricato a Skid Row sparisce nel caos del quartiere nel giro di pochi minuti. E' difficile per noi trovarli e scoprire le prove di cui abbiamo bisogno”, ha detto. Già nel 2001, inoltre, era uscito un rapporto su scala nazionale che accusava centinaia di aziende ospedaliere di praticare il “patient dumping”. “Sono venti anni che la gente parla di queste cose”, dice il reverendo Andy Bales, che gestisce a Skid Row l'organizzazione per senzatetto United Rescue Mission. “Ma solo quando l'America ha visto un episodio del genere in tv il fenomeno è stato riconosciuto”.
 
Un altro caso di patient dumpingSistema fuori controllo. Anche in assenza di telecamere, gli Stati Uniti sembrano però essersi resi conto che il sistema sanitario è fuori controllo. Nel Paese con la più alta spesa sanitaria pro capite (5.200 dollari, contro i 2.100 dell'Italia), circa 47 milioni di persone – un americano su sei – sono sprovviste di assicurazione medica, senza la quale molte cure sono precluse. Non si tratta solo di poveri e disoccupati: sempre più giovani, contando di non averne bisogno e senza un'assicurazione fornita dal datore di lavoro (ormai lo fa solo il 50 percento delle piccole aziende), scelgono di farne a meno. Ma con un numero crescente di persone scoperte, e ospedali che comunque per legge devono garantire le cure di emergenza anche ai non assicurati, il costo delle prestazioni ospedaliere è aumentato per tutti. I prezzi alle stelle diventano così fuori portata per chi dovrebbe comprarsi una polizza di tasca propria, e il circolo vizioso è completato.
 
Le idee per cambiare. Con la campagna elettorale per le presidenziali del 2008 già iniziata, e il film Sicko che promette di far discutere, è chiaro che il tema delle riforme del sistema sanitario avrà un peso diverso dal passato nelle prossime elezioni. I principali candidati del partito democratico – Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards – hanno promesso di voler introdurre una copertura sanitaria per tutti i cittadini. Ma se il tema è tornato alla ribalta su scala nazionale, il merito va più che altro all'iniziativa di molti governatori. A cominciare, anche per l'importanza del suo stato, da Arnold Schwarzenegger. Un californiano su cinque è senza assicurazione: l'ex Terminator ha preparato un piano che prevede la copertura obbligatoria per tutti, attraverso la distribuzione di sussidi ai più poveri e tasse più alte alle aziende che non offrono cure sanitarie gratuite ai loro dipendenti. “In California, tutti dovranno avere un'assicurazione”, ha detto Schwarzenegger. “Se non te lo puoi permettere, lo stato ti aiuterà a sottoscriverne una. Ma devi essere assicurato”.
 
Volontà bipartisan. Anche in Illinois, Tennessee e Pennsylvania i governatori hanno promesso grandi riforme, a cominciare dalla copertura per i bambini. In altri stati sono sul tavolo diverse idee per venire incontro ai dipendenti delle aziende più piccole e ai giovani precari, nel tentativo di offrire assicurazioni light, che coprano almeno le cure di base. Il primo test pratico lo fornirà il Massachusetts, dove dal prossimo luglio chi non avrà un'assicurazione medica dovrà pagare una multa di mille dollari. I più poveri, con un reddito fino al triplo della soglia di povertà, riceveranno dei sussidi statali, mentre le piccole aziende dovranno pagare allo stato 295 dollari per dipendente, se non potranno offrire una copertura medica. Queste riforme sono state introdotte dall'ex governatore Mitt Romney, uno dei candidati repubblicani alle elezioni del 2008. Una volontà bipartisan di riforma del settore c'è. Rimane da vedere se, anche per un budget della Difesa gonfiatosi per le guerre in Iraq e in Afghanistan, ci saranno i soldi per mettervi mano.

Alessandro Ursic

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