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Ben oltre una questione estetica. Le malattie di bocca, denti e gengive
rientrano nei temi trattati dall’Assemblea mondiale della salute appena
conclusa (14-23 maggio), che ha ricordato come il mancato accesso alla
salute orale ancora una volta rappresenti un segnale forte di diseguale
distribuzione nella salute. Di fatto, queste patologie interessano la
totalità della popolazione mondiale; nonostante questo, sono spesso
trascurate, considerate di minore importanza e rilevanza rispetto ai
grandi problemi di salute del mondo povero, associate a un’importanza
più che altro estetica, e quindi un lusso superfluo di fronte ad altre
patologie. “E’ comune pensare che la salute di bocca e denti non sia
indispensabile” spiega a PeaceReporter Patrizia Di Caccamo, del Gruppo
italiano per l’accesso alle cure orali (Giaco) e Cooperazione odontoiatrica internazionale (Coi).
“Solo perché di solito
tali patologie, anche in fase acuta, non sono particolarmente gravi e
non mettono a rischio la vita dei pazienti, vengono poste in secondo
piano. Ma nei Paesi poveri, dove vi è carenza di farmaci e di centri di
assistenza, anche un’infezione banale, curabile con farmaci e strumenti
adeguati, può rappresentare una causa di morte, soprattutto nelle fasce
più
deboli della popolazione”. Ma anche nel mondo ricco, le persone povere
e svantaggiate non seguono una logica di prevenzione, con semplici cure
di base (non ancora così costose), o per il miglioramento
della funzione masticatoria mediante l'ausilio di protesi (costose), e
così via: il
dentista viene consultato solo a fronte di dolore e infezioni.
Campanello di allarme. “Nei programmi di cooperazione con interventi
sanitari la salute orale non viene in genere inclusa” continua Di
Caccamo, “per un’errata impostazione che non la vede all’interno di uno
stato di salute generale. Invece, la bocca può rappresentare la porta di
ingresso di infezioni che da lì si possono diffondere a tutto
l’organismo. Inoltre, una patologia orale può sovrapporsi ad altre
malattie sistemiche (come Aids, epatite, tubercolosi, diabete,
cardiopatie, malattie pediatriche eccetera) o possono esserci
manifestazioni a livello della bocca di malattie diffuse dell’organismo
(come Aids, leucemie, malnutrizione e altro). La patologia orale diventa quindi
un campanello di allarme per altre condizioni, per non parlare della
disabilità causata di per sé da dolore, febbre e malfunzionamento in
corso di infezioni orali. Nonostante questo in genere gli operatori
sanitari nei Paesi poveri non hanno la formazione necessaria per far
fronte a tali patologie”.
Richiamo anche per il mondo ricco. L’Oms sottolinea come, nonostante
importanti progressi, vi siano ancora difficoltà in molte comunità, in
particolare fra i gruppi più svantaggiati, con variazioni nella
distribuzione e nella gravità di malattie dentali, gengivali e del cavo
orale (infezioni ma anche cancri e così via) fra i diversi Paesi ma
anche al loro interno. Vi è dunque un richiamo a vedere le malattie
orali come una questione di salute pubblica da affrontare con programmi
nel mondo povero come in quello ricco: “In Italia la risposta, o quanto
meno il tentativo di risposta alle necessità di cura della popolazione
vulnerabile, non trova altro che il volontariato e, a parte isolate
eccezioni, ben poco a livello istituzionale” conclude Di Caccamo. “Ma
le strutture di volontariato dovrebbero avere un ruolo di mediazione
sociale e culturale, mentre spetta ad altri quello di portare avanti
politiche sanitarie che non dimentichino la salute orale, come
sottolineato dall’Oms”.
Valeria Confalonieri