14/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Assemblea mondiale della salute sottolinea l'importanza delle malattie del cavo orale, spesso dimenticate
“E’ prevista una crescita rapida in tutto il mondo del carico economico delle malattie del cavo orale, in modo particolare nelle popolazioni povere e svantaggiate, a meno che non vengano incrementati i programmi di prevenzione orale”. Parole dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che continua: “La risoluzione dell’Assemblea mondiale della salute stimola l’Oms a fornire consigli e supporto tecnico per rinforzare i programmi di salute orale nei Paesi, a livello globale e regionale, in collaborazione con le agenzie delle Nazioni unite, i centri che collaborano con l’Oms e le Organizzazioni non governative”.

Assemblea mondiale della salute a Ginevra. Copyright WHO/Peter Williams Ben oltre una questione estetica. Le malattie di bocca, denti e gengive rientrano nei temi trattati dall’Assemblea mondiale della salute appena conclusa (14-23 maggio), che ha ricordato come il mancato accesso alla salute orale ancora una volta rappresenti un segnale forte di diseguale distribuzione nella salute. Di fatto, queste patologie interessano la totalità della popolazione mondiale; nonostante questo, sono spesso trascurate, considerate di minore importanza e rilevanza rispetto ai grandi problemi di salute del mondo povero, associate a un’importanza più che altro estetica, e quindi un lusso superfluo di fronte ad altre patologie. “E’ comune pensare che la salute di bocca e denti non sia indispensabile” spiega a PeaceReporter Patrizia Di Caccamo, del Gruppo italiano per l’accesso alle cure orali (Giaco) e Cooperazione odontoiatrica internazionale (Coi). “Solo perché di solito tali patologie, anche in fase acuta, non sono particolarmente gravi e non mettono a rischio la vita dei pazienti, vengono poste in secondo piano. Ma nei Paesi poveri, dove vi è carenza di farmaci e di centri di assistenza, anche un’infezione banale, curabile con farmaci e strumenti adeguati, può rappresentare una causa di morte, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione”. Ma anche nel mondo ricco, le persone povere e svantaggiate non seguono una logica di prevenzione, con semplici cure di base (non ancora così costose), o per il miglioramento della funzione masticatoria mediante l'ausilio di protesi (costose), e così via: il dentista viene consultato solo a fronte di dolore e infezioni.

Foto di Maria Serena Lunghi Campanello di allarme. “Nei programmi di cooperazione con interventi sanitari la salute orale non viene in genere inclusa” continua Di Caccamo, “per un’errata impostazione che non la vede all’interno di uno stato di salute generale. Invece, la bocca può rappresentare la porta di ingresso di infezioni che da lì si possono diffondere a tutto l’organismo. Inoltre, una patologia orale può sovrapporsi ad altre malattie sistemiche (come Aids, epatite, tubercolosi, diabete, cardiopatie, malattie pediatriche eccetera) o possono esserci manifestazioni a livello della bocca di malattie diffuse dell’organismo (come Aids, leucemie, malnutrizione e altro). La patologia orale diventa quindi un campanello di allarme per altre condizioni, per non parlare della disabilità causata di per sé da dolore, febbre e malfunzionamento in corso di infezioni orali. Nonostante questo in genere gli operatori sanitari nei Paesi poveri non hanno la formazione necessaria per far fronte a tali patologie”.

Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra. Copyright WHO/P. Virot Richiamo anche per il mondo ricco. L’Oms sottolinea come, nonostante importanti progressi, vi siano ancora difficoltà in molte comunità, in particolare fra i gruppi più svantaggiati, con variazioni nella distribuzione e nella gravità di malattie dentali, gengivali e del cavo orale (infezioni ma anche cancri e così via) fra i diversi Paesi ma anche al loro interno. Vi è dunque un richiamo a vedere le malattie orali come una questione di salute pubblica da affrontare con programmi nel mondo povero come in quello ricco: “In Italia la risposta, o quanto meno il tentativo di risposta alle necessità di cura della popolazione vulnerabile, non trova altro che il volontariato e, a parte isolate eccezioni, ben poco a livello istituzionale” conclude Di Caccamo. “Ma le strutture di volontariato dovrebbero avere un ruolo di mediazione sociale e culturale, mentre spetta ad altri quello di portare avanti politiche sanitarie che non dimentichino la salute orale, come sottolineato dall’Oms”.

 

Valeria Confalonieri

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