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Nobiltà d'animo. L'intenzione era delle migliori: prevenire danni materiali a cose e persone
in Iraq. Per farlo, occorreva armarsi di martelli e chiavi inglesi e penetrare,
alcuni giorni prima dello scoppio della guerra, nella base militare di Fairford,
60 chilometri a ovest di Londra. Fu così che il 18 marzo 2003 due cittadini inglesi
decisero di sabotare i B-52 direttamente dalle piste di lancio. Incuranti del
rischio che correvano, perché - a loro dire - "ciascuno ha una responsabilità
diretta per cercare di evitare una guerra illegale e ingiustificata". Toby Olditch
e Philip Pritchard conoscevano perfettamente il ruolo dei bombardieri pesanti
e le conseguenze dei loro attacchi sulla popolazione civile. Pertanto, argomentarono
dopo, agirono per evitare che il loro Paese, in veste di aggressore, si macchiasse
di crimini di guerra contro la popolazione irachena.
Il sabotaggio. Scavalcato il recinto della base, i due pacifisti si diressero verso le 'fortezze
volanti', intenzionati a svitare qualche bullone qua e là, smontare qualche ingranaggio,
insomma, manomettere almeno uno o due degli otto motori 'Pratt & Whitney TF33',
gioielli di meccanica militare in grado di far librare nell'aria mostri da 220
tonnellate carichi di bombe. Con loro avevano anche cartelli per avvisare i piloti
del sabotaggio. Ma furono arrestati e rinchiusi nella prigione di Gloucester,
per essere rilasciati su cauzione tre mesi dopo. Nell'aprile 2004, la prima udienza
a Bristol. La corte ritenne plausibile accogliere alcune delle tesi difensive
dei due attivisti. Nel gennaio 2006 la seconda udienza. La corte rimandò la sentenza
a causa del disaccordo tra i membri del collegio giudicante, che impiegarono 12
ore per deliberare il rinvio. Una settimana fa la sentenza: piena assoluzione.
Contro le bombe. La loro difesa poggiava su una tesi che formalmente annullava il reato di cui
erano accusati. I due avrebbero agito per prevenire un crimine più grave. I magistrati
accolsero le argomentazioni a sostegno, ovvero che le cluster bomb e le bombe
all'uranio impoverito trasportate dai B-52 avrebbero prodotto 'danni collaterali'
alla popolazione civile. Le prime perché le piccole bombe inesplose si spargono
su un'area sterminata, ferendo o uccidendo i civili anche a distanza di tempo
dallo sgancio. Le seconde perché le sostanze sprigionate dall'impatto producono
tossine radioattive, altamente nocive per la popolazione. La sentenza fu accolta
con comprensibile tripudio, non solo dai due accusati, ma anche dalle migliaia
di proseliti che da tutto il mondo avevano inviato loro messaggi di affetto. "Ringraziamo
tutti - hanno dichiarato usciti dall'aula – e rivolgiamo un encomio alla dedizione
dei nostri avvocati. Hanno contribuito a trasformare l'azione di due persone entrate
in una base militare in un movimento di persone che agiscono per cambiare il modo
in cui consideriamo lo Stato, l'abuso di potere e la nostra comune responsabilità
come cittadini".
I cinque aratri dell'hangar. La storia di Philip e Toby è sicuramente eccezionale, ma non è l'unica. Lo scorso
anno, in Irlanda, cinque membri dell'organizzazione pacifista cattolica 'Catholic
Worker' furono assolti con la stessa motivazione dopo aver sabotato un C-40 statunitense
nell'aeroporto di Shannon. Gli attivisti furono successivamente ribattezzati gli 'Aratri
dell'hangar'. In quanto devoti fedeli, nella loro azione si erano infatti ispirati
alle bibliche parole del profeta Isaia, che in sogno aveva immaginato i popoli
della Terra "trasformare le spade in aratri, le lance in falci”.Luca Galassi
Parole chiave: fairford, B-52, Toby Olditch, Philip Pritchard