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Situazione esplosiva. In uno degli attentati più gravi occorsi in anni recenti in Thailandia, 11 militari
sono stati uccisi da un ordigno, esploso al passaggio del loro convoglio, nella
provincia meridionale di Yalla. Simultaneamente, sette fedeli musulmani sono stati
massacrati da ignoti al termine della preghiera della sera nella confinante provincia
di Songkhla. Nella stessa giornata, un migliaio di sostenitori dell'ex primo ministro
Thaksin Shinawatra, manifestava nelle strade di Bangkok contro la messa al bando
del partito Thai Rak Thai dalla giunta militare che ha rovesciato Thaksin circa
un anno fa con un colpo di Stato incruento. I tre fatti sono accaduti indipendentemente
gli uni dagli altri, ma non è difficile ravvisare - o quantomeno ipotizzare -
alcune circostanze che potrebbero legarli, in una Thailandia sull'orlo dello stato
d'emergenza. Un provvedimento minacciato più volte dal Primo ministro ad interim
Surayud Chalanont.
Partito al bando. La manifestazione di protesta, che ha radunato un numero di persone (circa un
migliaio) di gran lunga inferiore alle allarmate previsioni delle autorità militari,
è stata organizzata in risposta a una sentenza della Corte costituzionale che,
dopo aver assolto il Partito democratico - la più antica formazione politica in
Thailandia - dalle accuse di irregolarità durante le elezioni anticipate di un
anno fa, ha invece riconosciuto colpevole di frode elettorale il Thai Rak Thai
(Trt) di Thaksin. Il Trt è stato dichiarato colpevole di aver finanziato piccole
formazioni politiche per farle partecipare alle elezioni e di aver condizionato
l'allora Commissione elettorale, nelle consultazioni poi annullate. A seguito
della condanna, il tribunale ha ordinato lo scioglimento del Trt, vietando all'ex
Premier di svolgere attività politica nei prossimi cinque anni.
Responsabilità multiple. Le misure di sicurezza sono state rafforzate in tutto il Paese, e presidi armati
sono stati predisposti nei punti nevralgici, fuori e dentro la capitale. I militari
uccisi a Yalla (provincia a maggioranza musulmana, insieme a quella di Pattani
e Narathiwat) rientravano da una missione negoziale con alcuni ribelli musulmani.
Questi ultimi rivendicano l'indipendenza delle tre province dal governo centrale,
accusato di discriminare gli islamici. La responsabilità di questo attentato,
l'ultimo di una serie che, dall'inizio del 2004, ha fatto più di 2.200 vittime,
tra militari e civili, è con tutta probabilità addebitabile ai ribelli, mentre
per l'uccisione dei sette fedeli a Songkhla sarebbe più difficoltoso individuare
l'autore. Così come per gli attentati avvenuti in diverse località della stessa
provincia tra domenica e lunedì, con sette bombe nella città di Hat Yai che hanno
ucciso una persona e ne hanno ferite 13. Secondo alcuni esperti, dietro gli attacchi
potrebbero non esserci solo i separatisti islamici, o le ali più intransigenti
del movimento ribelle, ma più probabilmente alcuni settori del crimine organizzato
o della rete di autorità corrotte. Altri si spingono a congetturare che dietro
gli attacchi vi siano frange indipendenti di militari e polizia, forse anche legati
all'ex-Premier, che opererebbero azioni simili con intento destabilizzante.
Giunta oppressiva. Recenti statistiche hanno dimostrato che i due terzi delle vittime dell'odio
inter-religioso nel sud del Paese sono musulmani. I gruppi militanti islamici
non sono nuovi ad usare le maniere forti verso la popolazione che non condivide
i loro ideali. Una percentuale tra l'8 e il 10 percento degli abitanti le regioni
meridionali sarebbe a favore di uno Stato islamico indipendente, ma pochi di questi
ambirebbero a realizzarlo con la violenza. Violenza che ha già spinto migliaia
di abitanti del luogo a fuggire nella vicina Malesia, con la quale la popolazione
musulmana ha legami storici, culturali e religiosi. Si stima che più dell'80 percento
degli abitanti delle tre province sia di etnia malese. La giunta militare thailandese,
che ha preso il potere con un colpo di Stato il 19 settembre 2006, ha promesso
nuove elezioni e una nuova Costituzione entro la fine dell'anno. Ma nel Paese
l'insoddisfazione continua a crescere, alimentata da povertà e disoccupazione,
soprattutto nelle aree rurali del Paese. Quelle dove il partito di Thaksin ancora
conserva un vasto numero di sostenitori, pronti a nuove manifestazioni contro
una giunta accusata di reprimere il dissenso, imbavagliare i media e violare i
diritti umani.
Luca Galassi