02/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentati contro soldati e civili nel sud, mentre il governo mette al bando il partito di Thaksin
Polizia di guardia alla Corte costituzionaleSituazione esplosiva. In uno degli attentati più gravi occorsi in anni recenti in Thailandia, 11 militari sono stati uccisi da un ordigno, esploso al passaggio del loro convoglio, nella provincia meridionale di Yalla. Simultaneamente, sette fedeli musulmani sono stati massacrati da ignoti al termine della preghiera della sera nella confinante provincia di Songkhla. Nella stessa giornata, un migliaio di sostenitori dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, manifestava nelle strade di Bangkok contro la messa al bando del partito Thai Rak Thai dalla giunta militare che ha rovesciato Thaksin circa un anno fa con un colpo di Stato incruento. I tre fatti sono accaduti indipendentemente gli uni dagli altri, ma non è difficile ravvisare - o quantomeno ipotizzare - alcune circostanze che potrebbero legarli, in una Thailandia sull'orlo dello stato d'emergenza. Un provvedimento minacciato più volte dal Primo ministro ad interim Surayud Chalanont.

Sostenitori del Partito democraticoPartito al bando. La manifestazione di protesta, che ha radunato un numero di persone (circa un migliaio) di gran lunga inferiore alle allarmate previsioni delle autorità militari, è stata organizzata in risposta a una sentenza della Corte costituzionale che, dopo aver assolto il Partito democratico - la più antica formazione politica in Thailandia - dalle accuse di irregolarità durante le elezioni anticipate di un anno fa, ha invece riconosciuto colpevole di frode elettorale il Thai Rak Thai (Trt) di Thaksin. Il Trt è stato dichiarato colpevole di aver finanziato piccole formazioni politiche per farle partecipare alle elezioni e di aver condizionato l'allora Commissione elettorale, nelle consultazioni poi annullate. A seguito della condanna, il tribunale ha ordinato lo scioglimento del Trt, vietando all'ex Premier di svolgere attività politica nei prossimi cinque anni.

La bomba a YallaResponsabilità multiple. Le misure di sicurezza sono state rafforzate in tutto il Paese, e presidi armati sono stati predisposti nei punti nevralgici, fuori e dentro la capitale. I militari uccisi a Yalla (provincia a maggioranza musulmana, insieme a quella di Pattani e Narathiwat) rientravano da una missione negoziale con alcuni ribelli musulmani. Questi ultimi rivendicano l'indipendenza delle tre province dal governo centrale, accusato di discriminare gli islamici. La responsabilità di questo attentato, l'ultimo di una serie che, dall'inizio del 2004, ha fatto più di 2.200 vittime, tra militari e civili, è con tutta probabilità addebitabile ai ribelli, mentre per l'uccisione dei sette fedeli a Songkhla sarebbe più difficoltoso individuare l'autore. Così come per gli attentati avvenuti in diverse località della stessa provincia tra domenica e lunedì, con sette bombe nella città di Hat Yai che hanno ucciso una persona e ne hanno ferite 13. Secondo alcuni esperti, dietro gli attacchi potrebbero non esserci solo i separatisti islamici, o le ali più intransigenti del movimento ribelle, ma più probabilmente alcuni settori del crimine organizzato o della rete di autorità corrotte. Altri si spingono a congetturare che dietro gli attacchi vi siano frange indipendenti di militari e polizia, forse anche legati all'ex-Premier, che opererebbero azioni simili con intento destabilizzante.

Thaksin ShinawatraGiunta oppressiva. Recenti statistiche hanno dimostrato che i due terzi delle vittime dell'odio inter-religioso nel sud del Paese sono musulmani. I gruppi militanti islamici non sono nuovi ad usare le maniere forti verso la popolazione che non condivide i loro ideali. Una percentuale tra l'8 e il 10 percento degli abitanti le regioni meridionali sarebbe a favore di uno Stato islamico indipendente, ma pochi di questi ambirebbero a realizzarlo con la violenza. Violenza che ha già spinto migliaia di abitanti del luogo a fuggire nella vicina Malesia, con la quale la popolazione musulmana ha legami storici, culturali e religiosi. Si stima che più dell'80 percento degli abitanti delle tre province sia di etnia malese. La giunta militare thailandese, che ha preso il potere con un colpo di Stato il 19 settembre 2006, ha promesso nuove elezioni e una nuova Costituzione entro la fine dell'anno. Ma nel Paese l'insoddisfazione continua a crescere, alimentata da povertà e disoccupazione, soprattutto nelle aree rurali del Paese. Quelle dove il partito di Thaksin ancora conserva un vasto numero di sostenitori, pronti a nuove manifestazioni contro una giunta accusata di reprimere il dissenso, imbavagliare i media e violare i diritti umani.

Luca Galassi

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