31/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Fifa proibisce le partite oltre i 2.500 metri. Ma i Paesi andini non ci stanno
Mai più partite a rischio, si dice periodicamente nel calcio italiano dopo l'ennesimo episodio di violenza negli stadi. Ora lo ha deciso anche la Fifa: il suo no màs non si riferisce però ai pericoli degli ultras, ma a quelli dei match in alta quota. La federazione mondiale del football ha infatti proibito le partite in stadi situati a oltre 2.500 metri di altezza, vietando di fatto tutte le gare giocate in Bolivia e molte di quelle disputate in altri stati andini come Ecuador, Perù e Colombia. La decisione ha provocato l'ira soprattutto del presidente boliviano Evo Morales, che promette proteste ufficiali.

Il presidente della Fifa, Joseph BlatterLe ragioni. La Fifa ha preso questo provvedimento perché, a sua detta, le partite in alta quota sono pericolose per la salute dei giocatori che non ci sono abituati. L'ultimo esempio si è avuto lo scorso febbraio, quando i brasiliani del Flamengo hanno dovuto giocare un match della coppa Libertadores contro i boliviani del Real Potosì, a quasi 4.000 metri di altezza. Nonostante l'evidente divario tecnico tra le due squadre, la partita è finita 2-2: ma soprattutto i brasiliani hanno dovuto ricorrere varie volte al respiratore artificiale durante la partita, costretti a fermarsi a bordo campo per fare il pieno di ossigeno. Dopo quel giorno, il Flamengo aveva giurato che non avrebbe più giocato in condizioni simili, definite “disumane”. Ma lamentele in passato erano giunte anche dalle nazionali di Brasile e Argentina, che regolarmente faticano a imporsi sull'aria rarefatta delle Ande.

Il presidente boliviano Evo Morales è un appassionato di calcioLe proteste. Dato che le sue città, e ovviamente i suoi stadi, sono spesso a oltre 3.500 metri sul livello del mare, la Bolivia è la più colpita dalla decisione della Fifa. Ieri, nel Paese si sono svolte manifestazioni di protesta, appoggiate da Evo Morales. Il presidente, un appassionato di calcio, si è ribellato a questa “discriminazione”, annunciando per il 6 giugno a La Paz una protesta con delegati di venti nazioni latinoamericane. “Vogliamo fermare questa ingiustizia. Chi vince ad alte quote, vince con dignità. Chi ha paura di giocarci, non ne ha”, ha detto Morales. Alle lamentele si sono uniti anche Perù, Ecuador e Colombia, dove spesso le partite internazionali si svolgono oltre i 2.500 metri di altezza. Questi stati stanno considerando la possibilità di boicottare la prossima Coppa America, che si terrà in Venezuela dal 26 giugno al 15 luglio. “Se la Fifa vieta le partite ad alta quota, dovrebbe fare lo stesso anche con gli stadi di città dove la temperatura e l'umidità sono troppo alte, come Sao Paulo e Buenos Aires”, ha detto Javier Arce, preparatore atletico della nazionale peruviana.

Una partita tra Bolivia e BrasileIl vantaggio dell'altitudine. Dietro la decisione, accusano i Paesi andini, c'è lo strapotere dei grandi nomi del calcio sudamericano: Brasile, Argentina e Uruguay. D'altronde, le squadre di Bolivia ed Ecuador hanno costruito le loro fortune sulle partite giocate in casa, dove sono virtualmente imbattibili, per poi prendere sonore scoppole all'estero. La nazionale ecuadoriana si è qualificata agli ultimi due Mondiali senza mai perdere a Quito, e anche la Bolivia diventa uno spauracchio quando gioca i suoi match casalinghi ai 3.600 metri di La Paz. “Lo so che questa decisione provocherà proteste, in particolare dal Sud America”, ha detto Joseph Blatter, presidente della Fifa, “ma dobbiamo pensare innanzitutto alla salute degli atleti. Inoltre, le gare giocate oltre una certa altitudine producono risultati distorti”. Tutto vero, ma spiegarlo ai tifosi non sarà così facile.

Alessandro Ursic

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