Il governo taglia l'acqua alla capitale separatista, mentre s'intensificano gli scontri
A Tskhinvali, capitale dell’autoproclamata repubblica separatista
dell’Ossezia del Sud, l’estate è arrivata in anticipo, con temperature
superiori ai 30 gradi. Tutti scrutano il cielo sperando che le piogge previste
dai
meteorologi arrivino il prima possibile, regalando un po’ di sollievo alla
città assetata e ai campi coltivati riarsi dal sole. Da martedì, infatti, il
governo centrale georgiano ha interrotto l’erogazione idrica nell’area di Tskhinvali,
lasciando la popolazione senza acqua potabile e i contadini della zona senza
acqua per irrigare i campi. L’unica soluzione sono le fonti naturali, prese d’assalto
da folle di persone armate di secchi e taniche.
Ritorsioni reciproche.
“Il governo di Tbilisi – ha dichiarato Marat Kulakhmetov, comandante dei caschi
blu russi – ha chiuso l’acquedotto dicendo che lo riaprirà solo quando le
autorità sud-ossete riapriranno l’autostrada transcaucasica”.
L’11 maggio il presidente separatista Eduard Koikity ha
ordinato il blocco della principale strada della regione nel tratto che collega
i villaggi georgiani sotto il controllo delle autorità di Tbilisi, tra i quali
Kurta, il villaggio dove proprio il giorno prima si era insediato il nuovo
governo “unionista” dell’Ossezia del Sud, presieduto dal filo-georgiano Dimitri
Sanakoev. La chiusura della strada, che ha creato grossi problemi alla vita
quotidiana della popolazione georgiana, è infatti un atto di ritorsione di Koikity
contro la decisione georgiana di creare questo contro-governo.
Notti di guerra. Di
ritorsione in ritorsione, a farne le spese sono sempre i civili, dell’una e
dell’altra parte. Che di giorno devono fare i conti con la carenza d’acqua o
con i blocchi stradali, e di notte con i bombardamenti d’artiglieria che le
forze georgiane e sud-ossete si scambiano sempre più di frequente. Lunedì notte,
i mortai e i lanciagranate osseti sono entrati in azione contro le postazioni
governative
nel villaggio georgiano di Tamarasheni; ieri notte, la replica dei georgiani,
che hanno bombardato le postazioni indipendentiste nel villaggio osseto di Kverneti
e nella periferia di Tskhinvali. Pare non vi siano state vittime, solo qualche
danno materiale. Il rischio è un’escalation di scontri che potrebbe provocare
una nuova guerra, come quella che nel 1991-’92 provocò quasi tremila morti e 80mila
profughi.