31/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Uscito un rapporto sulla situazione sanitaria in Europa
Salute differenziata anche in Europa. Fra i Paesi del vecchio continente, e al loro interno, vi sono diseguaglianze nelle possibilità offerte in ambito sanitario, che si vogliono sanare. Un rapporto appena pubblicato, ‘Taking Action on Health Equity’, fa il punto della situazione in Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda e Irlanda del Nord, Italia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Il progetto europeo. Il rapporto nasce all’interno di ‘Closing the Gap: Strategies for Action to Takle Health Inequalities in Europe’, progetto europeo con lo scopo di aumentare le conoscenze dell’organizzazione e offerta di assistenza sanitaria nei diversi Paesi, per “aumentare e rinforzare le strategie e le azioni di riduzione delle diseguaglianze nella salute”, spiega
Elizabeth Pott, direttore del Federal Centre for Health Education of Germany, che ha coordinato il progetto Close the Gap in collaborazione con EuroHealthNet (rete di agenzie europee per la salute pubblica e la promozione della salute). Diseguaglianze che, all’inizio del rapporto, vengono definite sempre da Pott: “la sfida maggiore per la salute pubblica nell’Unione Europea” . Il rapporto riporta come gli stati dell’Unione Europea siano fra quelli con le economie maggiormente sviluppate e con i livelli più alti nel campo della protezione sociale, ma la possibilità di essere in salute è ancora strettamente correlata allo stato socioeconomico.

Quantità e qualità di vita. Con il termine di ‘diseguaglianze nella salute” il rapporto si riferisce a tutte quelle variazioni e differenze nello stato di salute di una persona o di un gruppo; nelle nazioni dell’Unione Europea vengono rilevate variazioni sociali nella salute e nell’aspettativa di vita, “con differenze da quattro a sei anni negli uomini e da due a quattro anni nelle donne”. Se poi si vanno a considerare solo gli anni di vita ‘in salute’, le differenze arrivano fino a 15 anni. Guardando alle differenze fra un Paese e l’altro, lo squilibrio arriva a una differenza di 10 anni fra quelli con l’aspettativa di vita alla nascita maggiore (80 anni), fra cui l’Italia insieme con Svezia e Spagna, e minore come la Lettonia (70 anni), la Romania e l’Estonia (con 71 anni). Vi sono poi variazioni importanti fra stati anche nei dati su malattie e morti per patologie cardiache, cancri polmonari, incidenti stradali e infortuni. Per quanto riguarda l’Italia, è caratterizzata dall'estensione globale delle cure sanitarie, ma la decentralizzazione delle responsabilità a livello regionale nella distribuzione dei servizi porta a una quadro finale “molto eterogeneo”. Il rapporto riporta inoltre come l’attenzione nei confronti della salute cambi a seconda del clima politico, e se il Piano sanitario nazionale 1998-2000 indirizzava globalmente verso una riduzione delle diseguaglianza di salute, quello 2003-2005 si concentrava sui gruppi svantaggiati, “piuttosto che sulle differenze fra tutti i gruppi sociali”.

Il gradiente sociale. Il rapporto segnala infine come una salute scadente non sia confinata solo agli strati sociali più bassi, ma si distribuisca secondo un “gradiente sociale” che include tutti i componenti della società: più in basso si è, peggio si sta. L’iniziativa 'Closing the Gap', di cui il rapporto fa parte, si propone di rispondere all’interrogativo posto dalle diseguaglianze nella salute: che cosa si può fare. Il panorama della situazione nei Paesi e delle diverse strategie adottate pone le basi per un miglioramento delle conoscenze e ulteriori interventi efficaci, a livello locale e nazionale ma anche dell’Unione Europea, con il convolgimento non solo del settore sanitario ma anche degli altri aspetti socioeconomici che si intrecciano con lo stato di salute dell’individuo. Non c’è in sostanza una singola strada per sanare le diseguali possibilità di salute.

 

Valeria Confalonieri

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