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Il progetto europeo. Il rapporto nasce all’interno di ‘Closing the Gap: Strategies for
Action to Takle Health Inequalities in Europe’, progetto europeo con lo
scopo di aumentare le conoscenze dell’organizzazione e offerta di
assistenza sanitaria nei diversi Paesi, per “aumentare e rinforzare le
strategie e le azioni di riduzione delle diseguaglianze nella salute”, spiega
Elizabeth Pott,
direttore del Federal Centre for Health Education of Germany, che ha
coordinato il progetto Close the Gap in collaborazione con
EuroHealthNet (rete di agenzie europee per la salute pubblica e la
promozione della salute).
Diseguaglianze che, all’inizio del rapporto, vengono definite sempre da Pott:
“la sfida
maggiore per la salute pubblica nell’Unione Europea” . Il rapporto riporta come
gli stati
dell’Unione Europea siano fra quelli con le economie maggiormente
sviluppate e con i livelli più alti nel campo della protezione sociale,
ma la possibilità di essere in salute è ancora strettamente correlata
allo stato socioeconomico.
Quantità e qualità di vita. Con il termine di ‘diseguaglianze nella salute” il rapporto si
riferisce a tutte quelle variazioni e differenze nello stato di salute
di una persona o di un gruppo; nelle nazioni dell’Unione Europea
vengono rilevate variazioni sociali nella salute e nell’aspettativa di
vita, “con differenze da quattro a sei anni negli uomini e da due a
quattro anni nelle donne”. Se poi si vanno a considerare solo gli anni
di vita ‘in salute’, le differenze arrivano fino a 15 anni. Guardando
alle differenze fra un Paese e l’altro, lo squilibrio arriva a una
differenza di 10 anni fra quelli con l’aspettativa di vita alla nascita
maggiore (80 anni), fra cui l’Italia insieme con Svezia e Spagna, e
minore come la Lettonia (70 anni), la Romania e l’Estonia (con 71
anni). Vi sono poi variazioni importanti fra stati anche nei dati su
malattie e morti per patologie cardiache, cancri polmonari, incidenti
stradali e infortuni. Per quanto riguarda l’Italia, è caratterizzata dall'estensione
globale delle cure sanitarie, ma la
decentralizzazione delle responsabilità a livello regionale nella
distribuzione dei servizi porta a una quadro finale “molto eterogeneo”.
Il rapporto riporta inoltre come l’attenzione nei confronti della
salute cambi a seconda del clima politico, e se il Piano sanitario
nazionale 1998-2000 indirizzava globalmente verso una riduzione delle
diseguaglianza di salute, quello 2003-2005 si concentrava sui gruppi
svantaggiati, “piuttosto che sulle differenze fra tutti i gruppi
sociali”.
Il gradiente sociale. Il rapporto segnala infine come una salute scadente non sia confinata
solo agli strati sociali più bassi, ma si distribuisca secondo un
“gradiente sociale” che include tutti i componenti della società: più
in basso si è, peggio si sta. L’iniziativa 'Closing the Gap', di cui il
rapporto fa parte, si propone di rispondere all’interrogativo posto
dalle diseguaglianze nella salute: che cosa si può fare. Il panorama
della situazione nei Paesi e delle diverse strategie adottate pone le
basi per un miglioramento delle conoscenze e ulteriori interventi
efficaci, a livello locale e nazionale ma anche dell’Unione Europea, con
il convolgimento non solo del settore sanitario ma anche degli altri
aspetti socioeconomici che si intrecciano con lo stato di salute
dell’individuo. Non c’è in sostanza una singola strada per sanare le
diseguali possibilità di salute.
Valeria Confalonieri