Human Rights Watch condanna l'operato degli agenti al Gay pride e la politica repressiva di Putin
Diritti violati. Potrebbe addirittura finire sul tavolo del G8 che si terrà la prossima settimana
la richiesta della presidenza di turno tedesca di 'fare chiarezza' sui fatti del
Gay Pride di Mosca, dove alcuni deputati ed eurodeputati, tra cui il radicale
Marco Cappato e Vladimir Luxuria del Prc, sono stati aggrediti sotto gli occhi
della polizia. Le preoccupazioni per il comportamento degli agenti, che hanno
assistito quasi senza muovere un dito all'aggressione perpetrata da centinaia
di manifestanti anti-gay, inclusi skin-head, nazionalisti, ultra-ortodossi, ai
danni dei partecipanti alla sfilata. "L'atteggiamento della polizia di Mosca -
città amministrata da uno Yuri Luzhkov noto per la sua intolleranza alle sfilate
- riflette un'attitudine repressiva nei confronti delle minoranze, di qualsiasi
tipo esse siano", commenta Boris Dittrich, rappresentante di Human Rights Watch
intervistato da PeaceReporter sulle violenze di Mosca, di cui è stato testimone.
Cosa è successo domenica, signor Dittrich?
Un bel po' di cose. Innanzitutto, il tentativo di consegnare al sindaco una lettera
che gli rinfrescasse la memoria sul fatto che l'articolo 11 della Convenzione
europea dei diritti umani, sottoscritta anche dalla Russia, enuncia il diritto
di manifestare il proprio pensiero. Poi, le botte e gli arresti. La polizia, con
il pretesto che attivisti e parlamentari europei erano 'sulla strada' e non 'sul
marciapiede', li ha arrestati. Tra loro, l'organizzatore della parata, Nikolai
Alexeiev. Io ero a pochi metri, e vicino a me alcuni individui vestiti di nero
con una croce in mano gridavano: "Il sangue dei finocchi dovrebbe scorrere sulle
strade di Mosca". Fanatici religiosi che, assieme a elementi di estrema destra,
hanno cominciato ad attaccarci. La cosa singolare è che la polizia arrestava le
vittime, anziché gli aggressori.
Chi erano esattamente questi aggressori?
I cristiani ultra-ortodossi, gli estremisti, i neo-nazi. Hanno provocato e attaccato
i partecipanti. La polizia stava a guardare. Sono state arrestate un bel po' di
persone, e col mio collega Scott Long di Human Rights Watch abbiamo fatto il giro
dei commissariati per verificare chi era stato arrestato. I processi si sono tenuti
oggi, alcuni si terranno domani.
Di cosa erano accusate le persone arrestate?
Di aver occupato la strada, anziché starsene sul marciapiede. Un'accusa ridicola.
L'atteggiamento del sindaco di Mosca, Yurj Luzkhov, che ha definito 'satanico'
il gay pride, la sua intolleranza nei confronti degli omosessuali riflette una
tendenza generale in Russia?
Sì, molta gente la pensa come Luzkhov in questo Paese. Tuttavia, stanno crescendo
i movimenti di opinione per cercare di arginare i fenomeni omofobici, il dramma
è che non riescono ad ottenere la giusta risonanza mediatica.
Nella Russia di Putin la repressione contro il dissenso sembra interessare non
solo gli omosessuali, ma anche le minoranze etniche e razziali, la stampa, la
società civile, le organizzazioni non governative...
Il rapporto che Human Rights Watch sta preparando non comprenderà solo il comportamento
della polizia alla Gay Parade, ma anche le violazioni dei diritti delle minoranze
nelle repubbliche ex-sovietiche, le discriminazioni ai danni di chi desidera esprimere
liberamente la propria opinione. Due settimane fa, per esempio, vi è stata una
manifestazione per legalizzare l'uso della cannabis. Anche in quell'occasione
diverse persone sono state arrestate. Putin non sopporta le voci contrarie, chi
non è d'accordo con la sua politica, chi protesta. Il giro di vite contro le opposizioni
è cominciato due anni fa, con le persecuzioni ai danni delle ong russe. La nuova
legge approvata nel 2005 mina la sovranità di queste organizzazioni, in quanto
rafforza le misure di controllo e le procedure di registrazione, rendendo loro
praticamente impossibile lavorare in modo indipendente. Ma anche l'attacco ai
media, le coercizioni imposte a Kasparov, sono tutte spie del clima avvelenato
che si respira oggi in questo Paese. Un paradosso, dato che la Russia è membro
del Consiglio d'Europa, e quindi firmataria dei principali trattati sui diritti
umani.
Ritiene che la comunità internazionale non stia facendo la giusta pressione sul
governo di Putin per esortarlo al rispetto di tali diritti?
No, perché i Paesi occidentali, quelli europei in testa, sono largamente dipendenti
dalle risorse energetiche russe. Intercorrono poi importanti relazioni commerciali
tra Mosca e i Paesi della Ue, pertanto Putin può permettersi di ricattarli a suo
piacimento. La situazione attuale qui è diventata inaccettabile, per questo Human
Rights Watch non smetterà di fare pressione sui governi europei affinchè facciano
capire a Putin che i diritti umani vanno rispettati. Bisogna evitare che quest'uomo
senza scrupoli venga considerato alla stregua di un amico intimo, come ha fatto
Berlusconi in Sardegna, o come Blair e Schroeder in analoghe occasioni.