28/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La destra vieta di erigere un simbolo 'pericoloso per la convivenza pacifica'
Il centro islamico a LangenthalSimbolo 'aggressivo'. Nessun muezzin lancerà il richiamo alla preghiera nella cittadina svizzera di Langenthal, 14 mila anime, alcune centinaia delle quali devote ad Allah. La proposta di modificare l'attuale centro che funge da moschea, elevandolo pericolosamente verso il cielo con un minuscolo minareto (alto meno di 4 metri) è stata infatti bocciata dalle intimidite autorità municipali. Sul divieto hanno pesato le pressioni di oltre un quarto della cittadinanza, sobillata da una rappresentante politica locale, appartenente all'Unione democratica di centro (UDC), che ha definito il minareto progettato un 'simbolo aggressivo', con la forma di un 'missile', promuovendo una petizione per bloccarne la costruzione. Un'iniziativa ripresa e rilanciata in grande stile dalla destra conservatrice svizzera. Uno degli organizzatori, il parlamentare Ulrich Schluer, ha dichiarato che la costruzione di minareti nel Paese sarebbe fonte di problemi e minaccia alla pacifica convivenza. "Bisogna impedire - ha detto Schluer - costruzioni islamiste a vocazione imperialista".
 
Guglielmo TellCulto occulto. Nonostante il progettato minareto fosse poco più di una cabina di cemento, troppo angusta per accedervi, e senza neppure altoparlanti, i legislatori d'oltralpe l'hanno visto come un attentato alla convivenza pacifica tra le comunità religiose, un concetto sancito dall'articolo 72 della Costituzione svizzera, che dà potere alle autorità di adottare le misure appropriate per tutelarla. Misure che, oltre al divieto di Langenthal, prevedono l'indizione di un referendum nazionale. Il partito conservatore ha tempo fino al novembre 2008 per raccogliere le 100 mila firme necessarie. L'operazione è da molti giudicata un facile pretesto per captare il consenso nell'elettorato conservatore in vista delle elezioni parlamentari di ottobre, ma non è un mistero che la presenza musulmana in Svizzera sia tanto consistente quanto celata. Se, infatti, in teoria il Paese sancisce con l'articolo 15 della Costituzione la libertà di culto, in pratica le moschee sono confinate a capannoni in disuso, depositi abbandonati, vecchie fabbriche. Nella capitale Berna, la moschea è in un ex-parcheggio. Nella stessa Langenthal, in ciò che resta di una fabbrica di vernici.

Un minaretoTollerati finché invisibili. La proposta dell'Unione democratica di centro non ha scosso solo la comunità musulmana. Se Adel Méjri, presidente dell'Associazione dei musulmani di Svizzera, ha riferito che "tali iniziative bloccano il dialogo tra le comunità", sia la Chiesa cattolica che quella protestante hanno dichiarato il loro sostegno alla comunità musulmana, sostenendo che è lo stesso diritto alla libertà di culto a consentire la costruzione di minareti. Significativo è stato l'intervento del vescovo di Basilea, Kurt Koch, intervistato dalla 'Nzz am Sonntag': "Per un musulmano - ha detto Koch - il minareto è un segno di identità. Provate a dire ai cattolici che una chiesa deve fare a meno di una torre o di un campanile". Ci sono solo due minareti in Svizzera, a Zurigo e a Ginevra. Nessuno dei due può essere utilizzato per chiamare i fedeli alla preghiera. Nell'attesa che qualche autorità municipale crei un precedente (permessi per l'edificazione di minareti sono stati chiesti a Wil, nel Canton San Gallo, e a Wangen, nel Canton Soletta), i musulmani continueranno a celebrare il loro culto in edifici dismessi, consci di essere tollerati fino a quando rimarranno invisibili.

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità