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Simbolo 'aggressivo'. Nessun muezzin lancerà il richiamo alla preghiera nella cittadina svizzera di
Langenthal, 14 mila anime, alcune centinaia delle quali devote ad Allah. La proposta
di modificare l'attuale centro che funge da moschea, elevandolo pericolosamente
verso il cielo con un minuscolo minareto (alto meno di 4 metri) è stata infatti
bocciata dalle intimidite autorità municipali. Sul divieto hanno pesato le pressioni
di oltre un quarto della cittadinanza, sobillata da una rappresentante politica
locale, appartenente all'Unione democratica di centro (UDC), che ha definito il
minareto progettato un 'simbolo aggressivo', con la forma di un 'missile', promuovendo
una petizione per bloccarne la costruzione. Un'iniziativa ripresa e rilanciata
in grande stile dalla destra conservatrice svizzera. Uno degli organizzatori,
il parlamentare Ulrich Schluer, ha dichiarato che la costruzione di minareti nel
Paese sarebbe fonte di problemi e minaccia alla pacifica convivenza. "Bisogna
impedire - ha detto Schluer - costruzioni islamiste a vocazione imperialista".
Culto occulto. Nonostante il progettato minareto fosse poco più di una cabina di cemento, troppo
angusta per accedervi, e senza neppure altoparlanti, i legislatori d'oltralpe
l'hanno visto come un attentato alla convivenza pacifica tra le comunità religiose,
un concetto sancito dall'articolo 72 della Costituzione svizzera, che dà potere
alle autorità di adottare le misure appropriate per tutelarla. Misure che, oltre
al divieto di Langenthal, prevedono l'indizione di un referendum nazionale. Il
partito conservatore ha tempo fino al novembre 2008 per raccogliere le 100 mila
firme necessarie. L'operazione è da molti giudicata un facile pretesto per captare
il consenso nell'elettorato conservatore in vista delle elezioni parlamentari
di ottobre, ma non è un mistero che la presenza musulmana in Svizzera sia tanto
consistente quanto celata. Se, infatti, in teoria il Paese sancisce con l'articolo
15 della Costituzione la libertà di culto, in pratica le moschee sono confinate
a capannoni in disuso, depositi abbandonati, vecchie fabbriche. Nella capitale
Berna, la moschea è in un ex-parcheggio. Nella stessa Langenthal, in ciò che resta
di una fabbrica di vernici.
Tollerati finché invisibili. La proposta dell'Unione democratica di centro non ha scosso solo la comunità
musulmana. Se Adel Méjri, presidente dell'Associazione dei musulmani di Svizzera,
ha riferito che "tali iniziative bloccano il dialogo tra le comunità", sia la
Chiesa cattolica che quella protestante hanno dichiarato il loro sostegno alla
comunità musulmana, sostenendo che è lo stesso diritto alla libertà di culto a
consentire la costruzione di minareti. Significativo è stato l'intervento del
vescovo di Basilea, Kurt Koch, intervistato dalla 'Nzz am Sonntag': "Per un musulmano
- ha detto Koch - il minareto è un segno di identità. Provate a dire ai cattolici
che una chiesa deve fare a meno di una torre o di un campanile". Ci sono solo
due minareti in Svizzera, a Zurigo e a Ginevra. Nessuno dei due può essere utilizzato
per chiamare i fedeli alla preghiera. Nell'attesa che qualche autorità municipale
crei un precedente (permessi per l'edificazione di minareti sono stati chiesti
a Wil, nel Canton San Gallo, e a Wangen, nel Canton Soletta), i musulmani continueranno
a celebrare il loro culto in edifici dismessi, consci di essere tollerati fino
a quando rimarranno invisibili.
Luca Galassi