25/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ponte aereo di Washington per rifornire di armi l'esercito libanese
scritto per noi da
Amer Doha
 
È arrivato in Libano, il 24 maggio scorso,, il primo aereo militare statunitense proveniente dal Kuwait carico di munizioni, seguito da altri due aerei provenienti dall’Egitto.
Questi velivoli fanno parte del 'ponte aereo' allestito tempestivamente dagli Usa per fornire aiuti militari all’esercito libanese.

il segretario di stato usa condoleezza rice e il primo ministro libanese fouad sinioraCoinvolgimento Usa.
Secondo fonti statunitensi, altri aerei arriveranno nei prossimi giorni, provenienti da nazioni “amiche”, nelle quali sono situati dei depositi di armi dell’esercito Usa contenenti munizioni del tipo richiesto dall’esercito libanese. La decisione di spedire questi “aiuti” con degli aeri militari al posto di affittare velivoli commerciali civili deriva dall’urgenza della richiesta libanese, un’urgenza che ha spinto i responsabili americani a cercare le munizioni anche nei depositi di altri eserciti di stati alleati nel mondo arabo.
Secondo la fonte Usa, l’esercito libanese avrebbe chiesto munizioni per i carri armati sostenendo che, in ogni modo, questi non fanno parte della lista di aiuti militari destinati dall’amministrazione Bush al Libano. Si ricorda che questi aiuti rientrano nell’ambito del finanziamento della missione statunitense in Iraq.
L’esercito libanese avrebbe chiesto, oltre alle munizioni, visori notturni dal momento che alcuni guerriglieri di Fatah al Islam ne avevano alcuni a disposizione. L’amministrazione di Washington aveva chiesto al Congresso l’approvazione di un decreto per fornire aiuti militari al Libano del valore di 280 milioni di dollari, di cui 220 milioni per l’esercito e 60 milioni alle forze di sicurezza.
Alla luce degli ultimi sviluppi sulla piazza libanese, sono stati espressi attestati di solidarietà da parte di esponenti della politica statunitense al governo libanese e una richiesta da parte dell’amministrazione Bush al presidente palestinese Abu Mazen di chiedere alle fazioni presenti in Libano di non intervenire nel conflitto armato, e di isolare l’organizzazione Fatah al Islam.

un reparto dell'esercito libaneseDalla parte di Siniora. Negli ultimi giorni si sono levate dal Congresso Usa molti voci che chiedevano al governo statunitense di fornire un aiuto sostanziale all'esecutivo guidato da Fouad Siniora, sia dal punto di vista militare che politico. Il senatore democratico Joseph Bayden ha chiesto esplicitamente al governo di dare un aiuto al Libano nella sua battaglia contro il terrorismo, e contro un’organizzazione che cerca di minare le fondamenta del paese. Bayden, inoltre, aveva chiesto di organizzare un ponte aereo per trasportare armi e munizioni all’esercito libanese, aggiungendo che un gesto del genere reca un messaggio di solidarietà al popolo libanese in questo periodo difficile. Bayden ha osservato che dopo due anni dalla “rivoluzione dei cedri”, l’amministrazione Bush non è riuscita a fornire un supporto militare adeguato al Libano, “mentre i suoi vicini (Siria ed Iran) continuano a foraggiare ed armare organizzazioni terroristiche”. Il deputato repubblicano Vito Fossella ha inviato una lettera al segretario di stato Usa Condoleezza Rice, chiedendo di fornire aiuto al Libano e di non lasciarlo solo nella battaglia, perché la situazione attuale potrebbe portare alla caduta del governo Siniora.
Da parte sua, la Rice ha accusato Fatah al Islam di aver violato la tregua concordata con il governo. In un incontro con il ministro degli esteri australiano, la Rice ha espresso il suo auspicio che il governo libanese affronti nel modo appropriato quella che definisce una banda di terroristi, affermando che “…questa banda di criminali è un altro esempio di terroristi nel Medio Oriente che cercano di minare la stabilità dei governi democratici”. Il Segretario di Stato Usa ha aggiunto inoltre che il governo libanese sta cercando di fare la cosa più giusta per proteggere i suoi cittadini dai terroristi che minacciano la stabilità e la pace nel paese.