25/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo quelli afgani, anche i contadini iracheni cercano di sconfiggere la fame coltivando papaveri da oppio
“Nel sud dell'Iraq, per la prima volta, i contadini hanno iniziato a coltivare nei loro campi papaveri da oppio. Lungo l'Eufrate, a ovest della città di Diwaniya, a sud di Baghdad, i coltivatori di riso, per il quale la zona è famosa, hanno smesso di coltivarlo, e stanno invece piantando papaveri”.
Lo racconta Patrick Cockburn, il corrispondente da Baghdad del quotidiano britannico The Independent.

papavero da oppioMercato di morte. Lo scenario è di quelli inquietanti, visto e considerato quello che il papavero da oppio è diventato per il martoriato Afghanistan: un giro d'affari miliardario che, dopo la trasformazione in eroina, invade i mercati mondiali, generando altro denaro che spesso viene utilizzato, e non solo in Afghanistan, per finanziare una guerra permanente. Al punto che non si capisce più quanto sia il controllo della produzione del papavero da oppio a generare la guerra, o la stessa guerra a finanziarsi dal traffico di eroina. Questo è dunque il destino anche dell'Iraq? “Il passaggio alla coltivazione di oppio è ancora nella fase iniziale”, spiega Cockburn, “ma c'è ben poco che il governo possa fare, perchè milizie sciite rivali e i loro referenti nelle forze di sicurezza controllano Diwaniya e la zona circostante”. Anche sulla verifica della notizia, come spiega lo stesso giornalista, bisogna andar cauti, visto che “per i giornalisti stranieri è troppo pericoloso visitare Diwaniya, ma il fatto che la coltivazione è cominciata è confermato da due studenti del posto e da una fonte di Bassora che conosce bene il traffico di droga in Iraq”.

Ipotesi credibile. Una parziale conferma in questo senso, secondo Cockburn, arriverebbe dal fatto che “negli ultimi dieci giorni c'è stato un improvviso aumento della violenza a Diwaniya e dintorni, e in particolare il 16 maggio scorso è scoppiata una battaglia tra i miliziani dell'Esercito del Mahdi, fedeli a Moqtada al-Sadr, e quelli dello Sciri”. Tutti sciiti, ma che secondo il giornalista si contenderebbero il mercato redditizio, anche se ancora alle prime armi, del papavero da oppio.
Secondo Cockburn, l'ipotesi è credibile perché da un lato “è probabile che molti contadini iracheni impoveriti scelgano il nuovo raccolto, molto più redditizio”, e dall'altro lato “le bande che finanziano la coltivazione sono ben attrezzate e organizzate, con buoni veicoli e armi”.
Un traffico di stupefacenti in Iraq è sempre esistito, in quanto l'asse strategico che porta l'oppio dall'Afghanistan all'Europa passa da Iran e Iraq. Quello che non si era mai visto invece è la produzione, nonostante un territorio ben irrigato e caldo. Tanto che il papavero da oppio, come racconta lo stesso Cockburn, “veniva coltivato nella zona già nel 3400 a.c., ed era noto ai sumeri come Hul Gil, la pianta della gioia”. Suscitando forse, negli iracheni, l'amara considerazione che la guerra cominciata nel 2003 per portargli un futuro differente, abbia finito per condurli indietro nel tempo.

Ch.E.
Parole chiave: christian elia, iraq, papavero da oppio, eroina, sciiti
Categoria: Guerra, Economia
Luogo: Iraq