Dopo quelli afgani, anche i contadini iracheni cercano di sconfiggere la fame coltivando papaveri da oppio
“Nel
sud dell'Iraq, per la prima volta, i contadini hanno iniziato a
coltivare nei loro campi papaveri da oppio. Lungo l'Eufrate, a ovest
della città di Diwaniya, a sud di Baghdad, i coltivatori di
riso, per il quale la zona è famosa, hanno smesso di
coltivarlo, e stanno invece piantando papaveri”.
Lo
racconta Patrick Cockburn, il corrispondente da Baghdad del
quotidiano britannico
The Independent.
Mercato di morte.
Lo scenario è di quelli inquietanti, visto e considerato
quello che il papavero da oppio è diventato per il martoriato
Afghanistan: un giro d'affari miliardario che, dopo la trasformazione
in eroina, invade i mercati mondiali, generando altro denaro che
spesso viene utilizzato, e non solo in Afghanistan, per finanziare
una guerra permanente. Al punto che non si capisce più quanto
sia il controllo della produzione del papavero da oppio a generare
la guerra, o la stessa guerra a finanziarsi dal traffico di eroina.
Questo è dunque il destino anche dell'Iraq? “Il passaggio
alla coltivazione di oppio è ancora nella fase iniziale”,
spiega Cockburn, “ma c'è ben poco che il governo possa fare,
perchè milizie sciite rivali e i loro referenti nelle forze di
sicurezza controllano Diwaniya e la zona circostante”. Anche sulla
verifica della notizia, come spiega lo stesso giornalista, bisogna
andar cauti, visto che “per i giornalisti stranieri è troppo
pericoloso visitare Diwaniya, ma il fatto che la coltivazione è
cominciata è confermato da due studenti del posto e da una
fonte di Bassora che conosce bene il traffico di droga in Iraq”.
Ipotesi credibile. Una
parziale conferma in questo senso, secondo Cockburn, arriverebbe dal
fatto che “negli ultimi dieci giorni c'è stato un improvviso
aumento della violenza a Diwaniya e dintorni, e in particolare il 16
maggio scorso è scoppiata una battaglia tra i miliziani
dell'Esercito del Mahdi, fedeli a Moqtada al-Sadr, e quelli dello
Sciri”. Tutti sciiti, ma che secondo il giornalista si
contenderebbero il mercato redditizio, anche se ancora alle prime
armi, del papavero da oppio.
Secondo Cockburn,
l'ipotesi è credibile perché da un lato “è
probabile che molti contadini iracheni impoveriti scelgano il nuovo
raccolto, molto più redditizio”, e dall'altro lato “le
bande che finanziano la coltivazione sono ben attrezzate e
organizzate, con buoni veicoli e armi”.
Un traffico di
stupefacenti in Iraq è sempre esistito, in quanto l'asse
strategico che porta l'oppio dall'Afghanistan all'Europa passa da
Iran e Iraq. Quello che non si era mai visto invece è la
produzione, nonostante un territorio ben irrigato e caldo. Tanto che
il papavero da oppio, come racconta lo stesso Cockburn, “veniva
coltivato nella zona già nel 3400 a.c., ed era noto ai sumeri
come Hul Gil, la pianta della gioia”. Suscitando forse, negli
iracheni, l'amara considerazione che la guerra cominciata nel 2003
per portargli un futuro differente, abbia finito per condurli
indietro nel tempo.
Ch.E.