Caso Betancourt, le Farc tendono la mano alla Francia e Uribe stupisce con un annuncio a sorpresa
Caso Betancourt, le Farc tendono la
mano alla Francia di Nicolas Sarkozy e Uribe stupisce con un annuncio
a sorpresa. “Le sue raccomandazioni saranno decisivo nel riuscire a
far tornare a casa doña Ingrid e gli altri ostaggi
scambiabili”, parola di Raul Reyes, il portavoce delle Forze armate
rivoluzionarie della Colombia, che in un'intervista lampo rilasciata
all'agenzia di stampa locale Anncol, ha parlato del ruolo che il
nuovo capo di stato d'oltralpe potrà svolgere nelle trattative
per il rilascio della franco-colombiana, prigioniera delle Farc dal 22
febbraio 2002.
Nemico dello scambio. “Noi delle Farc ribadiamo nuovamente al presidente Nicolas
Sarkozy e al popolo francese – ha precisato Reyes – il nostro
indeclinabile impegno a cercare di realizzare uno scambio di
prigionieri, per il quale è assolutamente indispensabile
contare sulla garanzia di avere i municipi di Florida e Pradera
liberi dalla forza pubblica. Un suo impegno in questo senso sarà
cruciale”. Quindi un riferimento diretto ad Alvaro Uribe, il capo di stato colombiano
che finora ha sempre posto i bastoni fra le ruote a
ogni accordo con le Farc: “Signor presidente, sappia che né
le bugie, né le infamie, né gli improperi di Alvaro
Uribe, nemico acerrimo dello scambio, cambieranno i fini di una
organizzazione rivoluzionaria con alle spalle 43 anni di battaglia per la nuova
Colombia, la grande patria e il socialismo”.
A braccia aperte. I guerriglieri, dunque, tornano a battere sul tasto
dell'interscambio umanitario, sottolineando la loro disponibilità
a incontrare quei paesi europei che anche nel 2005 si erano impegnati
attivamente affinché le due parti trovassero un accordo e lo
rendessero possibile. “Da parte nostra – precisa Reyes - esiste
una volontà totale di incontrare gli emissari dei governi di
Francia, Svizzera e Spagna, incontri che si realizzeranno non appena
disporremo delle condizioni favorevoli per riceverli.
La priorità di Sarkò. Un messaggio, questo, che arriva dopo un botta e risposta fra
Parigi e Bogotá, esemplare della posizione ferma imposta da
Sarkozy e dal ministro degli Esteri Bernard Kouchner sulla vicenda
Betancourt. All'iniziativa presa sabato scorso da Uribe di riportare
a casa con la forza la franco-colombiana, Quai d'Orsay ha reagito con
un immediato “no”, dietro il quale si sono schierati anche i
familiari della ex candidata alla presidenza della Colombia. La
figlia, Melanie, il figlio, Lorenzo, e il loro padre, reduci da
un incontro all'Eliseo col neo presidente, hanno reagito con stizza e
rabbia all'ennesima sparata di Uribe. Un blitz sarebbe molto
pericoloso per l'incolumità degli ostaggi e non darebbe
nessuna garanzia del risultato.
Le reazioni. “Mi sembra comprensibile che le Farc si mostrino favorevoli
(alle negoziazioni ndr) e si dicano disposte a parlare con l'inviato
francese per fare avanzare questa iniziativa”, ha spiegato il
ministro degli Esteri colombiano Fernando Araujo, durante una
conferenza stampa. Poi, allineandosi a quanto dichiarato da Uribe a
proposito di un'azione militare per liberare gli ostaggi ha detto:
“Qui, non si faranno i giochetti con i banditi delle Farc, qui, non
ci saranno zone smilitarizzate”.
Per l'esponente del comitato in favore di Ingrid Betancourt, Hervé
Marro, ascoltato da Le Monde, il messaggio delle Farc è
relativamente positivo e “logico”, dato che la Francia sta
mostrando “tutta la sua determinazione”. Secondo Marro, occorre
credere a questa mano tesa dei guerriglieri a Sarkozy: “La
guerriglia vede che Sarkozy ha preso il dossier in mano e conta di
risolverlo positivamente. Le Farc non hanno nessun interesse a
continuare a passare per boia inumani, ne va della loro credibilità,
che è già ben compromessa”.
Mossa strategica. In tutta risposta, ecco che arriva l'annuncio a sorpresa di Uribe:
“Per ragioni superiori di convenienza dello Stato, prima del 7
giugno libererò parzialmente o totalmente'' i guerriglieri
delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) prigionieri
nelle carceri colombiane. A riferirlo Radio Caracol. Senza meglio
specificare, ha precisato che è ''un primo passo verso un
eventuale scambio umanitario”.