Nuovo atto di forza di Yushenko, che chiama sotto il suo comando le forze speciali
Prova di forza. L'Ucraina sta entrando in una nuova, pericolosa fase di crisi. Dopo aver licenziato
il procuratore generale Svyatoslav Piskun, il presidente Viktor Yuschenko ha emesso
un decreto che ordina il trasferimento sotto il suo comando di 40 mila uomini
delle forze speciali a causa di presunte 'minacce alla sicurezza nazionale'. Al
momento, i comandi della polizia, dipendenti dal ministero dell'Interno, non si
sono ancora pronunciati sul decreto, definito 'incostituzionale' dal rivale di
Yushchenko, il premier Viktor Yanukovich. Il ministro degli Interni Vassili Tzushko
ha invece dato ordine alle truppe di obbedire esclusivamente alle disposizioni
del dicastero.
"Evitare tragici sviluppi". Nell'ennesimo tiro alla fune istituzionale tra le due massime cariche dello
Stato, l'appello alla mobilitazione delle truppe speciali rappresenta il pericoloso
culmine di una tensione che, a partire dalla decisione di Yushchenko di sciogliere
il Parlamento e indire nuove elezioni il 2 aprile scorso, è andata montando di
giorno in giorno, trasformandosi sempre di più in un confronto tra le strutture
forti dello Stato, fedeli all'uno o all'altro dei contendenti. Rimane da stabilire,
qualora la situazione dovesse degenerare, con chi si schiererebbero i comandi
militari. Mentre la polizia è pronta ad obbedire al presidente, secondo quanto
riferito dal portavoce del presidente, il ministero della Difesa si è dichiarato
intenzionato a "portare avanti operazioni anti-terroriste sul territorio del Paese,
Kiev inclusa". Il presidente della Rada Aleksandr Moroz, che fa parte della coalizione
di governo dopo il suo abbandono, l'estate scorsa, dello schieramento arancione,
ha chiesto una mediazione internazionale "per non permettere uno sviluppo tragico
degli eventi".
Pronti a scendere di nuovo in piazza. Dalle vicende della rivoluzione arancione del 2004, che portarono all'elezione
di Yuschenko a presidente e alla successiva formazione di un governo guidato da
Yanukovich, l'Ucraina è lacerata da un estenuante conflitto istituzionale e divisa
tra la tradizionale fedeltà alla Russia e l'allettante richiamo dell'Unione Europea.
Gli eventi più recenti hanno visto ieri l'ennesimo atto di forza del presidente,
che dopo la volontà di indire nuove elezioni a causa della lenta erosione della
maggioranza parlamentare da parte di Yanukovich, avrebbe licenziato il procuratore
Piskun perchè si era rifiutato di incriminare tre giudici della Corte costituzionale,
anche loro allontanati dall'incarico dal presidente. Mentre l'ufficio del procuratore
generale è presidiato dalle truppe antisommossa, gli ucraini fedeli a Yanukovich
già annunciano cortei di protesta.