26/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Si vota in Siria per ri-eleggere il presidente: risultato certo con due invitati a sorpresa
Domenica 27 in Siria va in scena il referendum per l'elezione del presidente, o meglio, per la ri-elezione di Bashar Assad. Il risultato della consultazione, infatti, è praticamente certo, visto che si tratta di un referendum in cui i cittadini dovranno esprimersi a favore o contro l'elezione del candidato proposto dal partito Baath, al potere ininterrottamente dal 1973.

Una maglietta in sostegno di AssadCandidati a sorpresa. La scorsa elezione, nel 2000, il presidente Bashar Assad venne eletto con oltre il 97 percento dei voti, una performance degna di un regime, ottenuta allora forzando le leggi che gli avrebbero impedito di candidarsi per via della sua giovane età. Questa volta però, almeno sulla carta, il presidente potrebbe avere degli avversari. Nei giorni scorsi alcuni noti dissidenti e oppositori hanno annunciato di aver proposto la loro candidatura alla presidenza. Sono Abdullah Khalil, un famoso avvocato di Raqqa, e Moumen Kwefatyeh, ambasciatore siriano in Yemen. Abdullah Khalil, membro del Syrian Human Rights Committeee, ha inoltrato la domanda di partecipazione ma dichiara di nutrire poche speranze che venga accettata. L'accettazione delle candidature è prerogativa del Comando Regionale del Partito Baath, un organismo diretto dallo stesso presidente. Da quando ha proposto la sua candidatura, racconta l'avvocato Khalil, “i miei clienti hanno rifiutato di apparire con me in tribunale e altri colleghi hanno smesso di parlarmi in pubblico”.

Striscioni in sostegno di AssadRiforme urgenti. Il referendum insomma è una pratica di facciata, che permise al padre di Bashar, Hafez, di essere rieletto per 5 mandati di fila. Abdullah Kalil sa di non avere speranza, ma ha spiegato che la sua candidatura non è solo simbolica. Ha un programma elettorale completo e se verrà ammesso alla competizione, lo pubblicherà. Se invece non verrà ammesso, si appellerà alla Corte Costituzionale. I candidati a sorpresa si sono infatti approfittati di una legge siriana che assicura “a ogni cittadino il diritto di concorrere alla presidenza”. “Aprire la scena anche a personalità sganciate dal Baath aiuterà il paese a fronteggiare le pressioni e legittimerà il regime -ha dichiarato l'avvocato Khalil-. Se vincerà, Bashar diventerà un presidente legittimo, ma se vincessi io trasformerei il sistema attuale in uno multi-partitico, in cui anche i Baathisti non verranno discriminati”. In questo clima di campagna elettorale anche altri dissidenti hanno fatto sentire la propria voce, come Abdel Halim Khaddam, ex esponente del Baath in esilio a Parigi, che ha tuonato: ”Assad sta a capo di una mafia che ha impoverito il paese. Un regime corrotto che nega le libertà civili. Serve una svolta democratica”. Anche Riad al Turk, detenuto politico per 17 anni, ha voluto ammonire il presidente: “Un terremoto potrebbe essere evitato se Bashar sceglierà la via della riconciliazione, della democrazia e della lotta alla corruzione -ha detto-.Potrebbe succedere, ma non ci spererei”

L'amato presidente. Nonostante le molte critiche al regime, ieri trecentomila siriani sono scesi in piazza, a Damasco, per manifestare a sostegno del presidente, sventolando le bandiere del partito Baath e cartelloni con scritto “Ti amiamo”, “Sì allo sviluppo”, “Sì alla sicurezza”. Slogan che curiosamente riflettono quelli usati nella campagna elettorale del presidente. Normalmente in Siria, l'immagine del presidente campeggia fiera per le strade, nei negozi e in ogni luogo pubblico, ma lunedì scorso la capitale siriana si è svegliata tappezzata di migliaia di nuove immagini di Bashar Al Assad accompagnate da due motti: "Sono con voi" e " Vi amo". Nonostante le molte critiche e l'abnorme numero di prigionieri politici in Siria, Assad sa di poter contare sull'argomento della coesione di fronte al nemico straniero, un pericolo che gli consente di mantenere le leggi d'emergenza e di perseguitare qualunque forma di opposizione.
 

Naoki Tomasini

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